main index Nota: le mie pagine sulle fotocamere digitali sono qui!


Quale è la miglior foto di tutta la tua "carriera" fino ad oggi? L'hai già messa su questo sito?

L'unica volta che sono stato al mare durante l'estate 2005 ho scattato un primissimo piano (io non fotografo mai persone, ma in quel caso l'intuito mi ha suggerito di fare un'eccezione) mentre in spiaggia si giocava al "mimo" (indovinare il titolo di un film a partire da qualcuno che ne mima le parole del titolo). Avevo il "burst mode" attivato (quindi, tenendo schiacciato a lungo il tasto di scatto, avrebbe scattato più foto; nel mio caso, con la FZ20 alla massima risoluzione e qualità, si trattava di quattro foto a 5Mp in un arco di tempo di circa 1,3 secondi) e Caterina, appena tornata dal mare (coi capelli ricci in disordine e bagnati) aveva cominciato a mimare e rispondere in quel gioco da spiaggia. Era a favore di sole ed io l'ho ripresa alla stessa altezza (quindi "di faccia") ma a distanza - ho deciso tutto all'ultimo momento, ho acceso lasciando il modo "P" ("program mode", quello in cui la fotocamera decide tempi e apertura automaticamente) e la FZ20 ha scelto (come prevedevo) F/4 e 1/500 (apertura media e tempo alquanto breve, poiché il soggetto era assai bene illuminato), e dunque ho scattato un paio di "raffiche" da quattro foto ognuna, dopodiché ho "perso" il soggetto!!!

Certe scene ce le hai davanti per pochi secondi, ed in quei pochi secondi devi: Una volta a casa, riversando le foto sul computer, uno deve concentrarsi a riflettere sul fatto che un fotografo professionista scatta un paio di migliaia di buone foto per sforzarsi di cavarne fuori dieci o dodici veramente buone. Un'ottima foto vale molto più di mille buone foto! Meditate, gente, meditate...!

Insomma, in quella giornata in spiaggia non lontano da Trapani, ho fatto tutti i sopracitati passaggi in pochissimi secondi, e ne è venuta fuori una foto impressionante, che ha meravigliato perfino me: l'aver usato il lungo zoom ha creato l'effetto "profondità di campo", ed i riflessi e l'espressione naturale del volto che ho fotografato erano stati colti in estremo dettaglio. Mostrandola dall'LCD agli amici di lì (tutti pronti a sfoderare le loro fotocamere) avevo già necessità di dire "no, non è merito soltanto della fotocamera, c'è anche una gran bella botta di fortuna..." (non mi è stato assolutamente difficile ammetterlo, perché era vero).

Con un tempo così ridotto (1/500) e a una distanza ragionevole dal soggetto e con la messa a fuoco ottimale, quel volto femminile era venuto benissimo anche nei particolari, e addirittura non aveva praticamente bisogno di ritocco fotografico (luminosità e contrasto erano perfetti, non c'era effetto flou né micromosso, etc). Una foto veramente grandiosa (momento fortunato sfruttato bene, e fotocamera all'altezza della situazione: ed era una Lumix FZ20, non una bestia "superprofessionale" da migliaia di euro).

Beh, per concludere, ecco la risposta: no! È sicuramente la miglior foto di tutta la mia carriera, ma non la vedrete né su questo sito né altrove. L'ho regalata, quella foto, alla ragazza che avevo fotografato.


Come si fa a eliminare l'effetto "occhi rossi"? è vero che la FZ20 va maluccio da questo punto di vista?

Guarda, il fenomeno degli occhi rossi è un fattore "biologico" (in realtà c'entra anche il fatto che il lampo del flash è troppo vicino al gruppo ottico della fotocamera: l'iride è aperta e la retina è irrorata di sangue, e pertanto la fotocamera la "coglie"); quel che ha potuto fare l'elettronica è solo... raddoppiare il flash. Il flash in modo "occhi rossi" scatta un debole pre-flash (che "restringe" la pupilla), poi fa una pausa di una frazione di secondo (l'iride "si abitua"), poi fa una "flashata" normale (gli occhi non sono più tanto rossi) e nel frattempo scatta la foto - nove volte su dieci la cosa funziona decentemente (esatto: non sempre; esatto: decentemente).

Mi hanno appena segnalato che la soluzione migliore consisterebbe nel porre la parabola del flash ben distante dall'ottica, come quegli "sturzellatissimi" bracci flash a costo dell'estetica del tutto. Sulle reflex in genere il flash è abbastanza distante con la staffa e sulle Pentax la slitta è di lato.

Un sistema certamente sbagliato è montare un faretto sul corpo macchina: due badilate di pile e sei minuti di fatica per restringere l'iride e... il soggetto cambia posizione.

Il pre-flash è effettivamente una soluzione troppo alla carlona, che fra l'altro diminuisce la portata effettiva del flash: ma sulle fotocamere economiche non sapevano inventarsi altro (come al solito il design di una fotocamera è deciso dal marketing!).

Usando questo metodo la FZ20 si comporta abbastanza bene, direi che è nella media (è davvero arduo trovare un'accoppiata seria di fotocamera e flash veramente esente dal fenomeno "occhi rossi"). Da parte mia, che spesso uso un flash esterno (che non ha il supporto "occhi rossi") mi ritrovo a correggere le foto con la funzione "filtro occhi rossi" (alcuni programmi, come il GraphicConverter per Apple Mac, quello che uso io, permettono di selezionare l'area "rossa" dell'occhio e poi di applicarci il filtro; lì il software va a guardarsi gli eccessi di rosso e li converte a uno scuro più realistico; la fatica è quando nella foto ci sono più di 2-3 persone con gli occhi rossi...)


Le mie foto vengono tutte "sbagliate" perché quando premo il tasto per scattare, la fotocamera non scatta subito, ma passa qualche decimo di secondo prima di scattare!

È una cosa abbastanza normale (lo "shutter lag" è deliberato, serve anzitutto per far "accendere" il sensore, sistemare l'otturatore, far assorbire alla macchinetta il movimento del polso, etc (infatti sulle analogiche non esiste!); anche le vecchie blasonate Canon EOS 300D Digital Rebel hanno 100msec di "lag"); le FZ10-FZ20-FZ30 hanno un "lag" ridottissimo (10-12msec) poiché fra le altre cose si fidano dello stabilizzatore (che, qualsiasi fotocamera tu decida di comprare, devi assolutamente prendere in considerazione: le foto fatte con lo stabilizzatore attivato vengono bene anche con tempi lunghi, come 1/40, 1/30... cosa che, con una fotocamera non stabilizzata, verrebbero con ogni probabilità mosse).


Ho una reflex, voglio passare al digitale, sto per comprare una FZ20 ma sono indeciso per la FZ30, tu che ne dici? Per iniziare col digitale, quale delle due sarebbe meglio?

Visto che non hai esperienza sulla fotografia digitale, pensaci due volte prima di investire tutti quei soldi. Per chi comincia col digitale è utile farsi le ossa su una fotocamera digitale economica, e poi passare a qualcosa di più serio. C'è gente che butta centinaia di euro (dopo aver magari selezionato una fotocamera in base alle batterie e al peso, cioè in base a questioni tutt'altro che "fotografiche") per poi ritrovarsi tremendamente delusa, poiché è facile sentirsi delusi quando si spendono tutti quei soldi senza neppure sapere esattamente cosa si vuole.


Eppure su tale rivista dedicata alla fotografia dicono che la FZ20 sarebbe lentissima nel mettere a fuoco e operativamente lenta su tutto il resto...

Guarda, ho messo su tutte queste pagine sulle fotocamere proprio a furia di rispondere a gente che leggeva sulle "riviste specializzate" tante, tante, tantissime di quelle boiate...

Sulle riviste per Apple le fotocamere Panasonic sono maltrattatissime. E ci credo: Nikon e Canon sono le uniche che pagano fior di soldoni di pubblicità. Sembra che quando compri un computer Apple, le uniche due marche di fotocamere degne di essere comprate siano Canon e Nikon. Poi, a ben guardare, è nel migliore dei casi uno spreco.

Non parliamo poi delle riviste dedicate ai PC. Ti fanno sembrare oro colato delle schifezzine super-commercialotte, robette che il 50% del prezzo è costituito dal marchio e dalla pubblicità e l'altro 50% da tutto il resto.

È vero che la messa a fuoco della FZ20 è nella media, non velocissima, ma non è tanto lenta e drammatica come vogliano far credere (se uno come me riesce a non lagnarsene troppo, vuol dire che è ancora buona). Magari qualche altra fotocamera (come l'esageratamente economica Konica Minolta Dimage Z3, e le successive Z5 e Z6) ha una messa a fuoco più veloce (trucchetti del mestiere, sperando che non siano a scapito della precisione... altro tipico errore dei dilettanti: sfocare quelli che stanno in primo piano, e mettere lo sfondo perfettamente a fuoco, e non certo perché non sapevano dell'esistenza di diversi metodi di focus - spot, center, center/area, 9-area, etc, e solo l'esperienza suggerisce se è il caso di sceglierne uno diverso).

La faccenda della velocità operativa è una menzogna pura: a me con la FZ20 gli intertempi tra scatto e scatto sono decisamente trascurabili (ma questo perché uso una Sandisk Ultra II, che ha un rating di "70×", prossimo al limite teorico della FZ20, mentre le secure-digital economiche sono in genere "33×").


Ma allora perché la FZ30 è peggiorata, se il gruppo ottico è sempre della Leica? e perché la F828 della Sony va molto meglio di F2.8?

Guarda, è proprio questo il punto: quanto più aumenti lo zoom, tanto più devono essere "pulite" e "luminose" le lenti. La Sony DSC F828 (uscita quasi due anni fa) ha lo zoom da 28 a 200mm in cui va da F2.0 (a 28mm) a F2.8 (a 200mm). Se l'avessero portata a 400mm (per paragonarla alla FZ10-FZ20) l'apertura utile sarebbe peggiorata parecchio oltre F2.8 (che avresti avuto solo fino a circa 200mm-equivalenti; un po' come la FZ30)... È questo uno dei motivi principali per cui tutte le fotocamere economiche hanno lenti relativamente piccole (quindi poco costose in fase di produzione) e aperture non troppo grandi. Quando allo zoom massimo hai apertura utile attorno a F4.0 significa che puoi fare foto solo con molta luce (per esempio con sole a favore); quando è tardo pomeriggio o sera, cioè con meno luce di quella solare, con F4.0 ti viene tutto assai scuro (ecco perché è alquanto inutile prendere quelle ultrazoom che al massimo zoom aprono non meglio di F3.7 e dintorni, come la tanto vantata Canon Powershot S2 IS).

Quello che ha fatto la Panasonic con le Lumix ultrazoom è stato prendere gli estremi della scala (lenti molto grandi e molto luminose, sensore non troppo piccolo, e ottimo firmware di bordo) per ottenere il miglior risultato possibile in quella fascia di prezzi (tant'è che è tuttora insuperata). Infatti con la FZ30, ingrandendo il sensore, hanno anche perso la caratteristica (più unica che rara) dell'apertura costante su tutta l'escursione delle lenti... E questo è uno dei motivi per cui per questo altro anno mi terrò stretta la FZ20.

Con la FZ5, per ridurre un pochino le dimensioni delle lenti, sono stati costretti a portare l'apertura utile al massimo zoom a F3.1 (è poca come differenza rispetto a F2.8, però è un ottimo indicatore per capire la faccenda: più le lenti "ingrandiscono", e più luce concentrano sul sensore, e pertanto la fotocamera non deve aprire "troppo", pena lo "sbiancare" le foto).


Oh, no! Anche questo programma mi salva le immagini a risoluzione "72 dpi"!

Scusatemi, ma i "dpi" fissati a 72 sono il risultato della pura pigrizia dei programmatori.

Il mio Powerbook 17" ha uno schermo da 99dpi, mentre il mio cellulare SonyEricsson P900 ha uno schermo da 132dpi (è bastato misurare il numero di pixel rispetto allo spazio reale utilizzato, con una squadretta), eppure entrambi sembrano "produrre" degli screenshot da 72dpi. Mi sa tanto che quel "72" è un default, magari rimasto lì per motivi storici... Non avrebbe alcun senso infatti che una fotocamera da "cinque megapixel" (che cioè tiri fuori foto da 2560×1920 punti, ossia il quadruplo esatto di uno schermo 1280×960) pretenda una stampa da "72dpi" (il che infatti a conti fatti implicherebbe foto stampate su un foglio da 90×67cm).

Insomma, i "dpi" non sono una misura, ma un rapporto (lo dice già il nome: "dot per inch", punti per pollice); non sono una premessa, ma un risultato. Se stampi una foto da 720×720 pixel su un quadrato di 3×3 pollici, hai "usato" 240dpi; se tu volessi "usare" i canonici 72dpi avresti bisogno di un foglio da 10×10 pollici (ottenendo peraltro i "pixelloni" cicciottoni).

E se vai a cambiare il valore "dpi" all'interno di un file grafico, otterrai come unico risultato che il programma che te lo apre dirà che l'area "normale" di stampa è più o meno larga, ma non per questo perderai colori o risoluzione o possibilità di allargare o stringere la foto quando sarà il momento della stampa.

Ma quando lo mostri sul monitor, ti esce sempre e comunque a 72dpi...

Macché!!

Il monitor LCD del mio Powerbook è a risoluzione 1440×900. Se ci visualizzo una immagine esattamente da 1440×900 punti, prendendo sul serio te che dici che sul monitor avrò "sempre 72dpi", l'immagine dovrebbe risultare 20×12,5 pollici... che è molto più grande del mio monitor :-) Che strano: l'immagine a risoluzione uguale a quella del monitor non c'entra nel monitor? ;-) avrà ragione la teoria, o l'esperienza? ;-) cosa si fa quando l'idea contraddice la realtà? ;-)

Il sopracitato monitor LCD, quando a risoluzione 1440×900, risulta (misurato col righello) da 99dpi. Se riduco la risoluzione a 640×480 (che ancora mi occupa buona parte dello schermo, evidentemente scendo a 53dpi: per vedere le immagini a 72dpi dovrò "restringerle" (e, parimenti, per vederle a 198dpi devo ritornare a 1440×900 e poi ridurle a metà).

Come già detto, le immagini acquisite, fotografate, create, etc, non "hanno" una proprietà "dpi" intrinseca; "72" è un default, un riempitivo, un modo per non metterci uno stupido zero.

Stesso discorso per stampanti, monitor CRT, display del cellulare, etc. Quei famigerati "72 dpi" non significano niente, niente di niente, nientissimo. Fatevelo dire da uno che ha scritto software che manipolano (creano, modificano) immagini grafiche, e che ha scoperto fin dalla notte dei tempi che metterci un qualsiasi valore "dpi" non cambiava la sostanza (tant'è che io ci scrivevo "300" anziché "72" proprio per fare lo spaccone, perché sapevo che 300dpi era la risoluzione delle laser più comuni).

Se andiamo indietro nel tempo, vediamo che fu il primo Mac, nel 1984, ad avere un display 512×342 (risoluzione curiosa, ma con pixel perfettamente quadrati) ad avere gli stessi "dpi" della stampante, per cui quel che si vedeva a video era della stessa misura di quel che si sarebbe visto in stampa (molti anni dopo l'idea cominciò a farsi strada nel mondo PC).


Per la mia tesi devo urgentissimamente comprare una fotocamera digitale, sarà la mia prima digitale, vorrei spendere non più di 300-350, tu che mi consigli? ovviamente il requisito fondamentale è che dovrà fare ottime foto in condizioni di pessima luce...

Temo che smanettare con la fotografia digitale sia una di quelle cose che si possono fare solo se non si ha né fretta né necessità di risultati garantiti...

Beh, 300-350 euro sarebbero ormai la cosiddetta fascia "economica". Il guaio è che nessuna delle "economiche" (e neppure quelle della fascia più alta) sono davvero garantite contro il "rumore" in condizioni di pessima luce (in realtà, se si ha solo bisogno di stamparle su carta, il problema del rumore quasi non si pone).

Tutte le fotocamere hanno ormai un modo automatico (la rotella "P/A/S/M", dove la "P"-program significa che la fotocamera sceglie da sola tempo di esposizione ed apertura, e a te resta solo decidere se disattivare il flash e mettere a fuoco; per mettere a fuoco basta tenere mezzo secondo circa il tasto di scatto a metà corsa, e quando dal mirino vedi che il soggetto è in focus allora finisci di premere, scattando così la foto).

Ciò che però ti costerà fatica sarà il "trattare" le immagini sul computer: a seconda dei megapixel (3-4-5-etc) avrai foto da (mediamente) 800-1300-1700-etc kilobytes, e ritagliarle o correggerle ti costerà parecchio tempo (molta gente si annoia subito della fotografia digitale proprio per questo fatto, proprio perché pensano che basti cliccare sul tastino per ottenere la foto dei loro sogni perfettamente nitida, chiara, ben esposta e già magistralmente stampata).

Per le foto di cui parlavi tu, ti serve una fotocamera con un "grandangolo" abbastanza ampio (per esempio da 28mm equivalenti, tipicamente con uno zoom 3× o 4×). La maggior parte delle fotocamere in giro ha uno zoom 3×, 4×, 6×, etc, però partono da 35-36mm equivalenti. Tieni presente che col 28mm riesci a fotografare una stanza intera stando in un angolo, mentre col 35mm non ci riesci più (in quest'ultimo caso, e più aumenti lo zoom, ne fotografi solo la parte centrale).

Il 28mm (detto impropriamente "grandangolo"; in realtà il "vero" grandangolo è ancora più largo, diciamo 24mm o ancora meno) è utile quando hai poco spazio e devi prendere un soggetto grande (una facciata di una chiesa restando nel sagrato, o una lastra tombale restando in piedi o accanto).

Fra l'altro, tutte le fotocamere allo zoom minimo distorcono un po' (fanno venire lettermente "tondeggianti" i soggetti, come si vede in alcune foto che ho pubblicato, per esempio in quella presente in questa pagina), ed aumentando lo zoom questo effettaccio sparisce. Per cui è bene avere una che parte da 28mm anziché una da 35mm, poiché usando uno zoom poco superiore a 1× nel primo caso avrai più "campo" del secondo.

Certamente non dovrai prendere una di quelle tascabiline piccoline carine belline tascabiline con lo zoom fisso, dotate di solo zoom "digitale" (ho già detto più volte sul mio sito che lo zoom digitale è una stupidaggine che rovina irrimediabilmente le foto).

Pure dovrai tenere presente che salvo rare eccezioni le fotocamere, al di sotto dei 60-70cm di distanza dal soggetto, praticamente sfocano sempre l'immagine (stessa cosa per il flash: nonostante quel che dicano sui depliant, al di sotto di quella distanza il soggetto viene sempre "sbiancato").

Dovendole stampare in formato A4, ti conviene prendere una fotocamera da "quattro megapixel" (una da "tre" già sarebbe sufficiente, ma con una da "quattro" fai sparire l'eventuale effetto "micromosso"). Prenderla a risoluzione più alta significa guadagnare relativamente poco in qualità spendendo però molto più in termini di soldi, tempo e fatica.

Probabilmente ti converrà comprarne una usata, cercando tra amici e parenti (dove con ogni probabilità troverai qualcuno che ha fatto il suo ingresso trionfale nel mondo della fotografia digitale, e dopo neanche 100-150 foto totali si è scocciato e ha messo la sua Grande Colossale Potente Geniale Fotocamera a prendere polvere in qualche cassetto della sua scrivania); una delle domande che mi hanno fatto più spesso in questi ultimi mesi è: "voglio passare al digitale, cosa ne pensi di questa?" e mi indicavano una o più fotocamere di gran classe... ma per imparare a guidare l'automobile (e poi usarla solo per andare al supermercato e dalla zia in campagna) non devi mica comprare una Lamborghini!


Mi chiedevo, visto il costo di un battery-pack aggiuntivo, se posso autocostruirmi un battery-pack esterno, con pile stilo, da usare quando la fotocamera è "a corto di zuccheri"... dopotutto per avere 7,5 volt basta mettere in serie cinque pile stilo da 1,5 volt, no?

Quello che dici è esatto solo in linea teorica. Il voltaggio delle batterie è sempre nominale; una Duracell stilo nuova sputa fuori non meno di 1,65 volt (se misurata al tester, senza "carico") e scende fino a 1,1 volt (se già usata e sotto "carico" frenetico). Molte fotocamere riescono a lavorare anche usando batterie ricaricabili (tensione nominale 1,2 volt anziché tensione nominale 1,5 come le stilo in circolazione).

I milliampére indicati pure sono un valore nominale (sarebbe il "carico" teorico sotto il quale, a batteria nuova, la scarica dura esattamente 60 minuti). Naturalmente il consumo della fotocamera varia a seconda delle condizioni di uso (autofocus continuo, flash, revisione delle foto, uso dello zoom, stabilizzatore immagine, etc, tutti consumano, chi più, chi meno; e a questo aggiungici la temperatura dell'ambiente e l'anzianità della batteria e della circuiteria della fotocamera... pensa che alcune batterie recenti - quelle agli ioni di litio, mi sembra - soffrono più il caldo che il freddo).

Da parte mia credo di intuire che tutte le fotocamere recenti, se sottoalimentate, si spengono da sole. Quindi il problema non è quanti volt e quanti milliampére ci fai entrare dentro, ma quanto "stabilmente" ci fai entrare dentro corrente sufficiente a tenerla in piedi.

Per non appesantire le fotocamere, ci mettono una sola batteria (come se 550 grammi fosse "leggera" e 600 grammi "pesante": bah!) - io preferirei mettercene due e costruirla in modo che basti una a tenere alimentata la fotocamera (con la possibilità di caricarle mentre sono ancora dentro, o toglierne una e caricarla "fuori", senza spegnere la fotocamera). Altrimenti - come oggi - parrebbe di costruire una BMW con un serbatoio di cinque litri e mezzo...

La faccenda delle batterie si risolve nel modo classico: comprare altri due battery pack (uno solo non significa sicurezza, poiché se quello di scorta ti dà forfait a causa del caldo, cosa fai? in montagna può succedere, certo che può succedere...)

La misurazione CIPA, come ho già detto, è abbastanza onesta. Sono stato al Meeting di Rimini e ho scattato non meno di 200 foto al giorno: ebbene, la batteria andava in "rosso" solo in tarda serata (però è stato quasi un crimine contro la fotografia andare al Meeting con la sola batteria originale!!!). Vero è che avevo il timeout di risparmio energetico a un solo minuto (per cui dopo un minuto di inattività la FZ20 mi andava in stand-by) e per metà del tempo usavo l'EVF anziché il display LCD - per puro motivo di privacy: non mi piace che la gente che mi sta intorno mi controlli inquadratura, tempi di esposizione, apertura, flash, e mi venga magari la nonnetta di turno a darmi una pacca sulla spalla per dirmi: "uhm, dovresti usare un altro tipo di bilanciamento del bianco: prova con quello per il nuvoloso..." :-)

La soluzione del battery-pack esterno (come quello fatto da me all'epoca, con pile stilo) la provai già con la vecchia Kodak, che all'accensione aveva bisogno di parecchia energia (una volta accesa, andava avanti per un po' anche con pile quasi scariche). Un metodo un po' rozzo ma efficace: avevo collegato le batterie "esterne" alla presa dell'alimentatore; per qualche strano motivo il trucco funzionò, e le batterie "esterne" ingannavano quel tanto che basta la fotocamera, e riuscivo a sfruttare fino in fondo le batterie (peraltro quattro Duracell duravano meno di una giornata se si usava il display LCD).

Quindi, sulla base della mia esperienza personale, ti posso dire che la soluzione è possibile, ma la "proboscide" esterna sarà certamente fastidiosissima (come lo era per me anche se si trattava di usarla solo per accendere la fotocamera). Certo, spendere sessanta euri per un battery-pack originale è un vero salasso (specialmente nel momento in cui se ne trovano di "compatibili" a quindici euro su eBay e simili), ma portarsi dietro paccottiglia e cavetti sparsi pure non dev'essere alquanto piacevole... :-)


I negozi di Hong Kong mettono come accessori di questa Lumix anche il Lens Cap, il Lens Hood ed il Lens Hood Adaptor... come mai i negozi italiani non aggiungono alla fotocamera questi accessori?

Non è vero che non li aggiungono: quegli accessori sono standard in ogni confezione. Lens-Cap è il "tappo" proteggi-lente (e questo c'è sempre, ci deve per forza essere, su qualsiasi fotocamera), l'Hood è il paraluce, e l'Hood-Adaptor è il cilindretto su cui avvitare il paraluce sulla fotocamera.

Ovviamente i siti di Hong Kong ti segnalerebbero come Prestigioso Accessorio Omaggio anche la polvere sulla scatola.


Infrastruttura ferroviaria della stazione FS di Roma Termini

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