main index A proposito di Witch Hunter Robin... (Robin, la cacciatrice di streghe). Si tratta di una serie anime di 26 episodi.

La protagonista è una giovane di origini giapponesi vissuta in Italia. In giovane età entra in un noviziato di suore. Lascerà per ignoti motivi dopo qualche anno, a ridosso della chiamata in Giappone. Questo retroscena serve solo a mostrarla vestita con un'ampia gonna larga fino ai piedi (inutile, dato il bacino), di un colore cupo, stile dama dell'ottocento.

Notevole la Vespa della protagonista, fatta importare dall'Italia.

La serie comincia col suo arrivo in Giappone, presso la sede di un dipartimento di caccia alle streghe. Dopo un po' di episodi freak of the week (ogni puntata un cattivone da sistemare), come tutte le serie anime di questi anni, la trama comincia a cadere in una complicata storia di combattimenti, poteri speciali, retroscena "imprevisti" (cioè prevedibilissimi), parentele e quant'altro.

È quella che ormai in molti chiamiamo la sindrome di Ken il guerriero: i primi episodi sono uno spettacolo appassionante, e poi visto che la serie ha successo, ogni settimana bisogna inventare qualche "retroscena" per moltiplicare gli episodi finché la committenza è disposta a pagare.

La serie è apparentemente accattivante perché i silenzi e le cupe (molto cupe) musiche di circostanza sono dosati da un vero maestro. I dialoghi (poco parlati) e i momenti di silenzio e riflessione (muta) sono in netta maggioranza rispetto alle scene d'azione.

L'autore della serie ha scarse conoscenze di cattolicesimo: la Robin sarebbe nata da un prete cacciatore di streghe sposato (non sapeva del celibato ecclesiastico), quando lo incontra gli chiede di confessarsi (non sapeva che il confessarsi è un'abitudine, non qualcosa da fare solo quando si incontra il proprio padre, e poi una persona sana di mente non si confesserebbe mai da suo padre anche se questo fosse prete).

C'è qualche tentativo di presentare un "medioevo futuro", un tema alquanto diffuso da qualche anno a questa parte. Come tutti i tentativi simili, fallisce miseramente per il solito motivo: il medioevo viene ridotto a cupezza, senso dell'ignoto, solitudine e tristezza, ecclesiastici presentati come assetati di potere, invincibili, corrotti, dittatoriali... Il vero medioevo storico, quello delle regine, delle università, delle arti, della conversione alla fede dei barbari sanguinari, non ha mai posto nelle fiction.

Del resto, tale "medioevo al futuro" è piuttosto una proiezione delle paure e delle solitudini della gente di oggi. E perciò questi filoni hanno talvolta il loro piccolo successo.

La colonna sonora della serie conferma quanto finora detto. Musiche angoscianti e solitarie, ancorché ben fatte. L'autore delle musiche, Taku Iwasaki, ha composto anche una crepuscolare "Kyrie Eleison" in formato musica da camera. "Kyrie Eleison" (oggi tradotto con "Signore pietà") era originariamente il canto con cui si accoglieva l'imperatore di Bisanzio, di una solennità e maestosità che Iwasaki non ha mai conosciuto.

Giudizio finale: dopo i primi episodi la serie scade sul noioso, non vale la pena seguirla tutta (anche perché il finale è "aperto" alla seconda serie che per fortuna non è stata ancora prodotta). La colonna sonora, per buona parte gradevole da ascoltare almeno la prima volta, pure annoierà presto.


Altro che cacciatori di streghe...!

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