Mi è stato portato un cadavere di Olivetti Echos P100D, con lettore CD esterno su porta parallela e alimentatore interno autonomo (incredibile ma vero), un Pentium 100, tecnologia di oltre dieci anni fa.

All'accensione lo schermo è totalmente giallo. Provo allora con un monitor esterno, e vedo che esce almeno la scritta "Phoenix Bios..." ma si blocca lì. Qualsiasi combinazione di tasti non dà segni di vita, tanto meno usando una tastiera esterna agganciata alla porta PS2.

Provo allora a togliere i banchi RAM aggiuntivi; stesso risultato. Tolgo anche l'hard disk, stesso risultato. Dunque il guasto è tra il processore e la motherboard (il bus, forse).

Ho infine la scriteriata idea di togliere il Pentium dallo zoccolo: facilissimo toglierlo, impossibile rimetterlo (per "forzare" il cassettino allo scatto occorre evidentemente un attrezzo particolare). Ovviamente all'accensione lo schermo resta nero.

Mi accorgo peraltro che il Pentium in questione è sporco di grasso, ma non si vede nessuna connessione con la lamiera di "raffreddamento" sottostante alla tastiera. Dunque qualcuno l'aveva già aperto (presumibilmente eliminando una ventola; non posso però giurare che nel P100D ci fosse mai stata), riuscendo a non rovinare il processore.

"Cadavere", dico al tizio che me lo ha portato, restituendogli i pezzi. "Te lo avevo detto", mi risponde, come se lo smontaggio e l'analisi l'avesse fatta lui.

Trattengo i due banchi RAM e il processore, li regalerò come souvenir anche se sono funzionanti. Anche la tastiera è carina, forse si può riutilizzare: ci vorrà un pomeriggio per "decodificare" il connettore a pettine.

L'hard disk è da 810 megabytes (0,8 giga, esatto: tecnologia del 1996), originale IBM, magari è ancora leggibile (basta un adattatore da 2.5" a 3.5"). La batteria è un bel gruppone di otto pile NiMH in serie, magari si può ancora riciclare (sempreché le pile non siano invecchiate).


Sosta in stazione

send e-mail