continua (next page) main index Ci sono altre cose che son venute fuori nel frattempo, per fortuna non tutto è perduto, quest'area funziona ancora, e per chi da fine agosto aspettava altre puntate di questa telenovela, eccovi qua un ghiotto aggiornamento.

Ultimamente (n.b.: si tratta di tempo fa!) è stata organizzata la solita cena annuale della megaditta. Dal momento che paga il megadirettore megagalattico (non ci crederete ma è vero), corriamo sempre tutti quanti. Infatti erano più di due anni (dall'ultima volta che la megaditta era in attivo, presumibilmente :-) che non si faceva.

The end of the story. The company closed, and I got another job.

Ebbene, dopo averci per mesi promesso un pranzo luculliano, una grande abbuffata in stile "il ricco Epulone", un banchetto pantagruelico che avrebbe fatto rabbrividire i pranzi da quaranta portate dello scia' di Persia (ma non ricordo quale scia'), veniamo una quindicina di noi, praticamente tutta la megaditta, più due estranei, i responsabili XXX della XXX, quella che fa i XXX, che una volta ci stavano creando problemi di svenimento perché eravamo andati ad una riunione con loro alle 12:30, praticamente ora di pranzo, ed avevamo una fame da lupi, e quel posto sembrava la sagra delle tentazioni della gola... ebbene, dopo averci promesso per mesi un pranzo da "meglio panza che schiatta, che roba che resta", andiamo avanti con una serie di "assaggini" (il diminutivo era tutt'altro che fuori luogo) che alla fine ci lasciarono con una fame praticamente doppia (nota: quando io sono sotto tensione, io mangio più di un branco di piranha).

Avremmo divorato le gambe dei tavoli, se solo avessimo avuto un po' di sale. Beh, pazienza, non si può avere tutto dalla ditta, pardon, dalla vita. I due clienti, in "cena di lavoro", avevano gli occhi fuori dalle orbite dalla fame, e trattenevano a stento imprecazioni in aramaico ed altre quarantadue lingue da tempo scomparse.

Bene, prima di uscire da quell'ameno localino, dove c'era anche una banda di tedesconi al limite dell'ubriachezza molesta - e che noi in ogni caso invidiavamo perché si erano abbuffati come maiali di quelli che vengono nutriti con tante cose buone perché dopo ci devono fare dei prosciutti di prima qualità - vi racconterò di una piccola discussione che ho avuto con XXX, il programmatore che lavorava prima di me nel 19XX alla megaditta e che io sostituii quando lui si licenziò (o si fece licenziare? boh? mai capito).

Circumvesuviana Il tizio era iscritto a informatica a XXX, e se la cavava pure abbastanza bene. Abbandonò informatica e si mise a lavorare da solo. Tempo fa si iscrisse a teologia a Roma. Gli chiesi come mai avesse abbandonato informatica, pensavo che non avesse la forza di studiare. Niente, si era scocciato, voleva guadagnare. Fin qui niente di clamoroso. Il clamoroso viene quando si è iscritto a Teologia. Gli chiedo come era andata. "Beh, ho rifiutato 28/30 all'esame di XXX, volevo 30". Poi abbandonò anche quella facoltà, per sposarsi. Conobbe una ragazza e dopo diciannove giorni si sono sposati.

Ebbene, gli mancava pure la patente. A XXX anni uno senza patente è proprio una frana. Infatti stavamo tornando a casa dopo la cena di cui sopra, eravamo in una 126 più scassata di quanto un povero napoletano di provincia possa immaginare. Pioveva a dirotto.

Dietro, XXX (è il cognome, occhio), e l'ingegner XXX (un gran XXX!), probabilmente già in pensione ma che ancora ha forza, voglia e tempo di fare il consulente per la megaditta.

Davanti, alla guida, il figlio (estasiato dai miei complimenti perché lui era riuscito a vedere il Monsters of Rock e io no :-), gli avrei dato un 15-16 anni, però guidava lui, beh, che dire? Se la cavava. Ed ovviamente io.

NON SI VEDEVA NIENTE!!

Una cosa incredibile, pioveva manco fosse un nuovo diluvio universale. Il tizio per fortuna aveva buonsenso ed andava come una lumaca. Improvvisamente si ferma (non di colpo altrimenti chissà dove saremmo "scivolati", pareva di stare su un hovercraft su un fiume in piena, tant'acqua che c'era).

Un decimo di secondo dopo si sente un PATACRACK! Un ciclomotore "", con a bordo padre e figlio (entrambi senza casco), aveva tentato di evitare la 126 e metteva la "freccia" (sporgeva il braccio) per girare al semaforo un paio di centinaia di metri più avanti, ed invece scivolarono rovinosamente (forse perché il braccio aveva avanzato troppo il baricentro) - a quella velocità avremmo raggiunto entrambi il semaforo per il mattino dopo, quindi vi lascio immaginare la tempestività dell'azione.

I tizi si rialzano e si accostano sotto un portico a contare i danni, e mentre noi ripartiamo, ci fanno segno di fermarci. Due carabinieri intervengono a vedere cos'era successo.

La 126 non era stata neppure toccata, al "" era rimasto un pedale storto. I carabinieri perdono qualche attimo coi due tizi in motorino, che dopo un minuto di imprecazioni ripartono (non erano riusciti a darci la colpa, e poi non si può dire "il motorino non funziona" se il pedale è un po' storto :-).

I carabinieri fanno, con voce glaciale: "documenti". In quell'attimo l'ingegner XXX cambia colore.Circumvesuviana

Vico Equense: guardando verso Sorrento SENZA DOCUMENTI!!!!!!!!!!!!!!! La 126 era sprovvista di documenti e l'ingegneraccio vecchietto aveva solo spiegazioni filosofiche (ma dubito che i caramba avrebbero capito la spiegazione "ma Dio ce l'ha data così, senza documenti, non ci avevano mai fermato" :-).

Il figlio, alla guida, pure senza patente né documenti. Il padre pure senza documenti, se si esclude una carta d'identità non valida (non si capisce se scaduta, se mancante di qualcosa, se strappata etc). E pure XXX senza patente. Infine il sottoscritto.

Tiro fuori al momento giusto la mia patente giusta, e quel carabiniere me la fa cascare a terra in una pozzanghera (nella "lózza"!!) rovinandomela irrimediabilmente (ce l'ho sempre avuta senza custodia, da 5 anni pare nuova, nuovissima, neppure un millimetro quadrato sporco o piegato o rovinato, ed un carabiniere sotto una pioggia battente che me la lascia cadere nella me... nella melma!).

Ferrovie dello Stato I carabinieri invece di farci passare una notte al fresco come meritavamo, incredibilmente se ne escono con un "potete andare, basta che guidi lui" indicando ovviamente me, detto "l'Asso del Raccordo Anulare", "il Pantofola D'Oro dell'Acceleratore", "il Fulmine della Via Emilia". Ovviamente vi ho risparmiato una lunghissima discussione a base di "perché lui non ha la patente" e "perché la macchina è senza documenti": ci avranno ripetuto quelle domande una cinquantina di volte a testa, ogni volta con una risposta diversa e sempre meno plausibile. Alla fine devono essersi scocciati e ci hanno lasciato andare (posso negare l'intera storia: forse hanno riconosciuto personalmente uno degli altri tre che erano in macchina con me. O forse, chissà...).

Dopo 100 metri, alla prima a destra, ho accostato e ho ceduto la guida ad XXX perché io con le 126 proprio non ci sono abituato. Sapete com'è, avendo guidato sempre macchine grosse e potenti (Volvo 244, Prisma TD, etc) non sono abituato a queste carriole!

Vi risparmio anche la lunga sequela sull'acqua, ne ho vista più io quella sera che tutti voi durante un decennio di stagioni delle piogge.

Un particolare però della serata non posso risparmiarvelo. Il megaboss che diceva "Io vorrei significare questa serata..." - segue discorso fitto di buone intenzioni, che comincia a perdersi, a divincolarsi, a cambiare direzione, per finire in uno schema elettrico di un nuovo apparato, alla ricerca del blocco appunti perduto, mentre quei tedesconi si abbuffavano come pozzi senza fondo e noi contavamo gli otto o dieci gnocchi a testa (dieci ai più fortunati).

Il giorno dopo, nella megaditta decimata (dai mal di pancia per aver mangiato troppo la sera prima? ;-), c'è stato un lunghissimo battibecco tra il sottoscritto e la segretaria "amministrativa" sul numero di giorni e di ore lavorate. Poi quando sono riuscito a dirle che non mi servivano soldi stavolta, che non stavo a batter cassa, ho visto un sorriso di quelli da manifesto elettorale americano e si è placata...! Elicottero Agusta A109-Power appena decollato

Ma la storia non finisce qui, prima o poi, come la Treccani, vi piazzo un altro volume di aggiornamento, e chi s'è visto s'è visto.


E invece la storiella che ho raccontato finisce proprio qui.

Il giorno dopo, caso forse unico di tutte le volte che ho lavorato da Roma in su, mi liberai ad ora di pranzo ed andai a trovare Caterina.

Dopo non molto tempo, la MegaDitta chiuse i battenti, ed io cominciai a lavorare da libero professionista a sud di Roma. Ma questo ve lo racconto nella prossima pagina.


Sul Gran Sasso

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