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Questa pagina tratta di un episodio della serie Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2nd GIG.

La prima serie di Stand Alone Complex è discussa qui.


09: The Hope Named Despair - Ambivalence (la disperazione chiamata speranza - ambivalenza)

Colossale battutaccia della Kusanagi: "Se ti affidi alla sola tecnologia [intelligenza artificiale] allora prima o poi ti potranno hackerare anche cani e gatti". Giurerei che l'autore della serie pensa esattamente il contrario: non è da lui ammettere, a questo punto della serie, che l'intuito umano sia ancora innegabilmente superiore a quello delle macchine in qualsiasi caso (specie dopo che lui ha "umanizzato" i Tachikoma nella prima serie).

Anche qui si parla del rapporto tra corpo e anima, oops - tra corpo (umano o cyborg) e ghost (l'anima in "versione informatica", come discusso già qui). L'autore di queste serie "Ghost in the Shell" ("l'anima nel guscio": e il guscio è evidentemente il cervello umano potenziato in versione elettronica) ha addirittura piacere a ricordare che c'è un legame strettissimo tra corpo ed anima, poiché cambiamenti di uno si riflettono nell'altra e viceversa (una persona che ha appena subìto una brutta delusione non ha quella forza fisica ed intellettuale che aveva un minuto prima: è il motivo per cui per esempio esiste la tortura dei prigionieri, la musicoterapia, la guerra con la propaganda ed il terrorismo, il frequente caso di brillanti studenti che falliscono un esame o addirittura abbandonano a metà il corso degli studi a causa di faccende sentimentali...).

Paradossalmente, in questo stesso episodio ci sono alcuni atti di terrorismo suicida, che Batou commenta come "ultima risorsa" della disperazione. Ciò è accettabile però solo ad una mentalità come quella giapponese; a noi suonerebbe come una giustificazione del terrorismo, una giustificazione avente come corollario il fatto che la vita in fondo in fondo non varrebbe nulla, e che una persona sufficientemente "motivata" possa onorevolmente decidere di suicidarsi per "aiutare" e difendere una qualche "causa". Intendiamoci: se i giapponesi hanno una mentalità del genere è perché oggi, nel 2005, hanno ancora una media annuale di un suicidio ogni diciassette minuti (non scherzo: è una piaga talmente nota che è da tempo passata in secondo piano nei nostri notiziari, dove fa più notizia una squadra di venti pompieri con attrezzature elettroniche che salva uno puzzolentissimo cagnetto che le grandi quantità di morti "standard" delle varie cause su cui i media amano ordinariamente tacere).

Questo episodio peraltro tira fuori fra l'altro diverse chiavi di lettura per la nostra storia contemporanea. Gouda lascia capire che i rifugiati vengono utilizzati in modo indiretto per creare nel resto della popolazione uno stato d'animo collettivo tale da imporre una linea politica ben precisa (che altrimenti sarebbe stata assai difficile da attuare). Le azioni terroristiche dei "Refugee" sarebbero direttamente organizzate da chi vuole che i "Refugee" siano considerati nemici dello Stato (cioè, del nuovo Stato che sta per essere creato): e nonostante il maggiore Mòtoko Kusanàghi insista in quella conversazione-interrogatorio per carpire altri dettagli, è evidente che Gòuda Kazùnoto sta dicendo che non solo lui stesso è al lavoro per produrre l'eroe, ma è la vittima a produrre deliberatamente gli attacchi suicidi per crearsi artificialmente il motivo per contrattaccare.

Si tratta di una tesi che ordinariamente verrebbe bollata come "complottismo", intendendo con questo termine l'ingenuità di quelli che non trovando spiegazioni sufficienti per determinati eventi storici importanti, tendono a "identificare" (cioè esagerare o addirittura inventare) delle spiegazioni su "poteri occulti" (in realtà questo tipo di "complottismo" si spiega abbondantemente con la psicologia, con la sete dell'uomo di avere una spiegazione razionale e comprensibile di eventi che sono talmente grandi da non essere facilmente investigabili).

Nei panni della Kusanagi travestita per l'occasione dovrebbe subito apparire il sospetto di una macchinazione ancora più alta: Gouda potrebbe star montando un bluff perfino in questo momento (dopotutto, scoprendo l'hacking si dirà "meravigliato che ci abbiano messo tanto tempo").

E la sezione 9, secondo Gouda, resterebbe in qualsiasi caso combattuta tra la protezione del popolo (i cui sentimenti verrebbero alterati da questo burattinaio che "crea eroi" - ed antieroi - su misura delle azioni politiche) ed il proprio senso di responsabilità ed onestà. La situazione tipica, insomma, del militare che è costretto dalle circostanze a rifugiarsi nella mentalità del "ho solo obbedito agli ordini": ed in una ipotetica Norimberga di questa serie animata, la sezione 9 non sarà in grado di rispondere diversamente.

Assolutamente speciale la colonna sonora, I can't be cool, (in italiano a dispetto del titolo), cantata da Ilaria Graziano, durante le fasi più delicate dell'attacco informatico. Naturalmente, per quanto possano essere complessi (o semplici) i computer rappresentati in questa serie, un attacco "pirata" contro un sistema informatico è assolutamente noioso... ;-)

Ed anche lo scollegare cavi, dovrebbe essere assolutamente noioso (invece vediamo perfino qualche scintilla, come neanche negli anni cinquanta e gli impianti a valvole).

Giudizio complessivo: gustoso e godibile.


Bologna by night

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