continua (next page) main index Carissimi, stavolta vi racconto della missione più sfigata della storia del mio lavoro nella megaditta. TUTTO VERO!!! Peccato solo che alcuni particolari non siano abbastanza esagerati da fare una vera storia fantozziana...

Here I explain how I'm still alive after one of the hardest work weeks of my life...!

In quel tempo il megadirettore megagalattico ci disse, a me e ad "er Paolino" (che in quel tempo veniva detto "Paolino il secchino"), che avremmo dovuto affrontare una megamissione in Germania a XXX (XXX al di là del confine con la Svizzera). Ovviamente la megamissione era di vitale importanza, c'era una marea di cose da chiedere, da fare, da aggiornare, con quei tedeschi, principali fornitori di apparecchiature per vari nostri clienti.

Dovevamo partire di lunedì pomeriggio verso le 14, e come al solito alle 19 eravamo ancora lì a Roma, nella megaditta, assediati dalle telefonate di altri clienti e da altri ottomila casini nati nel frattempo. Finalmente scendiamo e alle 19:30 circa partiamo. Nel senso che avviamo la macchina: infatti un traffico bestiale mai visto ci fa perdere tempo in una maniera plateale, e così riusciamo ad imboccare l'autostrada a nord di Roma solo verso le 20:30, quando oramai il sole già tramontava (era giugno o luglio, non ricordo bene, comunque periodo estivo).

"Pino, quale tariffa telefonica mi conviene?"... ZOT! Improvvisamente alla prima lunghissima curva, sui 110 km/h, sentiamo un bel botto e vediamo il megaboss che fa manovre da scalmanato per portare la macchina nella corsia di emergenza. Avevamo clamorosamente bucato! Fin qui niente di anormale, può succedere a tutti di bucare in curva a quella velocità.. basta avere la fortuna, come noi, di bucare quando non c'è nessuno dietro a velocità supersoniche che ti arriva addosso sparato come un proiettile all'uranio impoverito quando meno te lo aspetti. (come tutte le altre, la citazione "uranio impoverito" era sincera, è pura coincidenza che possa riguardare eventi recenti).

Ovviamente la corsia di emergenza era strettina (capirai, per una Volvo 244 anche piazza San Pietro è strettina!), e stava quasi cominciando a fare buio, che il megaboss, mentre sostituisce la gomma (per fortuna non si fidava di come noi due giovincelli avremmo potuto stringere quei bullonacci della malora) si rende conto che la gomma di scorta era paurosamente usurata e si convinse che con quella gomma non saremmo riusciti certo ad arrivare in Germania. Paolino il secchino confermò, ed io, che non volevo morire ancor così giovane e bello, annuii.

Così mentre il sole tramontava e mentre io e Paolino il secchino non riuscivamo a metterci d'accordo con quel maledetto triangolo (se doveva stare a cinquanta metri e quanti erano "a occhio" cinquanta metri), il megaboss ci metteva un tempo incredibile a sostituirla, a smontare quei cinque bulloni praticamente tutt'uno col resto del corpo metallico della ruota (dagli sforzi sovrumani che faceva, si aveva l'impressione che quei bulloni fossero saldati...;-).

Nel frattempo, mentre il vento continuava tranquillo verso nord-est, e il sole illuminava la scenetta "quei tre che han bucato", i passanti osservavano, sia pure per pochissimi decimi di secondo in quanto sparati a velocità fotoniche, il tizio "che si affanna a cambiare la ruota" ed i due tizi "che non riescono a decidere cosa fare di quel maledetto triangolo": qui! e lo spostavo avanti... no, lì! e me lo spostava indietro; no, qui! e lo rimettevo avanti; no, lì! e me lo riportava a chilometri di distanza indietro, ad un certo punto sbottai "ma guarda che qua va a finire che viene qualcuno se lo prende e se lo porta a casa perché non vede la macchina del proprietario nelle vicinanze!".

Ripartiamo ad orario praticamente tragico, e malgrado le mani paurosamente sporche, unte e bisunte di grasso ed altri materiali con uno stretto odore di officina di periferia, riprende a guidare il megaboss; si era anche ripulito un po' con uno straccetto (chiaramente residuato bellico che aveva visto ben più d'una situazione come questa), ma "inguacchiò" pesantemente il volante della 244. Ne avremmo ovviamente risentito appena avessimo cominciato a guidare noi... ma questa è un'altra storia ;-).

Il megaboss al volante ci disse con tono solenne "non è il caso di fermarsi subito a mangiare, tiriamo ancora un po' e ce la faremo a mangiare verso Firenze, conosco un ottimo Autogrill..." ...e non finì la frase! Noi eravamo un tantino affamati, ma non protestammo. Pareva assurdo che per un viaggio in Germania si partiva e ci si fermava per mangiare già a pochi chilometri da Roma! Che fessi, che fessi... :-)

Arrivati in un Autogrill ben prima di Firenze, la prima glaciale frase che ci dissero i gentilissimi signori che lavoravano lì fu qualcosa del tipo: "Ma non sapete che nell'orario estivo chiudiamo alle 22:30?" e noi eravamo lì giusto un quarto d'ora fuori tempo massimo. Ci dovemmo arrangiare a panini e lattine di aranciata. Sui panini non c'è molto da dire; sapete benissimo che si tratta di panini minuscoli, per giunta stravecchi, e ripieni di roba che farebbe rimanere la fame anche ad uno che si è appena fatto una abbuffata stile "matrimonio di mio zio" (posso negare questa affermazione: il giudizio sui panini poteva essere fantozziano anche soltanto a causa dell'inizio dell'impresa!). Come effetto collaterale hanno il fatto che fanno rimanere sullo stomaco tutta l'aranciata che riuscite a bere (confermo la possibilità di negare anche quest'altra affermazione!).

Click here for index page. Beh, a questo punto si riparte, e per vincere questa tremenda sconfitta, il megaboss ci promette che dormiremo "da re" in un albergo che conosce solo lui, dalle parti di Milano o giù di lì. Quella ovviamente non è stata né l'unica, né la prima né l'ultima volta che rifilò una sòla (n.b.: significa "suola di scarpa") del genere.

Arrivammo ovviamente notte fonda dalle parti di Milano, noi due a chiederci se non fosse stato il caso di fermarsi prima a dormire e lui a insistere che più strada facevamo meglio era, visto che l'appuntamento coi tedeschi era alle 9 e che "di un'ora, un'ora e mezza si può anche rimandare senza farli inquartare".

Dopo aver cercato invano in lungo e in largo un albergo aperto, troviamo nei pressi di Como un albergo a cinque stelle (!) con le luci accese. Erano le tre meno un quarto del mattino e oramai ci saremmo arresi a tutto, specie il megaboss - vi confesso che ero stupito dal fatto che un tipo come lui potesse anche solo considerare l'idea di dormire in un albergo a cinque stelle! Ci aprì il portiere. Il tizio avrà sicuramente creduto di aver a che fare con tre barboni (o pseudo-barboni) e ci dice che l'albergo è strapieno (e voi, gli avreste creduto?) e ci manda via. Niente da fare... il megaboss risparmiò così quella che poteva essere la dormita più corta e più costosa di tutta la storia della megaditta... ;-)

Continuiamo come tre zombie a girare nei dintorni di Como (Como, Como... ho qualche carissimo amico originario di lì, ma finora mi è stato impossibile andarci! Ma prima o poi...!), in preda oramai alla disperazione. Alla fine, mozione approvata due voti su tre (io ed er Paolino), decidiamo di "riposare un po' in macchina" e ripartire "al mattino presto" come voleva il megaboss.

Riviste di informatica di quindici-vent'anni fa Alle quattro e un quarto il megaboss si arrende, parcheggia la Volvo di fronte alla stazione FS di Como e finalmente ci facciamo "una bella dormita". (Per gli abitanti di Como e dintorni: se dalle vostre parti vien narrata una leggenda di tre tizi in una Volvo di colore equivoco, che vi giunsero in notte fonda e che dormirono nella stessa, parcheggiata nel piazzale della stazione delle Ferrovie dello Stato... non è leggenda, ma è STORIA, perché eravamo proprio NOI!!).

Alle sette e mezza mi sveglio e sveglio gli altri due, più per principio che non per voglia di ripartire. Ci avviciniamo come tre zombie ad un bar e facciamo colazione (si fa per dire, un cappuccino e un cornetto; dopo la magra cena della sera prima io e Paolino avevamo una fame che avremmo divorato un intero bisonte arrosto). Riuscimmo con la forza della disperazione a scroccare in quel bar una scatola di biscotti a spese dalla megaditta, per placare con morsi ai biscotti i morsi della fame arretrata suddescritta.

Prima di riprendere il viaggio, ci fermammo da un gommista (la mitica fermata dal gommista!) nei dintorni (dopo ovvio quarto d'ora a chiedere e ad andare avanti e indietro), e il megaboss acquistò non una ma due gomme (una di scorta ed una da sostituire a quella lì oramai "arrivata"), col risultato che il gommista gli fece un buco in fronte quando gli presentò il conto. Nel frattempo chiedemmo ed ottenemmo di usare il bagno del gommista per cambiarci - gli abiti si erano ridotti ad una massa atroce di stoffa spiegazzata, parevamo tre scritturati per il film "La famiglia Addams colpisce ancora". Finalmente ripartiamo, oramai non ci ferma più nessuno, ci dicevamo.

NON FINÌ LA FRASE!!!

Alla frontiera i doganieri ci fermarono e non ci fecero passare. :~) [sigh!]

Tutti i documenti erano in regola, mancava la carta verde alla Volvo, e c'era o da acquistarla lì ad un prezzo criminale, o da acquistarla tramite l'assicurazione. Miracolosamente il megaboss si ricorda che a Como Cupola di San Pietro c'era una filiale dell'assicurazione, e torniamo di nuovo a Como a ritirare quel maledetto pezzo di carta che un'altra ora buona ci fece perdere. Il megaboss approfittò per telefonare ed avvertire che saremmo arrivati in Germania con un certo ritardo, verso mezzogiorno o ora di pranzo (il megaboss è un ottimista insuperabile quando si tratta di dire a che ora arriveremo a destinazione).

Finalmente si riparte, e per il primo tratto in Svizzera ci alternammo alla guida prima "er Paolino" e poi io, col risultato che finalmente si riuscì a ricuperare un po' di sonno perduto con l'avventura della sera e della notte precedente. Un po' di traffico e ci fermammo a mangiare a metà strada ovviamente il solito paninaccio della malora dicendo "tanto in Germania arriviamo alle 14 e mangeremo sicuramente bene" (parole del megaboss, ovviamente al vento, perché sapevamo benissimo che saremmo arrivati nel pomeriggio). Altra telefonata di rettifica, "per le 14, massimo le 15".

Non lontano dalla Germania, durante il tratto cittadino, c'era una vecchietta che voleva attraversare, ma io non mi fermai perché ero già a discreta velocità e non volevo inchiodare a terra la bara (cioè la Volvo). La vecchietta cominciò a gesticolare e molto probabilmente anche ad imprecare in aramaico ed altre 42 lingue da tempo scomparse, col primo risultato che Paolino il secchino stette tre ore a raccontarmi di quanto in Svizzera i guidatori siano gentili coi pedoni, e che la vecchietta aveva tutto il diritto di protestare, etc, e con il secondo risultato che ancor oggi la mia coscienza mi fa pesare quella vecchiaccia laida e orripilante che probabilmente in questo momento starà ancora gesticolando.

Alla fine finalmente arriviamo in Germania, erano le 16:30 circa quando imbocchiamo i cancelli della megaditta tedesca. Una volta entrati però vediamo solo gente che esce... Tragicamente scoprimmo che i tedeschi cominciano a lavorare di mattina presto e smettono di pomeriggio presto!

Avevamo così perso la prima giornata, riuscimmo a parlare con il solo direttore megaresponsabile (italiano naturalizzato tedesco), che putacaso era probabilmente l'unico a potersi auto-autorizzare ore di straordinario, altrimenti col fischio che riuscivamo a parlargli. In sole ventisette ore e mezza di totale massacro per la preparazione più il viaggio, ed ecco dunque il risultato finale... :-)

Fra il più e il meno passano ovviamente altre due ore, e alle 19 eravamo finalmente alla fine della giornata dei guai, seduti al tavolo di un pseudo-ristorantino-trattoria, con un menù tedesco in mano, poster tedeschi sui muri, la padrona che parlava solo tedesco e non capiva un'acca di inglesoide o italiota, e pochi astanti a farsi una birra, tedeschi, tedescofili e xenofobi al massimo (direi che qui "xenofobi" va inteso solo come "allergici al dialogo con persone incapaci di parlare nel più brillante tedesco possibile). Clicca qui per un Missale Romanum del 1900

Non si sa come, riuscimmo ad ordinare (forse puntando il dito a caso sul menù) e perfino ad ordinare tre birre - putacaso in quel locale l'unica bevanda era la birra; se uno chiede acqua non sanno neppure di che si tratti! ;-)

Er Paolino disse "ma queste birre sono piccole... dopo magari ce ne facciamo portare delle altre!". NON FINÌ LA FRASE!! Era un boccale da mezzo litro e, vuoi la giornataccia e la nottataccia precedenti, vuoi il pranzo e la cena precedenti, vuoi la birra ultra-alcolica (era bella fredda e non ce ne accorgemmo), ma uscimmo da lì che mi dissero entrambi "guida tu che io non ce la faccio". Io pure ero un po' intontito, ma non fui tanto fesso da lasciarmi prendere la mano (e lasciarmi scappare l'occasione di guidare per spararmi le pose): arrivammo sani e salvi in albergo, noi a dormire, e il megaboss a prendersi un caffè (!!!) e quindi a vedere un po' di TV e... e insomma a farsi un'altra meganottataccia senza precedenti; è noto che ha l'abitudine di dormire pochissimo ogniqualvolta ne ha possibilità: ogni scusa è buona; una volta in albergo non tornò proprio a dormire...

Le sfortune erano miracolosamente finite; non pensavamo più al doganiere svizzero mentre ci fermava, al garagista-gommista che ci guardava come se gli avessimo chiesto un acceleratore di particelle (invece gli avevamo chiesto dov'era il XXX! ;-), alla laida vecchietta scalmanata, alle indicazioni false ricevute a Como, alla stazione di Como come albergo, etc etc... una vera avventura, anzi no: una vera DISavventura!!!

Da qui in poi cominciò tutto ad andare di nuovo dritto... beh no, diciamo "decentemente", così rende meglio l'idea.

Qualche giorno dopo, parlando con i miei, con degli amici, con dei parenti, facevo la parte del VIP: "...poi qualche settimana fa siamo stati tre giorni in Germania, sapete com'è, io sono programmatore, però ad alto livello, molto importante, allora mica giriamo solo per l'Italia..." ;-)))))))))). A tutt'oggi uso ancora frasi del tipo: "sono stato in Germania per lavoro"... ;-)

(piccola aggiunta: sono stato altre volte "in Germania per lavoro", in condizioni meno tragiche di queste, e quindi oggi me ne posso vantare a buon diritto).


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