continua (next page) main index Carissimi, vi parlo stavolta di altri clienti della megaditta. Come al solito... TUTTO VERO!

Squillo di telefono. Rispondo io. Mi dice la voce all'altro capo della linea: "Sono il dottor XXX XXX, c'è XXX in sala hardware?". Glielo passo sull'altro telefono, e poi riattacco. Vado in sala hardware e sento il resto della frase pronunciata da XXX: "...XXX guelieri, quel XXX di XXX, ma chi è quel XXX che te l'ha passato?". A questo punto intervengo io a dire "niente XXX, è solo la vendetta per quel piatto di «àglieuóglio» della settimana scorsa!".

Some of the people asking hardware and software from the company where I worked.

Orbene dovete sapere che il dottor XXX aveva una barca, e che io e XXXino (così veniva chiamato dal XXX più odiato della megaditta) eravamo stati sulla suddetta barca in megamissione per conto della megaditta, in data - udite udite - 14 agosto! Ma si può un giorno prima di Ferragosto concedersi sia pure su una barca e in costume in direzione di XXX, una giornata di lavoro? ;-) Sì: per il megadirettore megagalattico era un'ottima occasione per divertirsi e guadagnare qualche liretta... infatti a lui poco gliene fregava che per noi le vacanze sono SACRE!

Ferrovie dello Stato Orbene stemmo nel porto di XXX sulla barca ormeggiata fino a verso le undici a montare le apparecchiature (controllo velocità, controllo timone, etc etc): in pratica tutto dipendeva da un PC-Folio della Atari (un minuscolo PC portatile) che riusciva a displayare un po' di roba sullo status della barca, e niente di più. In un groviglio di fili praticamente fantozziano, il dottor XXX pareva il ragionier Barambani, e a me e a XXX mancava solo la maglietta "IL BRACCIANTE" e poi potevo pure provare il tasto della tromba da diciottomila megasuoni.

Verso le undici si parte per un giro di prova, così la megabarca in movimento finalmente visualizzerà sullo schermo del PC-Folio qualche numeretto e qualche grafico e finalmente vedremo il mio programma e l'elettronica di XXX all'opera.

TRAGICAMENTE la megabarca era tanto pesante quanto lenta: un barcone a vela con un motore praticamente risibile, da usare solo quando non c'è vento. Con tutta la buona volontà non riuscimmo neanche ad arrivare a XXX per l'una e mezza, e ci fermammo poco prima per farci un bagnetto (con una fame da lupi, cioè "con una LOPA mai vista"). Durante tutto questo tempo le apparecchiature non iniziavano mai a funzionare, io sono stato sempre a tarare e ri-tarare i parametri di input e non riuscivo a capire perché... mentre il XXX teneva il timone e si atteggiava a mister universo con non si sa chi.

Ad un certo punto verso ora di pranzo mi vennero i crampi alle dita (capirete, abituato ad una 102 tasti larga mezzo metro, e stavo lì da tre ore a operare con una tastierina di undici centimetri), comincio a tartassarli per ottenere un tester. Poi li faccio rallentare e accelerare col motore, e finalmente scopro l'assurda, tragica, disperata verità: i convertitori analogico/digitali erano totalmente sballati! Infatti mi restituivano valori incredibili: bastava tarare ed era tutto a posto, ma dopo meno di un minuto era già di nuovo tutto starato! A questo punto il destino punì XXX per essersi "sparato le pose" fino ad un momento prima, gli lasciai il programma con la taratura originale e cominciò lui ad imprecare in bergamasco, ladino ed un ancora poco noto dialetto valtellinese. Il bagno fu l'ora di tregua, poi ci fu la pappa, poi iniziammo il rientro perché altrimenti chissà che ora si sarebbe fatta. Durante tutto il rientro le pose me le sparai io, al timone, mentre XXX veniva abbondantemente punito dal destino per essersele sparate lui di mattina, perduto tra un ammasso di fili quasi incandescenti per il sole cocente e che cominciava a ripetere la mitica frase "ma qui siamo su una barca, non esiste un'unica presa a massa, qui abbiamo un mucchio di masse diverse, qui non possiamo usare questi convertitori analogico/digitali...". Infatti XXX continuò per molto tempo, a tratti, ad inventarsi cose assurde per far funzionare quel maledetto macchinario a XXX, mentre io, finito il mio compito, potei tranquillamente squagliarmela e guardare XXX soffrire - che è uno dei miei sport preferiti.

Clicca qui per il... Capobanda!!! Ma facciamo un balzo iperspaziale, e torniamo un po' più indietro nel tempo. Dovete sapere che una volta XXX mi fece sviluppare un software su Organiser, la calcolatrice programmabile usata per molte nostre applicazioni a causa dell'ottima reperibilità di attrezzature relative ai codici a barre (penna ottica, lettore di badge magnetici, etc) e del basso costo e facile programmazione. Il megaboss mi disse "Questo lavoretto è simile a quello che organizzò XXX tempo fa; allora ci mettesti una settimana ed andò tutto bene e non si sono mai lagnati" (infatti i tizi non si sono a tutt'oggi lagnati neppure una volta: niente bugs, niente problemi, niente di niente! O sono una massa di informatici provetti, quelli di quel magazzino, o non l'hanno usato più, oppure più semplicemente ho avuto un discreto XXX ;-).

Ebbene stavolta, per i tizi di XXX, ci volle una settimana piena, perché c'era del lavoro anche per Paolino il secchino. Andammo lì a consegnare il software, ed il tizio ci accolse con una faccia per dire "ma bene, vediamo cosa avete combinato, ora vi rispedisco a casa e vi faccio modificare minimo tre quarti del programma a testa". Infatti, anche se non lo disse, andò proprio così.

Il bello (per voi ma non per noi) era che di volta in volta il software con cui dovevamo interagire veniva modificato e aggiornato, ed in pratica il mio programma non funzionava mai (e ci credo, se ogni volta modificano tutto, a cominciare dai tasti per fare le scelte nei menù è normale!).

In pratica tornai a XXX tipo una decina di volte nell'arco di sei mesi, ogni volta a tappare un buco, ogni volta a mettere una pezza, ogni volta ad aggiornargli la situazione e rispiegargli tutte le nuove procedure di carico e scarico dati. Vabbè, direte voi, la megaditta paga, e noi modifichiamo. Invece NO! È molto più tragica. Il cliente vi XXX, il cliente vi rompe le scatole, il cliente vi telefona perfino a casa per dirvi che il programma non funziona e chiedere quando ci andrete e/o cosa possono fare per rimediare, senza fregarsene che domattina è Pasqua o festività ancora più famosa.

Ogni volta sono andato a XXX con una persona diversa: ora cor Paolino (sì, ho detto "cor", congiunzione, ancora non l'avevi capito?), ora con la XXX, ora con quell'ingegnere XXX fresco laureato di cui non ricordo mai il nome e che evidentemente mi sono dimenticato di presentarvi - provvederò in un prossimo messaggio - vi basti sapere che in sei mesi siamo andati insieme praticamente dappertutto, e che alla fine lui se ne è andato col solito esaurimento nervoso - e ci credo, malgrado fosse laureato gli facevano fare di tutto, persino il facchino, ad una paga da studentello diplomato, "tanto è giovane, ha poca esperienza, deve XXX" diceva il megadirettore megagalattico con un'aria da odiosissimo "nonno da caserma" (attenzione: queste potrebbero essere soltanto basse insinuazioni dei suoi colleghi!).

Ci furono sei mesi di pausa, poi ricominciò il tormentone. Il programma finale è stato consegnato, in versione 1.6 (versione principale più sei megapezze) a febbraio 199X, con la caldissima raccomandazione di non modificare assolutamente il programma host altrimenti ci sarebbero stati "grossi problemi" (per me, s'intende, ma questo non gliel'ho detto, altrimenti avrebbero ripetuto la litania del XXX: "beh, noi siamo il cliente, il cliente chiede una modifica, il cliente paga, la ditta esegue la modifica... allora, ci vediamo lunedì mattina?" AAAAAAAARGH!).

L'isoletta di Nisida L'ultima volta che sono stato lì a XXX, io e il megacliente abbiamo avuto una discussione del tipo: "...come mai Paolo XXX non è più venuto qui?" (gli è venuto un esaurimento nervoso ed ora lavora in una megaditta di citofoni!) "...come mai la dottoressa XXX non è più venuta qui?" (le stava per venire un esaurimento nervoso ed ora lavora come centralinista alla XXX!) "...come mai quell'ingegnere XXX non è più venuto qui?" (gli è venuto un esaurimento nervoso ed ora non ho la più pallida idea di dove sta lavorando! Certo è che è stato quattro anni in XXX dove ha lavorato come aiuto pizzaiolo! ;-).

Una volta io e il tipo XXX fummo spediti ad XXX per una megamissione di rappresentanza, quelle in cui non si combina niente per un'intera giornata, si va in giacca e cravatta, si fa sempre una bella figura col cliente e soprattutto non si torna stanchissimi a casa. Il megaboss però non ce lo disse, altrimenti non ci saremmo "fatti le ossa", e piuttosto assegnò dei compiti ben precisi a me e al giovane ingegnere in questione: io in particolare dovevo tenere un corso su un diabolico arnese per il riconoscimento vocale ai tizi (io, universitario e allora con quattro esamini scarsi, tenere un corso a una dozzina di LORO, per la maggior parte usciti proprio dalla mia stessa università magari con 110 e lode? sgurgle, mi dissi, stavolta mi sparo le pose fino a sentirmi male). A causa di numerosi contrattempi partimmo in ultra-ritardo - e meno male che l'appuntamento ad XXX era verso le 10:30 - ed arrivammo quasi ad ora di pranzo. I "loro" in questione se l'erano svignata alla grande (a mangiare, in permesso, a casa, in ferie, boh?), erano rimasti solo due tizi che mi fecero la prima domanda: "producete voi questo riconoscitore vocale?" e quando risposi "no, lo produce una ditta tedesca del gruppo XXX" loro andarono per un attimo in trance e fecero delle facce tipo "sono Superman, e per voi cattivoni è finita!". In seguito capii che pure loro erano gruppo XXX e che si sarebbero sparati tre mesi di pose a testa se fossero riusciti a portare in porto un'affare simile: realizzare una commessa per una ditta del loro gruppo usando apparecchiature di un'altra ditta del loro gruppo.

Tragicamente con le (due o tre) domande che seguirono, il loro entusiasmo andò in picchiata: l'arnese era sì potente e funzionale, ma costava troppo (XXX milioni per un riconoscitore vocale è una bella mazzata) e non rispecchiava le caratteristiche fantascientifiche che loro avevano magicamente immaginato di trovare, quindi il mio "corso" finì in meno di dieci minuti e loro risposero con il classico "benissimo, dica all'XXX che vi faremo sapere", che tradotto in italiano significa "beh, stai ancora qui? ma va' XXX, ci hai fatto perdere tempo, e noi che pensavamo che tu fossi Babbo Natale a portarci i regali per farci stare felici e contenti per un bel pezzo!".

Andando a mangiare finalmente seppi per certo che alcuni di loro erano freschi laureati all'università di XXX ed avevano preso il posto lì, e che stavano crepando d'invidia nel vedere uno studentello che ancora non aveva preso Analisi 1 a guadagnarsi una barca di soldi più di loro andando a spararsi le pose sul loro posto di lavoro per conto di una megaditta lontana centinaia di chilometri... ;-) [come godo]. Poi, a tavola, nella mensa del megacliente, i due tizi venuti con noi ci fecero un paio di domande ben esplicite sui nostri progetti per il futuro, e se quei laureati avessero sentito, avrebbero visto la loro sedia tremare e il loro cuore andare in tachicardia prima e aritmia poi... ;-) ...tutta la gente che entra con le megaraccomandazioni prima o poi fa 'sta brutta fine ;-), solo io non la faccio mai perché io sono un mostro, un genio, un mago, un BATMAN!

Nel pomeriggio c'era la megamissione del tipo XXX: ci mise una vita a scambiare pochi schemi elettrici e poche informazioni, in pratica fece di tutto pur di perdere tempo e farne perdere agli altri, dopotutto era rimasto bruciato dal fatto che io me l'ero cavata in dieci minuti: lui pensava sicuramente "un pischelletto se la cava in dieci minuti, ma io sono un INGEGNERE e perciò DEVO perdere tempo!". Nel tardo pomeriggio finalmente ci cacciarono fuori (con gentilezza, ma lo fecero); riuscimmo però a convincerli a farci visitare lo stabilimento e la produzione e perdemmo un'altra ora buona a girare lì intorno come due bambini in un supermercato di giocattoli (XXX, quanta roba c'era!) e a spararci le pose con gli operai che faticavano come ciucci e noi lì a fare i professionisti dell'informatica che non si sporcano mai le mani... ;-)

Alla fine al rientro non c'era traffico per cui io dissi "guida piano, perché altrimenti arriviamo prima delle sei" (cioè ancora in orario di lavoro) "e il megadirettore megagalattico ereditario ci fa perdere chissà quanto altro tempo". Infatti arrivammo alle sei meno cinque e perdemmo un'ora buona a dettagliare il megaboss sull'appena conclusa megamissione. Fossimo arrivati dieci minuti più tardi, avremmo potuto rimandare al giorno dopo... mannaggióffuóco, un'altra ora di straordinario gratuito regalato alla megaditta (da me perché sono consulente esterno pagato a giornate, indipendentemente da quanto durino, dal tizio perché aveva il contratto di formazione e pertanto non era autorizzato a fare straordinari! ;-)


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