main index Click here for helicopters La mia tesi di laurea Linux pages A distanza di anni c'è ancora qualche incallito fan Apple che mi scrive a proposito della mia delusione per il Powerbook... Ecco una delle ultime risposte che ho dato.

Per me il passaggio al Mac fu esattamente come l'ho descritto in quella pagina. La vera festa fu quando ricompilai praticamente senza modifiche i miei software in C++ (che continuano oggi a girare sul Mac).

Purtroppo, però, l'entusiasmo è durato molto meno di quella pagina che hai letto: se hai scartabellato tra le altre, avrai infatti scoperto che sono stato profondamente deluso dalla Apple.

Il mio Powerbook, pagato 2899,98 euro ad aprile 2005 (incluso l'Apple Bluetooth Mouse monotasto) ha cominciato a presentare un cumulo di fastidiosi difetti hardware (il caso più clamoroso è quello dello schermo, ma non posso trascurare il bluetooth a singhiozzo, la tastiera meno resistente della ricotta, il superdrive rincitrullito dopo neanche una sessantina di CD masterizzati, le casse audio "mute"... al momento non ricordo il resto), e a mie spese ho scoperto che la Apple dà solo 12 mesi di garanzia alle aziende (e il Powerbook era parte del pagamento che ho ricevuto dall'azienda dove lavoravo all'epoca, per cui non avevo diritto al secondo anno di garanzia).

Tutti i Powerbook 17" con schermo difettoso erano usciti dalla stessa fabbrica (la "W8" di Shanghai: ebbene sì, il mio Powerbook da quasi tremila euro è una carabattola cinese "designed in California, assembled in China"). Ma la Apple si è sempre rifiutata di ammettere il problema, addirittura censurando sui propri forum ogni discussione che vi facesse riferimento (cfr. Powerbook 17'' lines problems e altri siti che documentano abbondantemente la cosa).

Risultato finale? Uso ancora il mio Powerbook, però:


Poi, io ho avuto il mio Mac a fine aprile 2005: e poco più di un mese dopo la Apple chiudeva l'era dei PowerPC passando agli Intel (con almeno due anni di problemi e rogne: surriscaldamenti, spegnimenti improvvisi, ventole impazzite, tastiere ingiallite...), e quell'annuncio immediatamente rendeva obsoleta la tecnologia che pure tuttora sto utilizzando.

Insomma, la Apple era una cosa seria quando aveva come obbiettivo la soddisfazione del cliente.

Poi, la Apple è diventata una società per azioni. E allora l'obbiettivo non è più il cliente, ma l'azionista.

Questo spiega come mai la Apple spinga l'acceleratore sul sensazionalismo, sull'estetica, sulle prestazioni, ma non più sulla perfezione che la caratterizzava una volta.

E questo spiega anche certi mirabolanti limiti di ogni mirabolante prodotto. È il caso, per esempio, dell'iPhone 3G: tanta potenza, tanta tecnologia e... e poi non è capace di condividere la sua connessione internet con un computer.


Apple, che tragica delusione!

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