main index In giro si trova un discreto numero di risorse in italiano quanto al film Ghost in the Shell 2 - Innocence (in Italia conosciuto come "Ghost in the Shell: l'attacco dei cyborg") e quindi per le solite notizie potete cercare altrove.

Quella che intendo dare qui (e possibilmente in poche righe) è una chiave di lettura diversa dalla solita classificazione del film (che sì, in fondo in fondo è davvero un cyber-noir, e quindi già per questo potrebbe non piacere per niente anche al più accanito consumatore di cyber-storie).

Prima di tutto, avete letto quello che ho già scritto nella pagina su Ghost in the Shell - Stand Alone Complex? No? E allora cominciate a leggerla, perché altrimenti non potrete capire questa pagina.


Letta? no? non ancora? troppo lunga? tornate qui e riprendete da dove avevate cominciato a sbadigliare.


Allora, a questo punto devo assumere che volete a tutti i costi continuare. Pazienza. Vado avanti, a vostro rischio e pericolo.

Prima serie manga: "Ghost in the Shell". Il tema di fondo si può intuire, ma ha tutti i limiti del manga, e l'autore non ha ancora le idee chiare.

Primo film: "Ghost in the Shell (1)". Riprende diversi tratti del manga, e in qualche modo arriva troppo in fretta alla conclusione. L'autore della storia ha le idee un po' più chiare, ma non riesce a sintetizzarle in un solo film (ovviamente), anche a causa del fatto che ha voluto riprendere a tutti i costi il manga.

Serie di 26 episodi: "Ghost in the Shell: Stand Alone Complex". Potrebbe essere tranquillamente considerata un'opera autonoma. L'idea dell'autore, trasposta prima nel manga, e poi perfezionata col primo film, qui è esposta in una sintesi che sfiora la perfezione (al pari dell'animazione, del resto).

Secondo film: "Ghost in the Shell (2) - Innocence". L'autore si spinge ancora più avanti, fino alle estreme conseguenze che si potevano già intuire nel manga, ma con un'esposizione un po' più criptica perché è ormai una lezione riservata ai soli "iniziati".

Seconda serie di episodi (il seguito di "Stand Alone Complex"): attendiamo pazientemente di poterli vedere... anche questa dovrebbe essere più criptica e noir, come passaggio intermedio per gli "iniziati".

Terzo film: sarà la sintesi finale che preparerà la strada per chiarire definitivamente quel che passa davvero nella testa dell'autore.

Nota: solo leggendo più avanti in questa pagina si capirà perché per "autore" è da intendere non una sola testa pensante, ma una community e un suo humus.


Dunque, parliamo di Innocence.

Si basa su uno dei primi episodi della serie manga. Prima di vederlo, è consigliabile guardarsi l'inserto speciale (quello di 34 minuti, praticamente il video di tutta la colonna sonora) che contiene evidentemente le scene che volutamente non sono state inserite nel film. Se il film toglie il fiato, per la precisione dei disegni, il video sfiora davvero la perfezione artistica.

La storia già la sapete, e quindi non ve la racconto (per una volta tanto niente spoiler ahead!).

Nel manga era detto alla carlona. Nel primo film lo si lascia intuire, ma si fa un po' leva sul sentimentalismo - l'autore, del resto, da buon giapponese, sa far leva in modo magistrale sul senso di nostalgia, sulla solitudine, sulla stanchezza emotiva. E sull'invasione della tecnologia nella sfera delle emozioni.

Nella serie Stand Alone Complex c'è finalmente il modo e il tempo (in abbondanza: dieci ore e mezza abbondanti di animazione e di racconto lento e ragionato) di presentare la tesi, che cioè l'uomo e la macchina siano la stessa cosa, avendo come differenza solo il software (secondo lui, la versione informatica del concetto di anima).

Stante quella differenza, la capacità dell'uomo di produrre macchine sempre più intelligenti (gli AI - artificial intelligence engines - sono l'ultimo passo controllabile) porta alla definitiva competizione (sul piano della coscienza di sé) di uomini e macchine.

Con questo secondo film veniamo ad apprendere che il piano spirituale sarebbe nientemeno che... la rete. Se l'anima è un software, allora un qualunque luogo di accumulazione di dati (cioè, per eccellenza, la rete, l'internet) può ospitare un'anima.

Insomma, se non l'avete capito ancora, sto cercando di dire che l'autore della storia non sta più esponendo il suo pensiero, ma sta facendo opera di "evangelizzazione" di una forma religiosa, che per il solo fatto di essere nuova e di far leva sui sentimenti e sull'informatica (oltre che di essere presentata con una maestria colossale) avrà un certo successo.

La raffica di grandi citazioni letterarie e religiose sparsa nel film fa parte però del terzo punto (l'eleganza stilistica).

La nascita di questa "forma religiosa" è dovuta certamente ad un normalissimo fenomeno di autoinduzione. L'autore è particolarmente sensibile su un certo tema; comincia a fare ipotesi tanto affascinanti quanto impossibili da verificare; ad un certo punto, per un meccanismo psicologico ben noto, le ipotesi diventano tesi (più precisamente: assiomi - ci piace dar per scontato ciò che ci piace sognare) e l'intelligenza comincia ad elaborarne le conseguenze.

La possibilità di comunicare a molte persone e sul lungo periodo le proprie riflessioni, porta ad una cristallizzazione di tesi e ad un rigore (che chiameremmo "onestà intellettuale" se non fosse incrinato il punto di partenza) che, in proporzione al tempo e all'intelligenza investite, arriva a diventare un credo religioso (ricordatevi della premessa iniziale: si partiva da un'ipotesi tanto affascinante quanto illogica ed irragionevole - perciò la necessaria iniezione di sentimentalismo a confondere le acque!).

D'altronde, la storia umana è zeppa di forme religiose "autoinduttive" (mi si passi il termine), basti pensare ai ritualismi delle religioni tribali (e comunque uno dei casi più eclatanti è il soggettivismo protestante).

Fra parentesi, leggendo un'intervista all'autore, sono rimasto agghiacciato dal passaggi in cui dice di credere che: "...l'umanità ha raggiunto il suo limite... dovremmo espandere i nostri orizzonti e riflettere filosoficamente sulla vita a partire da una prospettiva più grande".

Il che conferma nel modo più plateale quanto ho finora affermato.

Ora magari posso divertirmi un po' ad ipotizzare alcuni possibili background per trarre, da dati che non ho, conclusioni che non posso proporre come immediatamente verificabili (altrimenti non sarebbe più "divertimento").

Il primo scenario è il più ovvio: quell'idea è già assolutamente diffusa ma non in modo sistematico e non in modo "popolare". Quanti hanno avuto a che fare con la produzione delle varie versioni anime e manga di Ghost in the Shell sarebbero d'accordo principalmente su un punto: che GitS è un ottimo strumento per "evangelizzare" un credo già alquanto diffuso, magari solo in cerchie molto ristrette, ma che hanno ben chiara la sete di bellezza di chi è ormai inondato di immagini per cui non riesce più a distinguere tra "bello" e "brutto" se non dagli estremi della possibile scala.

Questo meccanismo è stato alla base della diffusione - cito solo a titolo di esempio - dei numerosi gnosticismi di tutti i tempi (dalle epoche antiche fino alla contemporanea). Un'opera artistica che sia "vettore" di un particolare messaggio, infatti, sarà necessariamente prodotta in modo da essere leggibile "a strati", cioè a seconda dell'intelligenza e della sensibilità del fruitore premetterà un livello più o meno largo di comprensione del messaggio, lasciando sufficiente curiosità perché resti quel desiderio di fare il passo successivo. Sia Innocence che Stand Alone Complex seguono questo schema.

Il bluff di questo metodo sta nel fatto che, nell'apparente intento di esaltare il puro rigore razionale/informatico, si ricorre al più sporco ed infantile dei trucchetti: si fa leva sul sentimentalismo, sulla nostalgia, sull'emozione, sul "non capisco ma ti seguo, perché mi sembra poetico". Di apparenza poetica, capite? Apparenza! Per ottenere lo scopo è necessario fare un passaggio iniziale attraverso una menzogna. È il punto in cui l'autore ha mentito a sé stesso e inesorabilmente mente ai suoi fan/discepoli: per una debolezza comune a tutti gli uomini (ricordate il modo di dire "ci piace credere più a ciò che desideriamo che alla realtà"), quelle che erano ipotesi fantascientifiche (dunque sempre inquinate da un generico fantas-) cominciano a diventare ipotesi di lavoro, cioè - prima o poi - assiomi indiscutibili... indiscutibili di fatto, non di diritto, poiché dopo aver accettato un intero impianto mentale, è difficile tirarsi indietro (ah, la pigrizia!) di fronte all'ipotesi che venga smontato uno degli assiomi di partenza (scusate quest'ultimo gioco di parole, ma era necessario).

Secondo scenario, un filino meno probabile: la "generazione spontanea" (solo apparentemente spontanea). Proviamo ad immaginare che le idee, apparentemente senza un padre unico, siano entrate in circolo da più fonti, e siano state amplificate da altri meccanismi. Insomma, quello che è avvenuto per la religione ufologica così stabilmente presente nel Pantheon contemporaneo: la diffusione di massa delle storielle "fantascientifiche" negli anni Venti ha indotto il fenomeno dei "visionari", il che ha indotto un mercato, il che a sua volta (circolo vizioso) ha "potenziato" il fenomeno fino a farlo diventare una forma religiosa con una propria identità, la quale a sua volta ingenera il mercato della fantascienza (con gran gioia dei visionari).

A questo punto, o qualcuno ne raccoglie l'eredità (e rientreremmo nel primo scenario, avendo però stavolta cura di sottolineare che in questo caso i direttori d'orchestra sanno bene di mentire per "indurre" il fenomeno), oppure il fenomeno si catalizza sull'humus più promettente. E quale miglior "base" per una credenza del genere che non certa mentalità giapponese, orfana di tutto, orfana di una religione, orfana di un orgoglio concreto di popolo e di tradizione, orfana dei propri sentimenti e quindi nostalgica e solitudinaria fino all'eccesso?


Ho altre considerazioni da fare, ma aspetto prima che qualcuno mi scriva se ha motivi seri per condividere o meno quanto sopra...


Batou

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