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Some considerations before purchasing a digital camera...
Attenzione: clicca qui per le altre pagine che ho dedicato alla fotografia digitale.

La valutazione di una fotocamera digitale oggi purtroppo è ridotta alla stupida moda di guardare il numero di megapixel ignorando tutto il resto (sensibilità alla luce, zoom, impostazioni manuali di tutti i parametri critici, etc).

Dopo molti anni che utilizzo e provo fotocamere digitali, sono giunto alla conclusione che per valutare una fotocamera occorre tenere in considerazione almeno questi CINQUE parametri, in ordine di importanza, tenendo presente anche le possibilità di impostazioni manuale:

  1. la risoluzione massima (quella reale, non quella interpolata: l'interpolazione è un artificio software) in termini di pixel;
  2. lo zoom ottico (quello ottico, non quello digitale; lo zoom digitale pure è un artificio software), in termini di minimo e massimo rispetto al canonico "equivalente 35mm" (e non in termini di "quattro ics" o "sette ics", come dicono in giro: i "tre ics" di 35mm fanno 105mm, mentre i "tre ics" di 28mm fanno solo 84mm!), e la possibilità (ed i costi - tipicamente alti) di montare filtri e lenti aggiuntive;
  3. distanza e zoom del modo close-up (in termini di centimetri di distanza e di zoom ottico equivalente);
  4. l'intervallo di sensibilità, in termini di ISO ASA equivalenti;
  5. l'intervallo dei tempi di esposizione (in termini di secondi) e dell'apertura dell'otturatore.

Questi cinque parametri di valutazione, sulla base della mia pluriennale esperienza in materia, dicono se si può almeno cominciare a prendere in considerazione la fotocamera e passare quindi ad analizzare le altre caratteristiche.

È difficile dare un valore di "sufficienza" per i sopracitati parametri, per il fatto che la tecnologia va avanti a passi da gigante, e quel che si compra stamattina sarà già obsoleto stasera ed abbondantemente superato nel giro di sei mesi. Provo comunque a dare delle indicazioni.

Un articolo con altre indicazioni tecniche è in questa pagina.



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Utilizzo delle fotografie.

Salvo casi particolari (compresa la stupidità dell'acquirente), di tutte le foto scattate da una fotocamera digitale:

  1. verranno stampate solo in piccolissima percentuale; non facciamoci illusioni, stampare costa troppo, e avere un archivio fotografico sul proprio computer non costa niente (neppure la fatica di scartabellare fogli);

  2. dovranno essere quasi sempre ritagliate e ridotte alle dimensioni utili (web, email, documenti, presentazioni, etc), ritoccando al più luminosità e contrasto;

  3. verranno assai raramente elaborate (sfumature, falsi colori, effetti speciali, aggiunte di scritte, conversione in bianco e nero, etc);

  4. saranno quasi sempre conservate nel loro formato originale (per poter ritagliare e riciclare quando torneranno nuovamente utili).

Dunque l'utilizzo sano di una fotocamera digitale include, oltre al tempo "sul campo" a scattare fotografie e a travasarle sul computer, anche il tempo (che non è affatto poco!) per ridurle in formato utilizzabile. Non esagero se dico che per ogni foto di un certo interesse occorre un minuto intero di lavoro. Peraltro, grazie al "costo zero" delle fotografie, uno dei principali motivi per cui vale la pena comprare una fotocamera digitale è la possibilità di scattare anche decine di foto allo stesso soggetto e poi lavorare su quella che è venuta meglio (tipicamente ci si rende conto di questa cosa solo dopo aver imprecato per la quarantesima volta "ma perché lì non ho scattato almeno un'altra foto? eppure il tempo c'era e lo spazio sulla macchinetta abbondava...!").

Nel migliore dei casi occorre ritagliare o ridimensionare a misura dell'utilizzo che se ne vuole fare. Tutti abbiamo certamente provato almeno una volta nella vita il tremendo fastidio di qualche grullo che ha appena comprato una fotocamera digitale e ci manda via email qualcuno dei suoi primi approssimativi scatti, che avremmo volentieri risparmiato di prelevare e vedere, poiché nel migliore dei casi lui avrebbe dovuto almeno ritagliare o ridimensionare.

Non è bello ricevere un malloppo di un paio di megabyte per vedere una faccia nera e un fondo bianchissimo e tutti i contorni "mossi" perché il provetto "fotografo" non sapeva che effetto fa avere la luce alle spalle del soggetto...

DEFICIENTI!!! È proprio da grulli mandare per posta elettronica le immagini della fotocamera "non trattate". Ogni buona fotocamera tende infatti a salvare nel file immagine molte più informazioni dello stretto indispensabile, e dato che devono salvare molto velocemente allora non si preoccupano di ottimizzare fino all'ultimo byte. Non è raro trovare fotocamere che creano dei JPEG di dimensioni di uno o due megabyte per ogni immagine.
Una volta ritagliate e salvate alla qualità giusta (da un certo livello di qualità in poi ci accorgeremo che il file diventa più grande ma l'immagine non ci sembra più migliorare), le immagini diventeranno dell'80-90-95% più piccole (non scherzo). Quasi tutte le immagini di questo sito, pur ritagliate alle dimensioni di circa 741×555, raramente occupano più di 50-60k (contro i 300-400k degli originali da 1152×864)!!!

Sì, occorre lavorare su ogni foto.
Le foto infatti contengono spesso e volentieri "rumore": un polso poco fermo, un'illuminazione non ottimale, poco contrasto, etc.

Non è affatto un dramma dover ritagliare o ridimensionare le foto, non è un crimine "ritoccarle" leggermente. Dopotutto, se volevamo una foto di valore legale (per esempio le foto dell'automobile incidentata), avremmo utilizzato una normale macchinetta fotografica a pellicola. La fotocamera digitale è un altro pianeta, è un altro modo di pensare e di fotografare.

TUTTE le foto di questo sito sono state almeno ritagliate o ridimensionate; quasi sempre con l'aggiunta di un po' di luminosità e contrasto (perché l'illuminazione è spesso uno dei punti più critici).

Piccola parentesi: un modo sicuro per rovinare decine di fotografie consecutive è lasciare qualche generosa polliciata sull'obbiettivo, possibilmente con le mani sudate: le impronte digitali non sono rientrano nella messa a fuoco dell'immagine (quindi non appariranno nella foto) ma influiranno sulla distribuzione della luce (e influiranno anche di più nel caso di dita sudate e impolverate). Inutile precisare che questa delle polliciate è una specialità diffusissima, e per capire chi avete di fronte basta porgergli (a vostro totale rischio e pericolo) la vostra preziosa fotocamera...!

Il software da usare...

Tipicamente si usa Photoshop oppure il buon vecchio Microsoft Photo Editor. Quest'ultimo è consigliabile perché è molto più leggero e maneggevole (si può usare comodamente anche sul più vecchio dei Pentium in circolazione; gira bene e velocemente anche con poca memoria); lo si trova tra gli accessori di Microsoft Office, ma pochi lo conoscono perché di default non viene installato assieme agli altri componenti di Office. I software a corredo delle fotocamere sono tipicamente "roba da depliant": belli da vedere, belli da raccontare, ma tremendamente lenti e complessi da usare.

In ambiente Linux la scelta cade obbligatoriamente su Gimp perché è il migliore in assoluto. Ho usato Gimp per pressoché tutte le foto di questo sito (quando poi da Linux sono passato al Mac, ho usato l'iPhoto e il GraphicConverter che mi erano stati regalati in bundle col Powerbook... salvo poi scoprire, subito dopo, che Gimp è disponibile gratuitamente anche per il Mac!).

Ovviamente, presa dimestichezza col programma di fotoritocco, tutto dipenderà da quanto tempo ci vuole per convertire una foto da "grezza" (così come è uscita dalla fotocamera) a "utilizzabile" (ossia dalle dimensioni e aspetto che ci servono). Il grullo che si sente "fotografo" prima o poi userà la fotocamera solo come soprammobile, perché si scoccia di ritoccare e ridurre, si scoccia di aspettare dieci secondi che il programma di visualizzazione immagini termini di salvare su disco, si scoccia perfino di travasare le foto dalla fotocamera al computer... perciò è grullo: è uno che crede che le foto si aggiustino da sole, senza lavorarci su!

Nell'aprile del 1999 comprai questa grintosa Kodak DC210 Plus e dopo cinque anni e mezzo ancora la uso con discreto piacere (oltre trentamila foto scattate, delle quali solo un terzo conservate perché le giudico avere almeno un piccola percentuale di riutilizzabilità). Conoscere i limiti e le capacità della propria fotocamera è importante almeno quanto l'avere "l'occhio da fotografo" che intuisce subito le condizioni di luce e contrasto (e capisce se e come deve regolare la macchinetta). Per cui, sia pure nei limiti delle foto "da web", riesco ad usare con discreto piacere anche un residuato bellico come quella.

Risoluzione massima.

La risoluzione massima, oggi pomposamente indicata in "megapixel", va confrontata con la risoluzione video dei computer e notebook che usiamo normalmente.

L'operazione più comune su una foto "imperfetta" è il ridurre la risoluzione a metà (il che migliora di conseguenza contrasto, contorni, etc). Con uno schermo di 1024×768 penserei ad una foto originale di almeno 2048×1536, ossia tre milioni circa di pixel, ossia tre megapixel. Una simile riduzione può far sparire abbastanza anche l'effetto "mano poco ferma" (in alcuni casi, su foto "molto mosse", è bastato ridurre la risoluzione a un quarto dell'originale per farle sembrare "piccole ma perfette").

Le basse risoluzioni supportate dalla macchinetta probabilmente non le useremo mai, salvo in condizioni urgenti e disperate di "rullino" ormai pieno. Meglio ridurre un po' la qualità del salvataggio dell'immagine (per esempio da "Extrafine" a "Fine" o a "Normal"... anche se i produttori amano chiamare questi livelli nei modi più esotici possibili) piuttosto che ridurre un po' la risoluzione. Nel primo caso la differenza sarà pressoché sempre trascurabile (in presenza di luce sufficiente ho ottenuto buone foto anche con la qualità minima), mentre la risoluzione non si può diminuire senza perdere nettamente in qualità.

Che quindi la fotocamera supporti cinque o dieci diverse risoluzioni non è importante; sono di quelle caratteristiche che non costano nulla al produttore e servono solo a riempire i depliant.

Un altro motivo che induce a scegliere risoluzioni alte è il fatto che spesso occorre "ritagliare" la foto, segando via anche il 90-95% dell'area originale dell'immagine. Un esempio per tutti: fotografare la costa dal mare aperto implica che il cielo e il mare occuperanno non meno del 90% dell'immagine (della quale però alla fine ci interesserà solo la "striscia" costiera, quanto più larga possibile).

Zoom ottico.

Un equivoco della pubblicità è di indicare lo zoom massimo senza specificare a cosa si riferisce. Chiariamo innanzitutto tre punti:

  1. lo zoom indica il numero degli ingrandimenti, per cui applicando uno zoom "2×" si vedrà l'oggetto fotografato occupare teoricamente il doppio della larghezza rispetto allo zoom originale; per esempio, se un soggetto ci occupa 200 pixel di larghezza con lo zoom a "35mm", possiamo aspettarci che sia di circa 400 pixel con lo zoom a "70mm";

  2. lo zoom indicato per le fotocamere si riferisce sempre all'obbiettivo "grandangolo" (campo di vista più largo); per esempio una macchinetta con zoom "3×" e zoom minimo da 35mm equivalenti, avrà un range utile da 35mm a 3×35=105mm;

  3. il cosiddetto "zoom digitale" non fa testo perché si tratta di un artificio (la macchinetta duplica i pixel intermedi e magari "ammorbidisce" i colori facendone la media, il che serve a far sembrare più grande la fotografia); lo zoom digitale è generalmente un giocattolino assolutamente inutile perché ripete sulla macchinetta la funzione "ridimensiona immagine" di qualsiasi programma di grafica (come i citati PhotoEditor, GraphicConverter e Gimp).

Occhio agli inganni: una fotocamera con zoom 7× può essere tanto una che va da 28mm a 200mm equivalenti, tanto una che va da 35mm a 240mm. E le differenze, come vedremo tra poco, sono notevoli. Un altro inganno è dire che una fotocamera ha 15× di zoom "combinato" totale, il che magari significa che ha 3× di zoom ottico e 5× di zoom digitale, e quindi in fin dei conti è solo una "3×". C'è anche da osservare che lo zoom delle telecamere è assai più potente perché ha a che fare con immagini "dinamiche" (il nostro occhio che guarda la TV non si accorge che quelle immagini sono larghe solo 625 pixel!), e non con soggetti "statici" come le fotografie (in cui anche un solo pixel colorato male può risaltare all'occhio).

Quando parlo di zoom, mi interessa conoscere lo zoom minimo (ossia il wide angle, l'angolo massimo ottenibile) e lo zoom massimo (ossia il telephoto, per fotografare soggetti a grande distanza).

Le fotocamere più economiche hanno uno zoom fisso, tipicamente proprio da 35mm equivalenti.

Un valore di wide angle ragionevole è da 29mm o meno; col 28mm si riesce approssimativamente a fotografare un'intera stanza quadrata stando in un angolo della stessa. Varrebbe la pena comprare una fotocamera digitale di quelle con zoom fisso da 24mm (eccellente!) solo per le foto "larghe"...

Da notare che al di sotto dei 35mm equivalenti le foto possono risultare "tondeggianti" ai lati, per effetto dell'ottica della macchinetta; occorrerebbero lenti molto grandi e costose per evitare gli effetti di "distorsione", "barile", "angoli scuri" (effetto "vignetta"), etc.

Nel fotografare certi soggetti (come ad esempio paesaggi di montagna), questo è raramente un problema; nel fotografare invece soggetti geometricamente precisi (come palazzi, macchine, arredamenti, etc) la cosa si nota parecchio, e non sempre ci torna utile e bello.

Avere un telephoto molto "lungo" (per esempio di almeno 240mm equivalenti) è decisamente utile nelle occasioni in cui il soggetto da fotografare sia fisicamente o praticamente lontano, per esempio: animali che scapperebbero impauriti da noi, picchi di montagne o zone che non abbiamo tempo e modo di raggiungere, il primo piano del conferenziere che il servizio d'ordine non ci farebbe avvicinare, etc.

Un altro punto da tenere sempre in considerazione è che il flash ha una distanza utile da uno a tre metri (cinque o sei metri per i flash più potenti), per cui per servizi fotografici particolari occorre una fotocamera con l'hot shoe (l'aggancio per il flash esterno, quello che costa un patrimonio e che consuma interi gigawatt).

Se tutti i grulli che hanno una fotocamera digitale avessero aperto almeno una volta il manuale comincerebbero una volta e per tutte ad usare quel maledetto flash solo quando c'è speranza che sia utile. Il flash in modo "automatico" parte dal presupposto che il fotografo sa quel che sta facendo; è inutile lasciarlo "flashare" quando il soggetto è a più di quattro o cinque metri!
DEFICIENTI!!! Avete scattato decine, centinaia di fotografie credendo che il flash illuminasse una montagna di notte, illuminasse il palco a cento metri da voi! Avete scattato foto all'interno della cattedrale, di sera, con tutte le luci spente, e pretendevate che il flash ve la illuminasse tutta! Avete scattato foto al cupolone di piazza san Pietro, pensando che il flash ve lo illuminasse a giorno!
Comunque ho scritto una breve pagina di appunti sulla possibilità di acquisto di un flash esterno.

C'è da precisare che a meno di condizioni davvero ottimali (cioè polso fermo e illuminazione perfetta), con uno zoom molto lungo (sopra i 100-150mm) si finisce spesso per avere immagini "mosse" (ogni più piccolo movimento della mano va moltiplicato per lo zoom e la distanza del soggetto!), per cui sarà probabilmente indispensabile un treppiede (anche piccolo). La causa più frequente delle foto "mosse" è il dito di chi fotografa, che invece di premere il tasto, lo schiaccia con la foga di una colonna di Unni al galoppo.

Alcune fotocamere sono dotate di "stabilizzatore di immagine" (detto anche "dispositivo anti-shake", "vibration reduction", "image stabilizer", etc): si tratta in genere di un giroscopio che traccia i movimenti della mano (da 5 a 7Hz) e corregge (in circa 0,1..0,5 secondi) l'ottica della macchina prima di scattare la foto, in direzione opposta al movimento per compensarlo. Non è la panacea per tutti i mali, ma torna abbastanza utile tutte le volte che non si usa il treppiede. Cioè spessissimo.

Esistono in circolazione numerose fotocamere con zoom fino a 350mm, 380mm, 420mm e oltre. Ci si rende conto della loro comodità solo dopo essere stati costretti a usare macchinette con poco zoom. Avere uno zoom da almeno 200mm significa poter fotografare la sposa senza doversi arrampicare sul prete (n.b.: c'è fin troppa luce in chiesa; allora, lo avete disattivato quel maledetto flash?).

Una breve parentesi la meritano le lenti aggiuntive, spesso costosissime. Una lente aggiuntiva da 0.8× porta un 35mm equivalente a 28mm (per cui è inutile usarla con uno zoom maggiore; in compenso quei "28mm" sono proprio da leccarsi i baffi), mentre una da 1.4× porta un 200mm equivalente a 280mm. Dato che il cristallo della lente aggiuntiva sottrae luce (e crea un'ulteriore intersezione di "aria" col gruppo ottico della fotocamera), allora le foto con questo "zoom extra" non saranno della magica qualità che ci si poteva aspettare (le lenti davvero "pulite" che non si mangiano troppa luce costano centinaia di euro, tipicamente più della macchinetta). Anche qui, stesso consiglio: invece di comprare una lente aggiuntiva per avere il grandangolo, quasi sempre conviene comprare un'altra fotocamera con obbiettivo fisso da 28mm o meno...!

Close-up.

Il close-up, ossia il fotografare a brevissima distanza dal soggetto è una vera necessità per il fatto che praticamente tutte le fotocamere hanno una distanza minima di focus non inferiore ai 50-60-70cm (distanza che aumenta con l'aumentare dello zoom): in condizioni normali, cioè, le foto fatte a una distanza minore di quei fatidici 50-60-70cm verrebbero sfocate. Anche i nostri occhi funzionano così: un oggetto troppo vicino non lo riusciamo a mettere a fuoco.

Il modo "close-up", spesso propagandisticamente chiamato "macro", dispone le lenti della macchinetta in modo da ridurre la distanza di focus sotto i 10-15cm (spesso anche molto meno), talvolta regolandolo dinamicamente, in modo continuo, misurando la distanza del soggetto (l'autofocus, se non "assistito" da altri dispositivi, ha bisogno di luce a sufficienza!). Il close-up si applica tipicamente con le lenti nel modo wide (purtroppo per un problema di meccanica e ottica è raro che sfrutti l'ingrandimento del telefoto - per questo il criterio di misura è quello più pratico: "quanto può essere piccolo l'oggetto che riesce a fotografare per intero?").

La foto alla fine di questa pagina è un connettore USB fotografato da soli 4cm (quattro centimetri) di distanza con uno zoom ottico da 35mm equivalenti di una macchinetta da "due megapixel": la foto originale era a risoluzione 1600×1200, da cui ho ritagliato la sezione di qui sotto senza ingrandirla o ritoccarla. Davvero niente male per una fotocamera economica con un "macro" (oops, volevo dire close-up) da soli quattro centimetri!

Come indicazione generale per valutare la capacità del close-up si potrebbe misurare la più piccola superficie fotografabile in pienezza: un buon valore è per esempio 40×30mm, cioè un oggetto alto 40mm e largo 30mm occuperebbe l'intera foto (poi, da questo punto, si faranno considerazioni sulla risoluzione in pixel). Purtroppo, anche qui, nel redigere le schede tecniche e i depliant, si dice sempre la distanza ma non si fa mai un esempio concreto...!

Prima o poi può capitare di voler fotografare oggetti molto piccoli (microcircuiti, animaletti o insetti, piccole piante, etc) e quindi il "close-up" è da considerare definitivamente indispensabile. Per le foto fatte agli uccellini mi è bastato il pur scarso close-up della mia Kodak (58mm di obiettivo equivalente a una distanza di focus di 20cm) anche se ho dovuto scartare moltissime foto venute sfocate.

Ricordiamoci che il "close-up" è in rapporto con la risoluzione e con lo zoom, per cui potrebbe essere inutile avere un modo "close-up" molto ravvicinato su una fotocamera con scarse caratteristiche di zoom e risoluzione (e viceversa). Ricordiamoci pure che il flash della macchinetta fa davvero un brutto effetto su distanze così brevi (ecco il motivo per cui tra le caratteristiche tecniche viene sempre indicata la distanza utile per il flash, quasi mai inferiore ai 30 centimetri, e comunque dipendente dallo zoom utilizzato).

Inoltre, ricordiamoci che quanto più il soggetto è vicino alla lente, tanto più faticheremo per illuminarlo decentemente. Le lenti macro addizionali (quelle che veramente ingrandiscono, e perciò si possono chiamare propriamente macro) sono fatte generalmente per sfruttare il massimo zoom della fotocamera mantenendo una distanza di focus di almeno 5-10 centimetri, in modo da lasciare un minimo di margine utile per illuminare decentemente il soggetto.

Alcune lenti macro focheggiano a distanze più ragionevoli (per esempio attorno ai dieci centimetri) permettendo di illuminare comodamente il soggetto. Il criterio per giudicare, infatti, non è solo nella distanza minima di focus ma nel massimo ingrandimento utile e negli "effetti collaterali" (illuminabilità del soggetto, profondità di campo per evitare che i dettagli che stanno un millimetro più dietro non si vedano più, "diottrie" effettive nell'ingrandimento, effetto barrel nella foto risultante, quanta luminosità e risoluzione si "mangiano" le lenti addizionali, etc). Insomma, è una faccenda tutt'altro che semplice da affrontare.

ISO ASA e tempi di esposizione

Convenzionalmente si indica con ASA (o "standard ISO") la sensibilità alla luce. Le sensibilità più comuni sono:

Le fotocamere più comuni sono limitate a una sola sensibilità (100 o 160 ASA); le macchinette più serie hanno almeno le classiche 100-200-400 (inutile precisare che avere i 100 e 400 ASA è il minimo indispensabile). Spesso però la regolazione degli ISO ASA la fa la macchinetta e non è possibile indicarli manualmente; e purtroppo la macchinetta ha meno intuito e meno occhio del suo padrone...

Avere una buona sensibilità significa poter fotografare soggetti ai quali non è possibile applicare illuminazione extra (per esempio l'interno di un nido di uccelli o una città vista di sera da molto lontano).

Quando la sensibilità aumenta, aumenta anche il "rumore" nella fotografia, perché creano "colore" anche le più piccole sorgenti di luce (riflessioni da specchi, finestre, etc). Uno dei soggetti più difficili da fotografare è, di notte, una città molto illuminata. Per ottenere una buona immagine occorrerà allora aumentare manualmente i tempi di esposizione, ed abbassare la sensibilità (in modo da catturare meglio le sorgenti di luce più forti, anziché catturare tutte le sorgenti di luce anche se deboli).

Un altro ottimo motivo per allungare i tempi di esposizione è per catturare soggetti colorati in movimento (le tipiche foto del traffico notturno su un'autostrada, in modo da evidenziare nella foto le scie dei loro fari; guarda qui per vedere cosa intendo).

Utilizzare tempi brevi di esposizione è necessario per soggetti lontani e in movimento (per esempio un uccello in volo mentre muove velocemente le ali, o una moto in corsa). Ricordiamoci sempre che la velocità del soggetto non è tutto: c'è anche la distanza, e il movimento della nostra mano che lo sta fotografando...! Non è proprio semplicissimo scattare foto "sportive".

Su questo non posso non consigliare almeno un millesimo di secondo di esposizione minima, e almeno otto secondi di esposizione massima (dunque diciamo "da 1/1000sec a 8sec"). Per le foto di tutti i giorni, ci si può fidare della macchinetta (che tipicamente preferirà da 1/120sec a 1/30sec).


Detto tutto questo, vengo alle valutazioni di alcune fotocamere in circolazione (nel momento in cui scrivo quest'articolo), a scopo puramente illustrativo. Il "punteggio" che ho assegnato è dato dai due soggetti che ho scelto come standard: la dimensione della Luna per il telefoto e la qualità della "tarta-razzo" per il close-up (la foto in fondo a questa pagina mostra una capacità di close-up di punteggio attorno a ottocento); i punteggi migliori sono i più alti. NOTA BENE: ho recensito solo alcune fotocamere a titolo di esempio; non garantisco che aggiornerò questa tabella ogni volta che esce un nuovo modello o accessorio!

fotocamerarisoluzionezoommacropunteggi batteriaaltro
Sony Ericsson P900 (telefonino cellulare con fotocamera e altri accessori; ce l'ho da novembre 2003) 640×480 43mm 70cm col 43mm 10; 10 proprietaria 100 ASA; tutto automatico;
Kodak DC210 Plus (ce l'ho da aprile 1999) 1152×864 29-58mm 20cm col 58mm 24; 280 quattro pile stilo 140 ASA; quasi tutto automatico; da F/4 a F/16; da 1/362sec a 0.5sec
Kodak DX7590 2576×1932 38-380mm 12cm col 38mm 350; 400 proprietaria da 80 ASA a 800 ASA; da 1/1000sec a 16sec; F2.8-F3.7 (manuale fino a F8); focus solo automatico
Konica Minolta DImàge Z2 2272×1704 38-380mm 3cm col 65mm 310; 1600 quattro pile stilo da 50 a 400 ASA; da 1/1000 a 15sec; F2.8-F3.7 (manuale fino a F8); lenti addizionali solo wide (per i 28mm equivalenti);
Panasonic DMC FZ10 Lumix 2304×1728 35-420mm 4.8cm col 35mm (area 50×37mm) 346; 1100 proprietaria da 50 a 400 ASA; da 1/2000 a 8sec; F2.8 per qualsiasi zoom (manuale fino a F8.0); costosissime lenti addizionali permettono di arrivare da 28mm a 630mm sempre su F2.8 (!!!);
Olympus Camedia C770 Ultra 2288×1712 38-380mm 3 cm col 38mm (area 40×30mm) 311; 1600 proprietaria da 64 a 400 ASA; da 1/2000 a 8 sec; F2.8-F3.7 (manuale fino a F8.0); costose lenti addizionali permettono di allungare da 26.6mm a 646mm.
Konika Minolta Dimàge Z3 2272×1704 35-420mm 1.04 cm col 63mm (area 31×23mm) 341; 2100 quattro pile stilo da 50 a 400 ASA; da 1/1000 a 4 sec (manuale fino a 15 sec); F2.8-F4.5; con dispositivo anti-shake
Panasonic Lumix DMC FZ20 2560×1920 36-432mm 4.9 cm col 36mm (area 52×39mm) 395 ; 1300 proprietaria da 80 a 400 ASA; da 1/2000 a 8 sec; F2.8 (manuale fino a F8.0); versione migliorata della FZ10, con anti-shake
Kowa Prominar TD-1 2048×1536 450-1350mm (500cm col 450mm) 993; 0 proprietaria 100 o 200 ASA; F2.8-F4.0; senza macro né wide, ma il suo zoom comincia laddove tutti gli altri si fermano...! un vero cannone (anche come forma esterna: lunga 39cm)
Panasonic Lumix DMC FZ50 3648×2736 35-420mm 2cm col 60mm-circa 3700; ? proprietaria 100-1600 ASA; F2.8-F3.7; da 1/2000 a 60 sec; anti-shake; lenti addizionali fino a 9mm-equivalenti (fish-eye) e 950mm-equivalenti (telephoto)

A proposito di lenti aggiuntive, attenzione: le lenti "costosissime" nel frattempo che passavano gli anni sono calate di prezzo (100-200-300 euro l'una). È ovvio che aggiungere lenti (un mezzo fisico) riduce la quantità di luce che arriva al sensore. Per esempio una lente perfetta (in senso teorico) 2× ingrandirebbe la superficie illuminata di quattro volte, perdendo l'equivalente di due stop (per esempio F2.8-F4-F5.6), anche avendo un flash esterno. Fra parentesi, a seconda della qualità dei vetri, si perde anche un po' di dettaglio nella foto (il parametro con cui si indica la resa è l'MTF).

Sulle fotocamere digitali, in realtà, si impostano le caratteristiche in modo meccanico. In teoria una fotocamera digitale potrebbe essere costruita in modo da aprire a F/1 e usare indifferentemente tempi di un'ora o di un milionesimo di secondo. In pratica questi valori vengono "tagliati" al range minimo utile in cui la fotocamera può in fin dei conti tirar fuori qualche foto decente. Ecco perché le fotocamere che dichiarano di poter usare ISO400 rendono decentemente a ISO100, appena decentemente ad ISO200, e pressoché uno schifo ad ISO400. Al costruttore magari non costava nulla aggiungere ISO800, col risultato di produrre a quel livello foto inutilizzabili...


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Un connettore USB fotografato da vicino

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