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Questa pagina tratta di un episodio della serie Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2nd GIG.

La prima serie di Stand Alone Complex è discussa qui.


23: The day the bridge falls - martial law (il giorno che cadde il ponte - legge marziale)

La Kayabuki, capo del governo, è un'altra marionetta. A dirigere i giochi è il ministro della difesa e segretario direttore generale, con le sue decisioni già prese, con lo scenario politico e militare costruito su misura.

Tutto già previsto. Perfino la richiesta americana di "non lasciar costituire un precedente" sulle rivendicazioni di autonomia attraverso il ricatto nucleare. E non lo avevano detto mica alla Kayabuki.

Il gioco tra topo e gatto continua sul filo della disperazione: la richiesta di un'ispezione delle Nazioni Unite come estrema risorsa per guadagnare tempo (sono umani, davvero umani). Pur imprevista, in fin dei conti non cambierà il piano (che prevedeva un'esplosione nucleare), se non nell'accusa di "tradimento" per la Kayabuki, che avevano sottovalutato pensandola troppo "marionetta".

Dalla chiacchierata di Kuze col nonnetto dalla mano metallica, vien fuori che "la sovrastruttura della «rete», che sta avviluppando il mondo", sta cambiando e diventando qualcosa di diverso, come confondendosi con coloro che utilizzano la rete stessa. Questa "catechèsi" torna a completamento della presentazione della forma religiosa che l'autore di questa serie intende promuovere, e cioè che l'anima (ghost) sarebbe un software e una quantità di dati, entità capace di procedere autonomamente.

L'abbiamo vista sviluppata nella prima serie - l'anima che sarebbe un software (molto elaborato, capace di automodificarsi e "crescere"), era solo il mattone di base. Ora ci viene a dire che "la rete" (un nome che ha già un'aura mistica), enorme, che mette in contatto questi ghost/software (cioè l'anima di ogni persona, purché con un cybercervello), diventa a sua volta un'entità ancora più grande. La deificazione di internet, per dirla in termini grossolani.

Lo stesso principio per cui i Tachikoma alla fine della prima serie diventavano "più umani", talmente umani da essere capaci di disobbedire e sacrificarsi per salvare un amico, si applica in misura ancora più grande alla rete. Le anime ("software") si confonderebbero con la collettività (lo "scambio dati" esasperato) attraverso la "rete".

Tornano qui in mente le spiegazioni date alla Kayabuki su come ha fatto Kuze ad essere perennemente in contatto con milioni di persone che "la pensano come lui" (cioè ne sono influenzate come da un santone religioso, e addirittura in tempo reale).

E torna pure in mente il fatto che Kuze è comunque una marionetta, l'idea di base era di Gouda (addirittura nella sua tesi di laurea), e l'evoluzione puramente "politica" di certe faccende sta ultimamente amplificando questa forma umano-divina della rete.

La rete, ci dice Kuze, resta uno strumento, ma una "sovrastruttura" che vi nasce a causa del così massiccio scambio dati tra i ghost ne prenderà letteralmente possesso (pur essendone inseparabile) e perverrà a vita propria. La rivoluzione in Dejima è solo uno strumento: la vera rivoluzione è la rete.

È a tutti gli effetti un messaggio religioso di stile orientale, più o meno annacquato di concetti cristiani. L'anima di ogni uomo (concetto cristiano) in una sorta di "insieme di tutte le anime", con la forma informatica (i software, la rete) e il vettore momentaneo (gli avvenimenti politici e di attualità, ultimamente significativi solo in funzione di questo ritorno al "nirvana" in salsa simil-buddista). La storia umana non avrebbe senso se non quello di realizzare qualcosa di così "misticamente astratto".

Kuze ammette che i suoi milioni di fan condividono con lui queste conclusioni, "sia pure in maniera non ancora concreta". Non si tratta della tristezza del "profeta incompreso": il sapore triste viene dall'inganno più o meno velato che lui deve operare nei confronti dei suoi seguaci per il loro stesso bene. Questa forma religiosa ha pertanto un sapore gnostico, poiché solo i più alti "iniziati", solo quelli di cultura e capacità intellettuale elevate, solo quelli più sensibili e più vicini a Kuze possono ultimamente "capire", comprendere, esserne parte. E da questo punto di vista, come ogni gnosticismo, si tratta di un evidente imbroglio, per quanto elegantemente lo si possa presentare.

Kuze lotta per una verità che può capire solo lui, lotta per qualcosa che potranno capire in pochi. Lo farà per il "bene" di tutti, ma pochissimi capiranno. A Kuze si potrebbe obiettare, usando il solito paradosso stupido che però apre abbastanza le orecchie, che anche un qualunque criminale, purché debitamente convinto delle sue azioni, agisce "per il bene di tutti anche se non tutti lo capiranno".

Kuze si trova cioè schiavo di un'idea religiosa, per la quale deve combattere, in nome della quale può anche ingannare. Kuze stesso è schiavo, perché non può tirarsi indietro. E l'idea in questione contempla la necessità di azioni "politiche", di uso della menzogna (o della mezza verità, che è la stessa cosa).

La saggezza del nonnetto è l'ultima seria possibilità data a Kuze per salvare capra e cavoli: "proprio in questo momento, la realtà deve avere priorità sull'ideale". Ma è proprio questo il punto scottante: la realtà dovrebbe sempre avere priorità sull'ideale! in ogni caso, in ogni momento, in ogni circostanza, la concretezza della realtà rispetto all'ideale che vuole forzare la realtà.

Miseriaccia, verrebbe proprio da gridare all'autore della serie: "ma allora lo ammetti!"

C'è molto di più di un semplice vecchio consiglio da vecchio nonnetto saggio quando suggerisce umilmente ma decisamente a Kuze di fermare tutto.

La debolezza dell'idea religiosa indicata da Kuze sta proprio nel fatto che è un'idea, è un'astrazione, ed è un'astrazione per la quale si può sacrificare la verità (ossia la realtà).

Da non trascurare:

Giudizio complessivo: esaltante, anche filosoficamente e teologicamente.


Dedicato a Cecilia - Rimini, tarda serata di Natale 2007

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