continua (next page) main index Carissimi, stavolta vi racconto delle macchine della megaditta. Come al solito, TUTTO VERO!!

La Lancia Prisma TD. Pochissime missioni; una volta, mentre guidavo io, al sommo della sfiga, sterzando sentii un "CRACK!!!" all'altezza della scatola dello sterzo. Era partito "il braccetto dell'ammortizzatore", o qualcosa di simile. Praticamente hanno dovuto buttarla (era troppo sinistrata per investire soldi per recuperarla). Peccato, è stata forse l'unica macchina presentabile (interni fatti decentemente, sempre abbastanza pulita, etc etc).

Here I describe the cars of one of the company where I worked some years ago.

La Volvo 244. Questa è stata la macchina che abbiamo usato di più. Macchina? È un camion: sia per capienza del bagagliaio, sia per rumore, sia per consumi, sia per costo autostradale, sia per peso, etc etc. Di colore marronaceo (praticamente color cacca), fu acquistata pochi giorni dopo aver buttato la Prisma di cui sopra, e tanto per fare un po' di rodaggio, ci facemmo una megamissione a Perugia io e il megaboss giusto dieci minuti dopo l'acquisto, da un meccanico di pochi scrupoli che ci confessò di non aver scaricato il contachilometri (all'epoca era sui sessantamila e passa; in futuro era destinato a triplicare).

Aveva l'aria condizionata. Purtroppo il megaboss era un fissatone dell'aria condizionata, la usava anche d'inverno, per cui quella fu una ragione ben valida per acquistare una simile bara ambulante.

Ed infatti l'aria condizionata non ha mai funzionato come si deve. D'estate ci metteva una vita a rinfrescarci, d'inverno ci metteva mezzo secondo a congelarci. In più - cosa decisamente tragica - c'era un buco ad altezza "mezza tibia" del passeggero avanti (non lato guida). Quindi o ci si sedeva in posizione ultra-storta (ma non era mai abbastanza storta) o ci si rassegnava al rischio di crepare assiderati ed in compenso alla sicurezza di trovarsi le gambe congelate. Ricordo numerosi battibecchi tra me, er Paolino ed Arf su chi si doveva sedere davanti. Tu, no tu, no lui e poi tu, etc etc.

In autostrada... Beveva, beveva come una disperata. Quando il gasolio costava ancora intorno alle XXX lire al litro, non bastavano XXX lire per il tratto Roma-Milano in autostrada. Figuratevi oggi. Una volta tornando da Perugia, un pomeriggio di non ricordo che giorno della settimana, trovammo uno a uno tutti i benzinai chiusi. La spia della benzina si accese con violenza. Continuammo ad andare avanti. Il megaboss, alla guida, non accennava a mettere il modo ECO (ECOlogico ed ECOnomico, cioè andare a folle in discesa, accelerare il minimo possibile, guidare con massimo occhio al risparmio, etc etc). La spia della riserva passò a "riserva nera", cioè oramai a momenti ci rimanevamo a piedi. Il megaboss nervosissimo cominciava ad accelerare violentemente per arrivare "più presto" al benzinaio più vicino. Accelerava e frenava, anche in discesa. Volle il cielo che trovammo un benzinaio aperto, e quella volta rimase storica per quella macchina in quanto il serbatoio era più vuoto del mio portafogli.

In compenso camminava. Infatti non correva. Era una 2383cc diesel, 5 cilindri. Potevate accelerare come volete, fare giochi con la frizione, ma a sgommare in partenza non c'è mai riuscito nessuno. In particolare in una macchina "normale", affondare di colpo tutto l'acceleratore fa sobbalzare la macchina in avanti (o quantomeno "sentite" il botto che avete dato pigiando sul chiodo). Con la 244 GLE invece no. Affondare tutto il pedale significava solo fare più rumore: la velocità rimaneva la stessa. Per raggiungere una velocità a tre cifre (100km/h) c'era da lavorare di acceleratore in una maniera paurosa. Ho fatto un'esperienza di guida su quella macchina che non potete immaginare. Curve ottimizzate, frenate risparmiate, accelerazioni calcolate. Ora guido bene e ho una guida abbastanza tranquilla ed economica nonché ottime capacità di guida sportiva anche su macchine poco dotate. Beh, come vedete è servito anche a qualcosa... ma non serviva sull'autostrada, quando un XXX vi lampeggia dietro e per farlo passare dovete cambiare corsia e rallentare. La frase più ripetuta era: "arrrgh, proprio ora che sfioravo i 120 !!".

Canon Missae ad usum Episcoporum Ovviamente facevamo a gara a chi la stirava di più. Io sono arrivato fino a 150, di notte, su tre corsie, tre di noi in macchina e bagagliaio pieno, ma come già detto quel cassone ambulante faceva la stessa velocità sia con me solo [e a stomaco vuoto] dentro, sia con 5 persone con armi e bagagli. Una volta Arf raggiunse quasi i 160 ma era arrivato velocissimo (140km/h) su una discesa che pareva lunga chilometri. Tutte queste cifre rigorosamente a tachimetro, del quale nessuno di noi ha mai avuto dubbi sul fatto che fosse starato almeno per il 20-25%, quindi i 160 di cui sopra saranno stati sì e no 120 km/h reali. Infatti non si capiva come mai procedendo a 120 di media, i 590km del "casello-casello" Roma-Milano non siamo mai riusciti a farli in "non troppo oltre le cinque ore" pause escluse (infatti, sempre sei ore sfondate, pause escluse).

Il megaboss voleva sempre guidare, non si fidava di noi. Lui sulla quarantina, noi sulla ventina, si sentiva un po' come il padre coi figli, i figli ovviamente sono pericolosi e non hanno esperienza, e allora vuole guidare lui. Ha commesso tante di quelle infrazioni che vendere l'intera ditta basterebbe a pagare un decimo delle multe che merita (sono pronto a negare quest'affermazione). L'infrazione commessa di meno è eccesso di velocità (posso negare pure questa: col tachimetro così starato e con quella macchina, è impossibile realizzare un "eccesso di velocità" legalmente rilevabile!), in quanto come già detto sopra per far andare veloce quel cassone da morto ci voleva un disperato gioco di guida da veri perfezionisti, da pantofola d'oro dell'acceleratore - quest'ultimo è uno dei miei soprannomi ;-) perché sono riuscito a farmi il tratto appenninico alla media di XXX km/h, e con quel baraccone metallico di color XXX stagionata è un triplo record mondiale.

Lo Spectrum, il più colossale computer mai visto negli anni ottanta Il megaboss aveva un gran difettaccio, presumibilmente di origine psicologica. Di tanto in tanto staccava violentemente il piede dall'acceleratore, e noi in macchina avvertivamo un colpo pauroso. Infatti non riuscivamo mai a dormire in macchina quando guidava lui, anche se ci eravamo alzati alle 6, viaggiato e quindi lavorato per tutta la giornata come dei muli, ed erano le due di notte del giorno successivo. Inutile a dirsi, tale guida comportava ovvia tragica riduzione della velocità media, mostruosi consumi a causa degli affondi all'acceleratore per ricuperare velocità (che ovviamente facevano solo che svuotare il serbatoio e far fare più rumore ["BRAAAAAMMMM!!"] al motore), etc etc.

Il... turista! Facevamo di tutto per guidare noi. Ed appena guidava uno di noi era finalmente la pace più assoluta. Accelerazioni e frenate stracalcolate, traiettorie ottimizzate, praticamente niente vibrazioni o contraccolpi avanti e indietro. Io, modestamente, ero il migliore di tutti. Riuscivo a farli addormentare nella maniera più plateale. Malgrado il megaboss avesse un esaurimento nervoso senza precedenti (posso negare anche quest'affermazione!), dormiva come un ghiro, per risvegliarsi improvvisamente senza motivo e dirmi "guida piano, stai attento, occhio alle curve, non azzardare sorpassi", manco fosse XXX (anzi...! almeno XXX 'sto vizio l'ha perso!).

Come detto sopra, faceva degli "stacchi" assurdi all'acceleratore, per poi riaccelerare fino a riprendere velocità. Ne faceva di media uno ogni 30 secondi. Una volta scrissi un programma sulla mia calcolatrice programmabile, l'Organiser, per cronometrarlo. Nell'arco di un'ora raccolsi una quantità di dati incredibile: tra due "stacchi" passava un periodo dagli 11 ai 48 secondi, e gli "stacchi" erano più frequenti quando il suo cervello elaborava dettagli tecnici (ovvero, quando pensava alla validità delle nostre affermazioni un attimo dopo che eravamo riusciti a contraddirlo). Fu stupito perfino lui da tanta precisione... :-). Però giustificava sempre il fatto come una "necessità di stare al di sotto dei 110 km/h", visto che lui "non guardava mai il tachimetro", allora "per sicurezza rallenta subito"... mai scusa fu più balzana ;-).

A forza di guidare come un pazzo, una volta sfondò uno dei cilindri, e non ho mai capito perché, ma gli venne quattro milioni e duecento (!) la riparazione totale del motore. Beh, finalmente si rese conto che dopotutto era meglio guidare in modo più umano... la media degli "stacchi" si abbassò ad una ogni 45-50 secondi, ed a volte per parecchi minuti non "staccava"!!! Fu una piccola vittoria, per noi...

Pubblicità di alcuni computer di inizio anni ottanta Ah, quasi dimenticavo. La Volvo aveva delle casse acustiche di una marca mai sentita nominare, con l'etichetta staccata (mica come qui, che comprano le Pioneer e poi ci incollano nastro adesivo sulla scritta Pioneer per paura che i ladri sfondino il vetro e se le rubino!). Le casse ovviamente cascavano dal loro alloggio, ad ogni frenata. Una cassa normale è 20-20000 Hertz: quelle erano tipo "banda telefonica ristretta", cioè 100-2500 Hertz, ma incredibilmente riuscivano a produrre un fruscìo che nemmeno il mio stereo Amstrad (stereo da camera con potenza di 2,5 watt RMS di picco - due virgola cinque watt di picco!) riesce a tirar fuori.

La Volvo fu poi massacrata da un incidente con una 127 - sì, ho detto una "Fiat Centoventisette"!. Un tizio, che arrivava a tutta birra durante una serata di pioggia, da una curva nei pressi della megaditta, andò a beccare in pieno l'angolo posteriore destro della macchina (che era parcheggiata). Mi hanno detto che il danno fu tale che l'assicurazione sborsò milionate senza protestare. La 244 era lì, parcheggiata, con quella "sfondatura" dietro. Non si sa come, il tizio della 127 riuscì perfino a squagliarsela (con la 127 appena sinistrata!). Si vocifera però che uno degli operai che stavano lavorando lì a pittare il palazzo prese il numero di targa e lo segnalò al megaboss, e si vocifera anche - ancora senza indizi affidabili - che il megaboss abbia pagato questa spiata offrendo un caffè a tutta la banda degli operai (30 caffè... una volta erano 30 denari d'argento ;-).

Infine ci fu un altro incidente, molto dubbio, in quanto a bordo c'era solo il megaboss, e la macchina è sparita del tutto - probabilmente portata subito da uno sfasciamacchine perché non c'era più nulla da fare. Peccato, rimarrà sempre nei nostri ricordi. Compagna di mille avventure ma soprattutto compagna di vari miliardi di DISavventure!!! Ancora di tanto in tanto fantastichiamo, facciamo a chi inventa l'incidente più assurdo che davvero possa ridurre un'intera Volvo 244 in condizioni tali da rendere inutile qualsiasi tentativo di ricupero ;-).

Altre macchine? C'era la Ritmo Diesel: interni praticamente distrutti, ma il motore ancora reggeva in piedi, e dunque via per le megamissioni di Click here for index page. poco conto, quando non serviva una macchina di rappresentanza (e cioè, secondo il boss, praticamente MAI). Chissà che fine ha fatto.

Poi c'era la Austin Metro del nipote del megaboss. Quella è la macchina più odiosa mai inventata sulla faccia della terra, ed ora vi spiego. Innanzitutto è una macchina praticamente senza frizione. Potete provare a cambiare marcia con la massima delicatezza possibile, ma lo "sbalzo" si sente sempre. Eppure la frizione, a detta del nipote e di XXX, era ancora abbastanza nuova. Inoltre (arrgh!) la spia della riserva non si accendeva. Una volta, partiti quattro di noi per una missione Roma-Roma, guidavo io, notai che la lancetta della riserva era a "riserva nera", ma la spia non era accesa. Dissi "dovremmo mettere un deca di benzina altrimenti qui si rimane a piedi". Arf mi rispose "ma no, non ti preoccupare, che finché non si accende la spia stiamo a posto", e F. confermò.

NON FINÌ LA FRASE!!!

Dieci metri dopo il motore si spengeva. Nel traffico, in discesa, in ora di punta, tentai disperatamente di riaccendere. Niente da fare. Eravamo a secco su tutta la linea. Quel XXX del nipote del megaboss ci aveva lasciato la macchina con due gocce e uno sputino nel carburatore (nonché vuoto pneumatico nel serbatoio) e per di più con la spia della riserva praticamente inesistente!

Un articolo sul linguaggio Logo... quando si pensava che stesse per sfondare! Miracolosamente sfruttai una decina di metri di discesa per arrivare al benzinaio più vicino (ancora una volta lassù Qualcuno mi diede una mano) e mettemmo finalmente questo deca (un "deca" == dieci "sacchi") di benzina, risollevando la lancetta di quel tanto che basta per farci stare tranquilli. Ovviamente anche il carburatore era vuoto, e mentre da dietro imprecavano come turchi, io massacravo la batteria con la macchina che faceva "coff-coff!".

Il mio inconscio fece in modo da vendicarmi di quanto avevo subìto. Tempo dopo mi beccai una multa per divieto di sosta nel modo più plateale (posso negare quest'affermazione: non è certo che la multa sia stata davvero dovuta a quanto segue, visto che sono venuto a conoscenza di questi eventi tempo DOPO!). Guidavo io, lasciai la macchina per pochi centimetri sulle strisce pedonali dicendo a F. "tanto tra qualche minuto scende A. a riprenderla, mica passano i vigili? Il megaboss lascia sempre la Volvo in doppia o tripla fila e finora non ha mai beccato una multa...".

NON FINÌ LA FRASE!!!

XXX, cinque minuti dopo (posso negare: "cinque minuti" non è una mia misurazione, era passato del tempo e non posso essere certo che la macchina stesse ancora lì!), ci trova tanto di megamulta e torna su a XXXrmi (tanto la multa da lì non ce la toglie più nessuno) e a dirmi "ma come, non sapevi che quella è targata Napoli e che i vigili di qua solo le macchine targate Roma non toccano?!!" ;-).

Beh, la multa se la beccò il nipotastro in questione, io ho ancora la coscienza pulita (sia pure "in dubio pro reo") perché la mia prima multa non l'ho ancora beccata (in dubio, PRO REO!) - diamine, quella mica era la macchina della ditta, mica la macchina di XXX! e poi sono stato costretto da loro ad usarla, e poi la multa era ingiusta perché invadevo pochi centimetri delle strisce pedonali ed infine non c'erano posti nel raggio di chilometri e noi dovevamo pure scaricare le attrezzature ed infine faceva un caldo bestiale! (tutto questo sempre partendo dal mio scrupolo di coscienza del parcheggio sulle strisce; ma il racconto degli eventi appare costruito su ricordi visibilmente confusi!).


Esposta alla stazione Anagnina della metropolitana di Roma.

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