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This is "Super Eroica" ("super heroic"), an heroic military comics Italian magazine (Italian? it seems that it's just a translation of some British comics...!)
Merita un po' di spazio anche questa rivista a fumetti, il cui titolo è tutto un programma: "Super Eroica" (4 grandi storie inedite di cielo, di terra e di mare) quindicinale, 276 pagine, prezzo di copertina lire 600, anno XVI, numero 355, del 1' agosto 1980. Riporto testualmente il sommario di questo numero (errori grammaticali inclusi):

"7º Plotone". Gli uomini del Settimo Plotone hanno combattuto nel nord Africa e ora si trovano in Italia, nella lunga avanzata verso il nord. Guardate quei pazzi! Sono quelli del settimo! Ci vuole altro che pochi tedeschi per fermarli! Se ci provano loro possiamo farlo anche noi! Forza!

(commento mio) È la storia di eroici soldati britannici, coraggiosi e obbedienti, che vanno a suonargliele ai soliti tedeschi. I tedeschi, cioè "il nemico", vengono sempre qualificati con nomignoli spregiativi ("crucchi"), ma mai come "nazisti". Caso notevole, in tutte e sessantadue le pagine si vede una sola svastica, piccola, sulla berretta di un ufficiale tedesco. I tedeschi peraltro fanno anche i complimenti agli inglesi ("coraggiosi"). Alcuni episodi, senza né capo né coda, mostrano moralisticamente lo spirito di corpo, il coraggio fino alla temerarietà, lo sprezzo del pericolo e nessuna paura della morte. Sono i soldati ideali...!

"Squadriglia 603". Che ne pensa maggiore? Ce la faremo a fermare gli unni? Dipende solo da noi, Ted. La salvezza della nazione dipenderà esclusivamente dalla loro abilità di combattenti. Dovete rendervi conto che alla dura e cruenta battaglia dei cieli è legata la salvezza dell'Inghilterra. Subito Ted gira il bottone della mitragliatrice nella posizione di fuoco. Alla fine vince sempre il migliore. Poche ore dopo sono in grado di sperimentare la nuova tecnica. Evviva! Un unno di meno! È solo un dannato unno, non può farcela contro di me.

(commento mio) Tanto per cambiare, gli eroici eroi della R.A.F. (Royal Air Force) le suonano di brutto alla Luftwaffe tedesca, però per drammatizzare almeno un po' la storiella ci sono i soliti prevedibili ingredienti: allarmi continui e battute dei piloti che dormono poco, una perdita ogni due o tre combattimenti aerei, coraggio oltre il limite della temerarietà. Durante un bombardamento, ad un militare scappa una battuta che sa quasi di religioso: "Oddio, oddio... fa che non ci crolli tutto addosso!"

"A caccia di gloria". Il caporale Harry Strang è un veterano della guerra nel deserto. Se appena ci muoviamo ci impallinano come tordi! Il caporale Strang sa che corrono il grave rischio di fare la fine del topo in trappola... Otto morti e tre feriti, e per che cosa? Il nemico non ha subito danni sostanziali. ...Piazzando le cariche esplosive nei punti dove sanno che l'effetto distruttivo sarà devastante al massimo...

(commento mio) Harry Strang che discute col suo superiore I tedeschi non parlano mai. E quando parlano dicono "Teufel" oppure "Himmel", e poi i soliti "aaagh". L'eroe di turno, Harry Strang (un eroe deve per forza avere un nome combattivo e virile come questo; naturalmente i lineamenti dell'eroe sono da uomo duro, vissuto, deciso) è tentato diverse volte di disobbedire ad un superiore un po' imbecille (ovviamente disegnato con lineamenti da imbecille), ma riesce sempre a salvare la pelle e contemporaneamente eseguire gli ordini. In questa storia compaiono pure i giapponesi. Pure non parlano mai, se non per dire "morte ai cani bianchi! banzai!". E infine compare un'altra battutina dal sapore quasi religioso: "Che il cielo ci aiuti se accade qualcosa al maggiore Hanson..."

"Quella puzza di pesce". Sei uno dei soliti danati pescatori che sanno sempre tutto. Bravo! Tenente: cinque giorni di ferri a questo nostromo. Il capitano di fregata Philip Doolidge è uno di quegli ufficiali con i gradi cuciti alla pelle... Siamo in guerra da sei ore con quel bastardo chiacchierone con i baffetti da prestigiatore! Duri uomini di mare. Morris, fuori le nespole! Quei bastardi sono qui sotto e li dobbiamo far scoppiare come un melone!

(commento mio) Quarta e ultima "storia inedita". Disegnata nientemeno che da Emilio Cecchetto. Il tratto è giovane e movimentato, per uno alle prime armi (che per guadagnare qualche liretta si arrende a disegnare roba del genere), ma soffre troppo a dover assecondare esigenze editoriali (stile, dialoghi, sequenze d'azione) e di mercato (soliti eroi inglesi contro soliti cattivoni tedeschi). Nelle prime pagine si disegna l'eroe bravo e coraggioso con quanti più tratti virili è possibile in quanto meno spazio è possibile (eh, la linea editoriale...!) Finalmente si cita Hitler e compare qualche piccola (molto piccola) nota storica. Naturalmente la storia, come tono, qualità e azione, è uguale alle altre pubblicate in questo numero e a tutte le altre dei numeri precedenti: agli eroi, in fondo in fondo, basta poter contentare un po' il proprio orgoglio personale.

Risultato: fumetti con finalità educative, intrisi di moralismo da caserma, di un'ingenuità da far sorridere (o piangere, a seconda dei casi), e per giunta di produzione e mentalità anglosassone. La morale è sempre la stessa: inglesi uguale buoni, tedeschi (e giapponesi) uguale cattivi. Il "cattivo" è freddo, deciso, meccanico, senza volto, buono solo ad essere ammazzato a suon di proiettili, granate, mortai e cannoni. Sembra che i soldati inglesi combattano un nemico robot, un'entità non umana, vuota, plastica, pericolosa solo perché intenzionata ad ammazzare. Perfino gli "alti ideali" rischiano di apparire quasi secondari, perché la "salvezza dell'Inghilterra" suona come un concetto alquanto vago.

Vanno a farsi friggere l'esattezza storica (le prime tre storie hanno riferimenti storici men che minimi), la caratterizzazione dei personaggi (tagliati con l'accetta: il buono, il codardo e il cattivo; non esistono altre categorie), il realismo delle storie (come in tutte le storielle il buono vince, malgrado qualche sacrificio; il cattivo le busca alla grande; il codardo fa figuracce e guai a ripetizione -che al buono tocca pazientemente riparare- e generalmente muore) e la plausibilità delle scene (la guerra presentata in quelle pagine riguarda solo soldati; quelli di serie A che fanno la parte dei protagonisti, e quelli di serie B che servono solo a morire o al limite a fare un minimo di comparsata).

Notevole il fatto che per sedici anni la Editrice Dardo abbia potuto pubblicare con discreto profitto simili sbobbe (del resto non era l'unica): nel suo catalogo c'erano il mensile "Super Eroica Capolavori", il quindicinale "Capitan Miki", e i trimestrali "Freccia Pocket" e "Banzai". Pure ipotizzando che si siano limitati a comprare fumetti inglesi e tradurli, è evidente che per un discreto numero di anni la domanda non sia mai venuta meno (ed è una domanda che si accontenta di una qualità decisamente inferiore dei vari Tex, Zagor e affini).

Questi "fumetti per militari", che avrebbero far sognare un po' il diciottenne in servizio a un migliaio di chilometri da casa, sono un fenomeno di costume degli anni sessanta, settanta e ottanta, curiosamente ignorato da sociologi ed esperti delle comunicazioni, che al più si limitano ad affermare che la lingua italiana gli italiani l'hanno imparata dai fumetti e dalla TV.


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