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Me l'aspettavo, lo sapevo, prima o poi doveva succedere: a febbraio 2006 la Panasonic annuncia la Lumix DMC L1, una vera bestia, da lasciare a bocca aperta e con la mascella scesa giù fino a terra.

È una fotocamera digitale classe "dSLR" (digital single-lens reflex) con un sensore in tecnologia LiveMOS ed in formato FourThirds (17.3×11mm, con un fattore di moltiplicazione pari a due), come la nota Olympus E330 EVOLT corredata di lenti Zuiko.

Il sensore è da "otto megapixel" (cioè 7.9, ossia 7.5 "reali", e cioè una risoluzione di 3136×2352), è nel formato 4:3 a cui siamo già abituati dalle nostre fotocamere economiche, laddove tra le reflex si trovano spesso formati come il canonico 3:2 (detto volgarmente "dieci quindici" a causa delle proporzioni in centimetri delle foto in stampa). La tecnologia LiveMOS consuma pochissimo - quanto un sensore CMOS - ma ha una qualità al pari dei migliori CCD.

Il gruppo ottico è intercambiabile (come le reflex); verrà venduta inizialmente con un gruppo Leica D/Vario-Elmarit 14-50mm che, a causa del fattore di moltiplicazione del sensore, corrisponderà a 28-100mm equivalenti di un formato 35mm reale. Tale gruppo ottico ha a bordo tre anelli: quello dell'apertura, quello del focus e quello dello zoom (esatto: tutti modi manuali!), a cui aggiungere la rotella dei tempi sulla fotocamera (esatto: sulla Lumix L1 la rotellina al dito indice destro seleziona proprio i tempi di esposizione, non il modo di funzionamento) e poter finalmente gridare, con un misto di commozione e apprensione: "è tutto in manuale!"

Oops: avevo dimenticato che perfino lo stabilizzatore d'immagine MegaOIS è a bordo del gruppo ottico. Inoltre, come per le Lumix FZ20 e FZ30, la distanza minima di focus è di poco meno di trenta centimetri.

Se prima già potevo sconsigliare la FZ20 e la FZ30 e la FZ50 ai principianti, ora devo sconsigliare la L1 anche a chi non ha mai considerato un piacere il dover determinare tempi, apertura e focus tutto a mano!

Il limite del gruppo ottico è che allungando lo zoom apre non meglio di F3.5 (al 28mm-equivalenti è F2.8); il risultato però dovrebbe comunque essere buono a causa della qualità del sensore e della possibilità di usare sensibilità fino ad ISO1600. La "D" davanti a "Vario-Elmarit" indica che è dedicato alle digitali FourThirds (quindi utilizzabile su altre fotocamere in standard FourThirds). Dentro ci sono la bellezza di sedici lenti in serie (la FZ20 ne ha "solo" tredici), e per di più, sotto il rotellone del focus, c'è una finestrella che indica la distanza reale di focus (in metri).

Come per tutte le reflex -ahimé!- anche per questa fotocamera c'è il problema della polvere sul sensore (dato che le ottiche sono intercambiabili, a furia di cambiare ottiche si può accumulare polvere sul sensore). Per la pulizia del sensore sono necessarie mani di tecnici specializzati. Per ridurre decisamente il problema, come nelle altre reflex, anche sulla L1 si usa la tecnologia ad ultrasuoni (sparati sul sensore al momento dello spegnimento, in modo da mandar via la polvere).

La L1 utilizza ovviamente memorie SD anche ad alta capacità (le SDHC da oltre due gigabyte). La slitta per il flash è TTL ed è compatibile con parecchi flash Olympus già in circolazione da tempo (flash intelligenti, non il flash "normale" ISO10330 utilizzabile sulla FZ20). Il gran bel display da 2.5" ha una buona risoluzione (524×396). Il problema del consumo della batteria è stato affrontato anche per il processorino interno (che ora è il "Venus III").

I tempi di esposizione sono da 30 secondi fino a 1/4000 di secondo più il bulb mode fino a otto minuti di esposizione (!!), sulla rotella al dito destro (in alto sulla destra del corpo della fotocamera), che ha una posizione "posa B", una posizione per i tempi lunghi, e poi varie posizioni da 1/15 fino a 1/4000. Accanto una levetta per scegliere i tre modi dell'esposimetro e una levetta per raffiche o autoscatto. La sensibilità ISO va da 100 a 1600, senza richiedere "trucchetti" di boost (presumo dunque con molto meno "rumore" nelle foto rispetto alla concorrenza).

Il modo "raffica" può scattare a velocità di due o tre frame al secondo, fino a sei immagini in formato RAW, oppure illimitato e fino alla capienza della scheda Secure Digital in caso di formato JPEG. I livelli di contrasto, saturazione, nitidezza e riduzione del rumore, sono impostabili in cinque livelli (rispetto ai tre della FZ20). Altre ghiottonerie: la lucetta rossa per l'autofocus (AF-assist) e il flash di bordo da aprire manualmente, in due posizioni (flash diretto, come la Lumix FZ20, o bounce-flash come la vecchia Lumix LC1). C'è finalmente anche un gain-up quando si inquadrano soggetti poco illuminati, in modo da non vedere uno schermo scuro o nero.

La fotocamera prevede anche il formato 3:2 e il 16:9 ma li ottiene tagliando via una fascia orizzontale dalla foto, per cui questa non è da considerare una feature. Le foto vengono sempre salvate in formato JPEG o, in alternativa, JPEG e RAW.

La Lumix L1 ha lo "zoom ottico esteso" (come la FZ30: prende solo la parte più interna del sensore) e il solito "zoom digitale" 2× o 4× (come ho già detto più volte nelle mie pagine, queste feature non è che servano a chissà che).

Riassumo dunque i problemi sicuri:

Dunque il successo della Lumix L1 dipenderà da due fattori:

  1. la qualità dell'immagine proporzionata al costo della fotocamera;
  2. la varietà di ottiche disponibili per questa L1 e per le fotocamere della stessa classe FourThirds.

Sul primo punto, dopo aver visto attentamente le foto di prova a vari livelli ISO, non so esprimermi in modo particolarmente positivo. Il rumore è praticamente assente fino a ISO400, diventa appena visibile ad ISO800, ma diventa insopportabile ad ISO1600. Certamente, per chi proviene da una FZ30, la differenza è notevolissima (gli ISO1600 della Lumix L1 sono meno rumorosi degli ISO200 -esatto: duecento- della FZ30). Però la FZ30 costa meno di un quarto della L1, ed ha uno zoom 12×...


Aggiornamento, aggiornamento!

La Panasonic ora vende le lenti anche separatamente. Ed in più è in vendita un'allucinante ottica fissa Leica D-Summilux 25mm F/1.4 Asph (esatto: 50mm-equivalenti, a causa del fattore ×2 del sensore FourThirds, con apertura utile addirittura da F/1.4; la lente però non è stabilizzata e non ha "zoom", cioè è sempre 50mm-equivalenti).


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