continua (next page) main index Carissimi, vi parlo stavolta di altra gente passata per la megaditta, e di altri tragici eventi accaduti. Vi ricordo che come al solito... è TUTTO VERO! E gli unici eventi non tragici sono... boh? A parte il momento in cui si parla di spettanze, competenze, retribuzione e soldi in generale, non ne ricordo! :-) In ogni caso questa è l'ultima megapuntata della miniserie, per un totale di quasi 120kb totali di "racconto".

This page describes why they called me "Jim the Phenomenon".

In quel tempo era periodo di grandi genialate di programmazione, e facevamo ovviamente a chi la faceva più grossa. Una volta io me ne tirai una talmente galattica (forse fu quando spiegai ar Paolino er secchino, noto torpignattonto residente nella zona di Torpignattara, tutti gli ammennicoli intorno al programma di stampa etichette, dal bypass driver a XXX), che lui, non riuscì a trattenersi dal dirmi: "aó... ma a té te chiamavano proprio Jimmi er fenomeno!" (notare le minuscole di Er e di Fenomeno: anche se si riferiva al personaggio interpretato da Luigi Origene Soffrano l'intento era quello di elogiare le mie matte e imprevedibili genialate, da vero "fenomeno").

Visto che si stava appropinquando il megadirettore ereditario in sala Click here for Circumvesuviana trains! software, e volendo continuare a spararmi le pose, ripetei la frase piazzando le maiuscole e con un accento trionfante: "aó... a mé me chiamavano Jimmi Er Fenomeno!". Proprio in quel momento entravano Arf e il megadirettore megagalattico ed Arf non potè resistere a chiedermi: "e come mai a té te chiamavano Jimmi Er Fenomeno? famme capì, spiegace n'po'". Ed io spiegai, con dovizia assoluta di particolari, e furono grandi momenti di gloria totale (era nato il nuovo personaggio, uguale spiaccicato a quello Marvel, era finalmente riconosciuto Jimmi Er Fenomeno - ben altro che il vecchio personaggio da filmetti pseudocomici di serie B), il megaboss era muto come un pesce perché l'unica frase plausibile che poteva pronunciare era "ti meriti proprio un aumento, ti meriti un Potente Aumento di Stipendio!", ed infatti, come volevasi dimostrare, NON la pronunciò!

In quei giorni eravamo di rientro dall'ennesima megamissione a XXX nella più mefitica che mitica Volvo, io, il megaboss e Paolino il secchino. Era notte, ed all'altezza del casello di Bologna, mentre azzardava un sorpassaccio, al megaboss venne quasi un colpo: disse: "AH! Idea!" e mentre riusciva per un pelo ad imbroccare l'uscita di Bologna mentre sonori clacson annunciavano notevoli imprecazioni in aramaico ed altre quarantadue lingue da tempo scomparse, pronunciate da altri (e più prudenti) guidatori sull'autostrada, lui ci spiegava la sua trovata geniale: "Direi di dormire a Modena, conosco un ottimo alberghetto, domattina" [di sabato!?] "ripartiamo per Roma e..." [attimo di pausa] "...vi andrebbe di ripartire col treno stasera stessa?". Paolino annuì di colpo, io non capivo che stava succedendo e -sarà stato il sonno- ho confermato anch'io. Ci prendemmo il nostro bel treno per il rientro, credo verso mezzanotte o giù di lì, da Bologna, mentre il megadirettore ereditario partiva verso Modena. Poi qualche maligno mi disse che lì c'era la sorella di un cliente (quella con XXX XXX) ed altre calunnie simili; io non ho mai potuto verificare e quindi per me rimangono calunnie... ;-)

In quel tempo andavamo spesso, anzi spessissimo a XXX. Ora cor Paolino, ora con Arf, ora con tutti e due, insomma c'erano un mucchio di cose da fare e stavamo sempre in megamissione, ogni settimana, tutti i mercoledì/giovedì/venerdì lì. Il rientro era di venerdì "sera" (cioè il sabato mattina verso le quattro del mattino), ed a seconda degli orari di fine lavoro mi regolavo coi treni da prendere per il rientro all'ovile [a casa]. Di solito, ottimisticamente, pensavamo di partire al massimo alle quattro o alle cinque di pomeriggio da lì: ebbene la volta che ce ne siamo andati davvero PRESTO erano come minimo le 19:30. TUTTI, dico TUTTI i venerdì sera si tirava sempre fino a tardi, per un motivo o per l'altro.

I miei treni preferiti erano:

Capite? il diretto delle quattro e trentasette del mattino! Mai treno aveva orario più assurdo! Le FS mi sono riconoscenti per averlo massicciamente usato... :-)

Una volta a bordo del "quattro e trentasette" eravamo in tre persone: il macchinista, il capotreno ed io! Il capotreno, cinque minuti dopo la partenza, venne da me a consigliarmi di mettermi in una carrozza più indietro perché in quella dov'ero non funzionava il riscaldamento! Se fossimo state le solite trecento persone del diretto delle 12:30, sarebbe stato altrettanto gentile? ;-) Non mi chiese neppure il biglietto: ero l'unico a bordo di quel treno e se avessi voluto inventare una scusa del tipo "ce l'ha mio padre, sta più indietro nel treno, ora vado a chiamarlo", avremmo percorso in lungo e in largo un treno vuoto!

Mi sembra di ricordare di averlo preso almeno una ventina di volte, solo una o due delle quali non era di sabato mattina... di sabato notte, voglio dire!

Come già detto tempo fa, da noi c'era un odiosissimo "commerciale coi baffi". Nel senso che è il sogno di ogni direttore megagalattico ereditario: si farebbe mettere davanti ad un plotone di esecuzione pur di far risparmiare soldi e/o guadagnare prestigio alla megaditta.

Il commerciale coi baffi era un vero rabbino in fatto di orari: pretese orari di lavoro giapponesi (massacranti, per il bene della megaditta), su cui effettuava un controllo alla tedesca (preciso, puntiglioso e pignolo fino all'esasperazione), in barba alle "lotte sindacali" all'italiana che i miei colleghi fissi di lì avevano fatto per ottenere l'"orario dinamico".

Una volta il commerciale coi baffi ci raccontò una barzelletta assurda.

In quei giorni eravamo partiti in megamissione per Milano. Lui alla guida, l'ingegnere XXX avanti ed io dietro con trecentonovantaquattro tonnellate di bagagli ed attrezzature elettroniche varie (oops, questa è l'unica volta che ho esagerato!). Ad un certo punto, circa una sessantina di chilometri prima di Bologna (metterei la mano sul fuoco: i km saranno stati di più e non di meno), in pieno tratto appenninico, cominciò a raccontarci una barzelletta.

La barzelletta terminò a XXX INOLTRATO!!!

Eravamo a bordo del suo non velocissimo Renault Espace (suo e non della megaditta, però quella era una situazione di emergenza e secondo lui valeva rischiare la propria macchina per la megaditta... peccato che tutte le altre volte fosse sempre stata perenne emergenza!).

All'altezza di Bologna credemmo che stava per finire. ZOT! Con la sua perspicacia allungò ancora di più la barzelletta. A Piacenza non ne potevamo più, ma la barzelletta era ben lontana dal finire. A Melegnano uscimmo al casello e passammo sulla via Emilia verso XXX. E la barzelletta non finiva. Arrivammo a San Giuliano Milanese e la barzelletta era agli sgoccioli, ma il traffico la fece continuare. Arrivammo dal megacliente, e lui fermò al centro del parcheggio quel tremendo Espace, e non ci fece scendere per un minuto e mezzo netto perché era alla battuta finale. Improvvisamente, con un'abilità da oratore patentato, pronuncia di colpo la battuta finale.

DELIRIO!

Non l'avevamo capita! Ce la dovette ripetere (solo la battuta, per fortuna, mica tutta quella filippica di barzelletta che avrebbe potuto vincere il premio LOGORROICA XX SECOLO).

Io ebbi un attimo di allucinazioni; era sera e per giunta tardi: dovevamo partire "di mattina presto" ed invece imboccammo l'autostrada alle undici e mezza; gli operai erano già andati via tutti e a me spettava comunque risolvere uno dei perenni guai di quei pazzoidi... :-) ...vi lascio immaginare che sollievo, un'ora dopo, quando il Baffo mi disse "vabbè, se è complicato ne riparliamo domani" ed io pensai "È COMPLICATOOOOOO!" giustificandomi con la mia coscienza che la barzelletta appena ascoltata (che poteva essere riassunta in dodici secondi netti, pause incluse) era stata una tortura superiore alle mie possibilità fisiche e morali.

Altre persone sono passate per la megaditta: uno che nel 19XX mi vendette per XXX lire l'espansione da 256 a 512k per l'Olivetti M19 di un mio amico (incredibile ma vero); ricordo solo che il suo cognome iniziava per M. Poi c'era un "ragazzetto" (così definito dal megaboss perché aveva solo 15 anni) che era un asso del saldatore, faceva certi lavori incredibili che gli altri tecnici hardware con una massiccia esperienza non riuscivano neppure a sognare, ma si stancava dopo due ore scarse e voleva sempre andare a casa a guardare la televisione. Infatti durò nella megaditta solo due giorni... fra l'altro lui non riusciva a lavorare se la sua ragazza (una che pareva una bambina di 11 o 12 anni circa) non era "al suo fianco"; lui perse il posto (non si è mai capito se lo perse o lo lasciò) perché la lei in questione si annoiava a morte nel vederlo saldare componenti (sia pure con mano da maestro)... C'era poi un ingegnere molto bravo che però veniva pagato a peso d'oro: quando il megaboss scoprì che faceva esattamente quello che già sapevo fare io (lui lo faceva in assembler per far vedere di essere un tostone e per spararsi le pose, e il megaboss ci cascava), il tizio non è stato chiamato più... il suo programma più famoso era XXX, dal nome si capisce tutto (?!?! mai nome fu più assurdo, per quel tipo di programma)... si chiamava XXX, se non sbaglio.

Poi c'era un altro programmatore molto bravo che però abbandonò il lavoro per aprire una scuola di programmatori. Era l'unico che commentava in Pascal i suoi listati assembler. E metteva tante di quelle pezze che i programmi una volta che cominciavano a funzionare non dovevano essere più toccati! Una volta ar Paolino er secchino toccò riscrivere un intero pezzo perché qualsiasi più piccola modifica mandava in tilt il sistema (il tizio si era calcolato addirittura i cicli di clock di ogni istruzione e flusso di istruzioni macchina!). Se non sbaglio il suo cognome iniziava con la G. Poi c'era il mio carissimo amico XXX di Macerata con cui ho perso ore e ore a parlare di software e a scambiare programmi; quando veniva il megaboss cambiavamo al volo discorso e passavamo a parlare di programmazione... avrebbe dovuto aprire una BBS, poi ha deciso di tentare la fortuna col XXX (fornitore di servizi) e lo sento in media una volta ogni 18-24 mesi... Infine il probabilmente già citato XXX, quello delle "XXXate", che di tanto in tanto chiamava il megaboss dal suo bar e gli diceva "XXX, mi è venuta una grande idea..." e dopo una settimana i tecnici stavano a montare e noi softwaristi stavamo a scrivere il firmware :-).

Tanta gente, tanto software e tanto hardware è passato per la megaditta, ma la situazione è sempre la stessa: emergenza perpetua, orari assurdi, gente stranissima, software sempre da documentare e aggiornare perché per il megacliente di turno non va mai bene, esaurimenti nervosi, etc etc... ma la storia - per vostra fortuna perché mi rendo conto di avervi fatto due scatole così - è finita qui. Auguro a tutti di trovare un posto di lavoro umano e non così fantozziano; leggendo tutte queste storielle viene sicuramente da ridere [per questo le ho scritte], però a viverle in prima persona... è una vera mazzata! Ora ci rido anch'io, ma se avessimo scattato foto delle facce che avevamo nelle situazioni di "spalmati nella XXX più nera", avrebbero potuto tirar fuori un soggetto per un nuovo film ("La fine del mondo", "Guida pratica al suicidio", "Hiroshima due giorni dopo la bomba", "Fantozzi all'inferno" o come pare a voi... ;-)


Click here for index page.

indietro (previous page) - send e-mail - continua (next page)