continua (next page) Index of UNOFFICIAL Circumvesuviana Home Page Click here for helicopters main index L'ultima volta che sono stato al CeBIT di Hannover è stata nel 1998, come al solito a spese dell'azienda presso cui ho lavorato. Qui sotto presento alcune note di quei tre giorni...

These are some reports from CeBIT 1998.

Ho seguito al CeBIT due filoni principali: biometria e chip card.

Biometria: le applicazioni per il riconoscimento delle impronte digitali, per utilizzo come "autenticazione", non si contano.

Uno scanner per impronta digitale costerà, prezzo end-user, non oltre 600-700mila lire; uno "normale" è anche intorno alle 200mila.

Ho provato più d'uno di questi aggeggi; sono anche riuscito a farmi spiegare uno degli algoritmi utilizzati - ce ne sono diversi, infatti - ed è quello delle "minuzie", dei punti (con relativa direzione) dove lo scannerino riesce a riconoscere la direzione e la curvatura.

Un'impronta digitale è comprimibile, in questo caso, in soli 200-300 bytes (o anche meno!!!). L'analisi però richiede un po' di tempo di cpu.

Ad uno degli stand, a cui il lettorino di impronte era associato ad una serratura, ho mosso l'appunto che ci metteva 6 o 7 secondi (ed era un Pentium-100): ho chiesto "ma se nel database ci sono 500 impronte anziché 3, quanto tempo ci mette per il riconoscimento?"

Dal blaterare amorfo del tizio ho dedotto che quel software (per W95) era utile per aprire la cassaforte o la porta di casa, non per fare applicazioni di riconoscimento "entrata dipendenti".

Del resto, non so perché, quella tecnologia non è ancora considerata sicurissima. So però che la polizia americana, in base a sole quattro minuzie, è riuscita in pochi giorni a risalire ad un pericoloso criminale sulla base di un database di milioni di impronte (ma hanno pure usato parecchi computer e abbastanza tempo di calcolo).

Tenete conto che su un pollice ci sono in genere 25-30 minuzie facilmente riconoscibili (sul mio ce n'erano 24).

Un altro sistema, che soffriva molto meno dell'angolazione con cui viene "pestato" il pollice, dava una sorta di "punteggio". I tizi non mi hanno voluto spiegare l'algoritmo utilizzato, ma il pollice tirava fuori 16mila punti, contro i 500-600 di un dito "estraneo" al database.

La Cherry presentava addirittura in prototipo una tastiera con tanto di lettorino di impronte integrato, tra il tastierino e i led. Nei prossimi mesi credo che tutti si evolveranno verso questa soluzione, e faranno sparire le odiose richieste di password al boot di Winzozz (salvo per le "polliciate" per il riconoscimento dell'entrata dei dipendenti nella megaditta).


Un'altra cosa interessante che ho visto è il filone dei sistemi per il controllo digitale della firma.

Uno firma su una tavoletta, con una penna speciale sensibile alla pressione, e sul PC vengono registrati:

Cioè una serie di triple (x,y,p) (con x, y e p presumibilmente compresi tra 0 e 255) che formano un'"onda" la cui analisi è - penso io - di difficoltà vagamente paragonabile a quella del riconoscimento vocale.

In effetti, provando a firmare un paio di volte, ho ottenuto un riconoscimento anche se la seconda volta ho leggermente "esitato" (restando però nel mio "stile", nel mio modo di scrivere). Una esitazione più marcata ha dato ovviamente errore.

La tavoletta verrà venduta, con software dimostrativo, a sole 120mila lire - perché non è ancora utile per la "sicurezza" in quanto il software deve essere ancora meglio rifinito.

È chiaro che aumentando il numero di campionamenti (samples) al secondo, ed analizzando "meglio" le tre onde risultanti, si avrà un riconoscimento un po' più preciso. È lo stesso discorso del riconoscimento vocale, ecco tutto: aumentando la frequenza di campionamento e lavorando meglio sui suoni risultanti, si ottiene una maggior probabilità di successo.

È curioso il fatto che da anni ed anni si batte sul riconoscimento vocale, investendo energie a non finire, e solo ora escono in giro riconoscitori per la firma e riconoscitori per le impronte digitali.

Eppure, con l'esperienza acquisita nel campo del riconoscimento vocale, sarebbe stato scoprire l'acqua calda prima di tutti gli altri...

Una ditta israeliana aveva fatto un driver software che, in MS Word, permetteva di inserire una firma (presa con lo scanner) la quale veniva coperta da "non valida" qualora uno modificasse anche una sola lettera del testo (tranne, naturalmente, l'impaginazione, i grassetti, etc).


Le smart-card furoreggiavano...

Chi ha visto una tessera telefonica francese avrà già intuito le enormi possibilità di questa genialata tecnologica.

In un quarto di centimetro quadrato è compressa una memoria leggibile, scrivibile, proteggibile a seconda delle versioni, e da poco tempo ci sono perfino quelle con un microprocessorino integrato!

Il "connettore", quel francobollino a 8 poli, è rivestito in oro (ma ci sarà un milligrammo di oro in tutto). Degli otto poli, solo quattro sono utilizzati (massa, clock, dato, alimentazione), gli altri quattro sono "riservati".

La tessera telefonica francese contiene meno di 200 bit di informazioni; ci sono però in giro tessere con fino a otto kilobytes (!!!) di memoria riscrivibile e proteggibile.

Le tessere "a micro" contengono in genere o un simil-6811 (il processorino a 8 bit del mitico Psion Organiser) o un simil-8051 (usato dovunque: hard disks, mouse, etc), con tanto di memoria RAM interna, sistemino operativo security-oriented - lo STARCOS, di cui io ho potuto sfogliare le specifiche: funzioni di read/write nella memoria della card, funzioni di crittografia, funzioni di read/update e decrease/increase dei "credit-counter", etc.

Naturalmente le tessere "a micro" costano un po' più delle tessere normali. Mi dicono che una tessera di quelle francesi costerà poco meno di duemila lire (per quantità industriali), una "normale" sarà intorno alle 5-6mila lire, mentre una con micro sarà non meno di 20mila lire.

In più: un lettore di queste schede costerà non più di 100-150mila lire (in quantità industriali). Le tessere telefoniche italiane hanno un costo industriale bassissimo, ma alla Telecom il lettore (con tutta la meccanica interna) costa non meno di 700-800mila lire (sempre per quantità industriali!).

Tenendo conto che in qualche kilobyte di memoria ci può entrare una valanga di informazioni, adeguatamente crittografate, il campo delle possibili applicazioni è immenso. Dato che oggi la moda è la sicurezza, allora si presentavano pressoché tutti con applicazioni "per la sicurezza".

In 8k c'entra perfino un .JPEG della faccia del possessore... :-)


La Micro$oft aveva uno stand enorme (e ti pareva) fatto "a mestiere" per fare il lavaggio del cervello a chi non ha ancora microsoftizzato la propria macchina.

L'esempio più clamoroso: un mini-cinema allestito per la presentazione del Winzozz 98, su cui ho potuto smanettare (nello stand di uno dei nostri fornitori) per pochissimi minuti (vi dico addirittura che ci ho fatto caso DOPO che era W98, a me sembrava un W95!!!).

La presentazione del W98 durava 15 minuti; un mio collega di lavoro mi ha trascinato lì dentro (nell'ANTRO dell'IMPERO del MALE!!! :-) ma, dopo 2'20" circa, sono scappato via. All'uscita distribuivano il CD di documentazione Micro$oft (uno dei pochissimi stand in cui davano un CD... tutti gli altri pubblicità cartacea... mi è parso strano, ma evidentemente gli espositori hanno capito bene che se anche un CDROM costa pochissimo, vale di più il depliant colorato e sfogliabile...).

Il CD in questione, fra l'altro, contiene anche qualche "bug" (alcuni links non corretti, scritta "avviare INDEX.HTML" troppo in piccolo, etc). E non si capisce quasi mai se si sta per caricare un documento in tedesco o in inglese - in compenso erano quasi tutti in formato Word97, per cui a casa mia non ho potuto veder molto :-)

Nei due minuti di presentazione c'era un tipetto in un ufficio che cerca di non farsi scoprire mentre sbircia una WebTV (sogno ancora troppo lontano dalla realizzazione) in cui spunta GUARDACASO il presidente della Micro$oft che pubblicizza in inglese le solite cose.

Il tipetto nell'ufficio parlava un tedescone stretto e veloce, ma gli effetti (sonoro surround, video enorme, etc) erano tali da far allibire anche i non-tedeschi. Ed infatti c'era ressa per entrare, ressa a tutte le ore. Popolo bue...

Il Windows CE 2.0 sui palmtop: beh, questa è stata una grande idea della Micro$oft, che ora spopolerà anche in questo campo. Devo purtroppo ammettere che quell'accrocchietto sembrava funzionare; per giunta il CE sta quasi sempre su eprom per cui sarà difficile comprarsi un palmtop e "demicrosoftizzarlo" per usarlo in modo più sano.

Però è interessante il fatto che esce fuori solo la 2.0: non ho mai sentito nominare la 1.0, sarà rimasta nel campo degli addetti ai lavori per troppi bugs?

È stato comunque poco felice vedere quelle splendide macchinette con quei displayetti 640×240 (half-VGA) a colori, con telecamerina grande quanto mezzo mouse e... quell'infame tasto "Start" in basso a sinistra sullo schermo. Moriremo col Winzozz? ;-)


Un telefonino che al posto della tastiera ha un display LCD sensibile al tocco... e dunque, con la penna, si potevano fare disegnini sul suo blocco appunti; selezionare i numeri da chiamare dalla solita agendina; poi il blocco appuntamenti, scadenze, calendario, orologio, etc... tutta roba già vista: il display LCD era solo un giocattolino.

Ma la cosa interessante era la possibilità di scrivere, pestando la penna in dotazione su un disegno di una tastiera "qwerty" con cui ho mandato un paio di messaggi SMS dal menù messaggi. Nonché la possibilità di mandare e-mail (non so però in che modo) usando lo stesso sistema. Che roba... beh, è la prima volta che vedo qualcosa di "pesantuccio" da quando vidi quel Nokia con browser internet incorporato :-) (questo non è confrontabile con quello, ma il Nokia costa comunque troppo).

Ho visto una gran quantità di monitor LCD da scrivania. Rispetto ai monitor standard si risparmia una bella quantità di spazio, ma le dimensioni del monitor, della base, etc, sono ancora ben lontane dal limite fisico. In effetti il monitor occuperebbe, in profondità, quanto una tastiera. Per chi come me ha una scrivania di soli 50cm di profondità, sarebbe una vera manna, ma non sono ancora in grado di spendere una milionata abbondante per un "coso" a 1024×768 che è ancora ben lontano dai risultati ottenuti sui portatili (ho visto, su questi, dei monitor talmente piatti da far impallidire).

Parecchio spazio anche a certi sistemi che non so se definire plotter o stampanti: immaginate un plotter A0 (foglio largo più di un metro) che stampa in true-color a 720 dpi... la precisione era spaventosa, fotografica, uscivano dei poster spettacolari. La stampa ovviamente non era velocissima, ma la qualità era da mettersi le mani nei capelli!


Dei monitor LCD a colori avevo dimenticato di dire che consumano una ventina di watt, retroilluminazione compresa; non emettono (ovviamente) radiazioni, anche se c'è da precisare che i monitor con tubo catodico (i nostri, insomma) e i televisori, da parecchi anni a questa parte hanno emissioni di raggi X davvero minime... Infine: ce n'erano anche a 1280×1024, io ho detto 1024×768 perché solo quelli ho visto da vicino.

Delle smart-card ho detto poco, molto poco, pochissimo. In realtà sto diventando un esperto di smart-card (sincrone e asincrone), ma non posso spifferare in giro le mie conoscenze :-) (segreto industriale! dopotutto è per la sicurezza), per cui accontentatevi delle poche informazioni a livello divulgativo che vi ho dato (e che probabilmente troverete altrove con estrema facilità).

Di altre tecnologie, se non l'avete notato ancora, più si diffondono informazioni e più si va avanti. Per esempio: la crittografia.

La RSA ha indetto alcune settimane fa, per la seconda volta, un "concorso": si vincevano 10mila dollari, bastava "craccare" una password crittografata col DES (Data Encryption Standard). Ci hanno lavorato, a quanto ho sentito, 70mila persone (ed ognuno di loro aveva almeno un computer), e nell'arco di pochi giorni uno di loro ne è venuto a capo - vincendo il premio :-)

DES e algoritmi simili sono ancora "resistenti" solo perché il parallelismo veramente massiccio è ancora al di là delle possibilità economiche di qualche emiro arabo che vende petrolio; la RSA (Rivest, Shamir e Adler) ha tirato fuori questo "scherzetto" (rimettendoci 10mila dollari) solo come trovata pubblicitaria, per dimostrare che il loro algoritmo è tuttora inattaccabile... ;-)


Lo standard PC104 comincia a riaffacciarsi... ho visto una schedina simpatica: un 486dx4/100 completo, 4 Mb RAM, 4 seriali RS232 (una anche RS485 e un'altra anche in TTL [5V anziché 12V]), parallela, controller doppio hd IDE, controller floppy, 1.5 Mb di memoria flash da usare come disco di boot, etc... il tutto su una scheda di 100×128mm!!!

Dimenticavo la cosa più clamorosa: gli basta come alimentazione solo la 5 volts!! Tutta in surface-mounted, indicata per sistemi "con molte vibrazioni" (i GPS che a breve costeranno zero). Opzionalmente, con un solid-state-disk di 74 Mb. I connettorini sono naturalmente su bus PC-104.

Se proprio non serve così piccola, c'è quella con un Pentium a bordo, con integrati anche un controller Ethernet e un SVGA che può pilotare anche gli LCD... sempre "inscatolabile" in un 20×20cm circa.

Insomma: anche per fare due fischi e una pernacchia è possibile usare un bidone 486, magari con Winzozz e senza video, e con una "fetenzìa" di programma sviluppato e debuggato a casa in pigiama: quando riusciranno a rimpicciolire il tutto in un flat-package di 3×3 cm (dubito che ci manchi molto... se non l'hanno già fatto), si estingueranno i processorini oggi tanto in voga.

C'è da aggiungere però che un 8052-compatibile OTP (one-time programmable, non con Flash-memory) costerà, prezzo per quantità industriali, non più di 4-5mila lire.

Winzozz CE 2.0 l'ho visto su un palmtop di cui non faccio nomi ;-) Questo coso è una bestiolina simpatica: schermo half-vga 640×240 a 256 colori, 16 Mb RAM e il Winzozz CE presumibilmente su ROM (ma nel depliant non è scritto). Al posto del mouse, la penna. E sul lato a destra, uno slot per scheda PCMCIA, in cui era piazzata una telecamerina orientabile.

Immaginare un giocattolino del genere con Linux è un po' difficile: un palmtop non è l'ideale per metterci un sistema operativo multiuser; forse non è necessario neppure il multitasking. Fatto sta che quel coso c'è e funziona: vuol dire forse che il CE (che i tedesconi pronunciavano "si-i", provocando una mia reazione "no-o!!!" ;-) è più stabile di NT4 (NT5) e W95 (W98) ? ;-)

Nota bene. A distanza di diversi anni, Win-CE è rimasto un giocattolino di dubbia affidabilità. Nel frattempo su quasi tutti palmtop usciti è riuscita la "demicrosoftizzazione", installandoci un Linux portentoso, con tanto di ambiente a finestre.

Al CeBIT ho provato anche un videotelefono di una marca famosa. L'aggeggio aveva un display a colori da cinque pollici (LCD STN) e usava uno o due canali ISDN 64k. Il frame-rate, dichiarato di 15 immagini al secondo, era in realtà un po' lentuccio, perché trasmetteva i frame quasi per intero (anziché trasmettere le sole differenze, come tutti i protocolli video "sani di mente"); mi ricordava vagamente il "videolento" usato per scopi folkloristici da una trasmissione televisiva che pretende di essere documentario ed invece è pubblicità ;-)

La nuova tecnologia della più nota marca di schede audio: se prima volevate "stereo", ci volevano due casse; poi avete voluto il surround, e siete saliti a tre (meglio: quattro) casse. Ora siamo a sei casse (davanti, dietro e di lato) più un subwoofer.

Avevo parlato del riconoscimento di impronte digitali. Uno dei sistemi che ho provato, il cui depliant dice:

Ebbene, il reject l'ho ottenuto stranamente spesso ;-), l'identificazione era sui tre secondi circa, il tempo di scanning e trasferimento dati al PC pure era sul paio di secondi abbondante, e la verifica su hard disk pure non era velocissima... ;-) Mai fidarsi troppo dei depliant ;-)

Curiosamente, lo scanning sull'intera mano (hand-identification) ha un rate di accettazione di impronte false di un caso su mille... sarà che l'arnese in questione memorizza una "mano" in poco meno di un centinaio di bytes (c'è da dire però che un'impronta digitale, opportunamente "compressa", rientra in 50-80 bytes).

A confronto, i dati per il riconoscimento di una firma rientrano in un centinaio di bytes. Dunque, in poco meno di mezzo kilobyte, c'entra tutto (polliciata, firmetta e dati anagrafici).

Avevo dimenticato di dire che la scritta "Avviare INDEX.HTML" era naturalmente in tedesco stretto ;-) "Zum... sie bitte die Datei INDEX.HTM auf..." (in compenso non trovo più il CD, chissà dove l'ho buttato. Si vede che per me non è che sia tanto urgente sfogliarlo... ;-).

E ancora non ho parlato dei contactless, dei transponder, dei codici a barre in 2-D (non più barre verticali ma bitmap: Data Matrix, un codice a barre contenente quasi 2,5 kb di testo ascii, Aztec, intorno ai 3k, etc).


Ho conosciuto al CeBIT un po' di gente...

Cominciamo da Elaine, una tipetta taiwanese DOC con la quale ho chiacchierato del più e del meno (comprese "cose tecniche") per un periodo di tempo che i miei colleghi di lavoro hanno considerato sospetto :-)

E poi: un australiano naturalizzato taiwanese, un australiano DOC, un giapponese, diversi tedeschi, un israeliano, perfino un italiano di nome Alan...

Mentre ero in attesa dei colleghi (a minuti saremmo partiti per tornare a casa), una bella tedesca mi aggancia (ma che gli faccio io alle donne?); sarà stata sulla trentina; io le ho detto due volte consecutive che non capivo quello che diceva - invece avevo capito benissimo, i tizi della megaditta sarebbero arrivati, con la fretta dei ritardatari, da un momento all'altro. Lei capisce che io non voglio socializzare, e se ne va... proprio mentre i colleghi arrivano trafelati "siamo in ritardo".

Ho scoperto che il mio pessimo inglese avrebbe vinto un premio oscar, quasi tutti lì lo parlavano a stento. La fiera (messe) era la sagra della lingua tedesca, ce n'era per tutti i gusti: da quello turbo a quello lento, da quello femminile e gentile a quello maschile nervoso, fino a quello per ragazzi alle prime armi.

Considerato che il marco vale intorno alle mille lire, vi riassumo un po' le spese della megaditta, affinché vi mettiate le mani nei capelli.

Ingresso alla fiera: 50 marchi al giorno... abbonamento settimanale: 120 marchi... cosicché noi quattro, per tre giorni, abbiamo speso quasi mezza milionata solo per l'ingresso.

La tariffa studenti si applicava solo la domenica (noi siamo stati solo giovedì, venerdì e sabato, i primi tre giorni). Dunque in giro c'era tutta gente "importante": eravamo praticamente tutti in giacca e cravatta (donne comprese).

Giovani? Pochi... i pochi ragazzetti erano del resto concentrati negli stand dove c'era un computer, un videogioco e un joystick.

Una camera doppia ci è costata 120 marchi a notte, colazione inclusa (ma eravamo lontanucci dalla fiera). Da Roma a Roma, per un totale di circa 3500 km di strada (andata, ritorno e spostamenti vari) su un Espace a benzina (10-11 km al litro a 140km/h, se ho calcolato bene) se ne sono andate circa 600mila lire di benzina.

Per non parlare del pedaggio dell'autostrada tra Roma e il Brennero, per non dire delle 16mila lire alla dogana austriaca (più 44mila lire di multa perché uno dei nostri non aveva un documento: ebbene, potete espatriare senza documenti, la sanzione è solo amministrativa... alla faccia degli accordi di Schengen).

Ed ancora, la "vignette" austriaca, 13mila lire per un centinaio di km di autostrada austriaca - d'accordo, quella "fascetta" di territorio serve praticamente solo al transito tra l'Italia e la Germania... per cui mi pare giusto che chiedano un "contributo".

All'andata noi non l'abbiamo pagato, sinceramente ignari della cosa. Al ritorno neppure lo abbiamo pagato e... ZACK! la polizia austriaca ferma, nell'ultima stazione di servizio prima dell'Italia, a notte fonda, tutte le auto per un (rapido) controllo. 160mila lire di multa.

Mangiare: certo, roba buona. Ma spendere 25-30 marchi a testa per una bistecca, un po' di patatine e una birra... non siamo al livello delle pizzerie di queste parti...

Insomma, "andare al CeBIT" è stato un lusso che dubito seriamente ci si possa concedere facilmente.


Uno dei tizi che ho contattato al CeBIT (un israeliano) mi ha mandato un paio di appassionate pagine di fax, sperando che io voglia comprare il suo potente software che costa l'equivalente di una quindicina di milioni di lire italiane... :-)


1) Device Bay.

Sarebbe l'evoluzione definitiva dello "slot di espansione". Un misto tra uno slot e un kit per hard disk estraibile. Con l'elettronica intorno per poter inserire e togliere una periferica anche a computer acceso (con tanto di generazione di apposito interrupt per segnalare al sistema operativo che tale periferica è o non è più disponibile). Al CeBIT dicevano che è la più colossale invenzione degli ultimi dieci anni in ambito PC. Chissà come andrà a finire.

2) Porte USB.

Giurano che è il futuro di una marea di apparecchiature, e in effetti la trovata è intelligente. Sa tanto di una porta seriale con elettronica semplicissima (5V) e connettore ultraridotto. Non è inusuale un PC con un paio di USB a bordo. La cosa curiosa però è che finora li sento solo "equipaggiati" di porte USB, mentre il mercato delle periferiche collegabili alla USB pare stenti a decollare...

3) Connettori tastiere.

Nel 1997, giurano quelli della Cherry, il mercato delle tastiere dava un totale di 50%/50% riguardo i connettori (metà DIN, metà mini-DIN), aspettandosi per il 1998 una salita al 70% per i minidin, alla faccia della porta USB (che dunque per le tastiere decollerebbe tra non meno di un paio d'anni...?).


Cioè, se una macchina nasce per farci usare CE, allora non ci sono grandissime speranze di riuscita di impiantarci un altro sistema operativo (per quanto buono può essere quest'ultimo).

La cosa che dovrebbe far riflettere è il fatto che quei "cosi" rispettano tondo tondo lo standard di Winzozz: sprecare risorse.

L'unico noto palmtop senza Winzozz CE (con un RISC a 18 MHz e sistema operativo proprietario), fa davvero faville... peccato che neppure quello sia totalmente programmabile.

È per questi motivi che io, ogni volta che vedo un nuovo arnese del genere, "sogno" di trovarci nella scatola, al posto delle mefitiche istruzioni su come usare la portentosa (?) agenda telefonica interna, un bel manuale del programmatore... :-)


È una megaditta che finanzia solo tre giorni di CeBIT :-)

Il guaio è che dal lunedì successivo avevamo gente "importante" che ci (li) veniva a trovare... è la solita storia.

Il cliente di turno ieri parlava come se noi lavorassimo 24h/24 anche durante le feste di Pasqua - mentre lui stasera o domattina sarebbe partito per una settimana di ferie... e al ritorno pretende di trovare tutto pronto ;-)


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