main index Dicembre 2008: sono stato a Milano per lavoro. Era da tempo che una MegaDitta non mi spediva dal MegaCliente in aereo.

Sono partito di giovedì sera. Sono arrivato in aeroporto verso le 17, il volo era alle 18. Il check-in è stato supersonico e... futuristico (avevo il cosiddetto "biglietto elettronico", cioè non avevo niente in mano, non ricordavo neppure il codice della prenotazione). Ho dato la mia carta d'identità all'addetta. Mi ha chiesto: "volo?" Ed io: "sessantotto cinquantasette". Era l'unica cosa che ricordavo al momento (volo AP6857 della Air One). La signorina non chiede altro e mi stampa il biglietto (finalmente non più "elettronico") e posso avviarmi ai varchi. Al contrario del check-in, ai varchi c'era una folla allucinante.

La prima volta che avevo viaggiato in aereo a spese di una MegaDitta per andare da un MegaCliente fu nel 1991, non ricordo più se con un DC9 o con un MD80. Ricordo però che non ci facevano certo attraversare a piedi la pista fino all'aereo. Stavolta stavo infatti passando distrattamente sotto la turboventola sinistra.

Viaggiare a quest'ora della sera, dopo il tramonto, è sempre come la prima volta: se c'è un po' di visibilità, non riesci più a staccare la testa dal finestrino. Nel buio, spiccano le luci delle città, si vede un panorama assolutamente unico. E quando l'aereo arriva in quota, lo spettacolo continua ed è ancora più emozionante.

Una certa Ilaria, comandante dell'A320, ci comunica che siamo a a 9300 metri di altezza. Cielo limpido, si vede l'Adriatico dall'altro lato della penisola italiana. Procediamo a 0,78 Mach (cioè 930 chilometri orari).

Scendo a Linate e prendo un taxi per andare verso il centro di Milano, zona Portello: ho la sfortuna di beccare un tassinaro particolarmente loquace ed un leggero traffico che fa prendere il volo anche al tassametro. Quando il tassinaro mi scarica a destinazione, di fronte all'ingresso dell'albergo, è una vera batosta (per la MegaDitta): trentasette euro e settanta centesimi, cioè più di un viaggio in treno Napoli-Milano!

Avendo già speso una valanga di soldi di taxi (questa è la scusa ufficiale), verso le 20:30 mi infilo in un pub "irlandese" che avevo adocchiato nei dintorni dell'albergo, a quell'ora semivuoto. Arredato con gusto, musica di vent'anni fa (mi accoglie un bel remix di Enjoy the silence), ma... ahi-ahi. "Ostessa carina, conto salato", come dice il proverbio. Ordino una O'Hara's, birra scura con un sapore inconfondibile, corredata da un panino caldo e una interessante piadina alla Nutella e rum.

La birra merita parecchio, e farò pure il bis (paga la MegaDitta: e dopotutto non si lamenteranno di uno scontrino di 17,50 euro di cui dieci euro di birra: in una pizzeria o ristorante avrei speso certamente più di 17,50). Incredibilmente, il conto non è salato. Comicamente, lo scontrino parla di "bar-tabacchi" anziché "pub". Nell'andare via scopro che c'è finalmente qualche cliente, e la mia cravatta stona parecchio con le capigliature e i volti dei clienti.

Finalmente in albergo. Era da un pezzo che non venivo spedito in alberghi di fascia medio-alta. Ai bei tempi (cioè ancora l'anno scorso) si andava tutti al Meeting di Rimini, in cinque in una stanza ordinariamente stretta già se si è in due. L'ultima volta, con tre colleghi, in una stanza in cui i quattro letti lasciavano appena appena lo spazio per camminare.

Qui invece era tutto di lusso. Toilette enorme, camera colossale. Il gabinetto sembrava una sedia, un trono: alto, massiccio, serioso. Sul comodino, il cavetto ethernet per navigare. A pagamento, naturalmente: chiedere la password in reception, altrimenti niente navigazione - quattro euro per navigare senza limiti 24 ore. Suppongo un'autenticazione tipo Chillispot, ma magari è qualcosa di più banale e perciò potrebbe essere sufficiente fare un po' di tcpdump per capire come navigare usando la password di qualcun altro. Ma non sono in vena, e non ho neppure necessità (grazie al cellulare Brionvega N7010 da cinquanta euro usato come modem potrei navigare in HSDPA, altro che l'ADSL 640 dell'albergo). E con quello certamente non sarei monitorabile da altri smanettoni eventualmente presenti nelle altre camere...

L'albergo è proprio lussuoso: offre una ricca TV con filmetti porno (a 5,20 euro ciascuno) e filmetti normali. Oggi, tra telefonini, notebook, chiavette internet, lettori MP3 e altre astruserie portatili, davvero non c'è bisogno di simili residui dell'anteguerra. E poi non riesco ad immaginare un manager in giacca e cravatta e Blackberry di qualche MegaDitta (e ancor meno un semplice dipendente) che al mattino, nel pagare il conto, si sente dire dall'albergatore (ad alta voce, distratto, incurante della presenza di altra gente): "...più cinque euro e venti centesimi per il film Le Porno Casalinghe Porno Studentesse..."

Il frigobar dell'albergo è fornito di vari arnesi. Uno spumantino o una grappa, cinque euro (bottiglina minuscola). Una birretta viene 3,50 euro (meglio spenderne cinque nel pub "bar-tabacchi" dall'altro lato della strada: almeno è una O'Hara's). Eludere il frigobar è stato utile: la colazione, il mattino dopo, sarà di quelle lussuose, da provocare un coma diabetico.

La radio in ufficio. La radio in albergo. La radio al pub/bar. La radio nel taxi. La filodiffusione ovunque, specialmente in stazione ed in aeroporto. TV e radio dappertutto. Metto gli auricolari per ascoltare la "mia" musica, e non le bagattelle pubblicitarie trasmesse ovunque. Ma non sempre basta.

Arrivo dal MegaCliente. Già la reception è un ambiente fantascientifico, con poltroncine che costeranno ognuna più di un paio di miei stipendi. La segretaria (elegantissima) mi guarda di sbieco perchè avevo appuntamento alle nove e invece sono arrivato alle 8:51... questi son proprio milanesi: o spacchi il minuto, oppure hanno da ridire.

Prima delle nove, il MegaCliente ha già sul tavolino della sala d'attesa i giornali più famosi: perfino il Financial Times del giorno stesso. Ne approfitto per sfogliarlo, non tanto per sentirmi "manager", ma per il gusto di leggere le notizie che per qualche strano motivo non arrivano mai in Italia, neppure sul Sole 24 Ore.

Al termine della giornata ho ancora un'oretta utile prima di andare a prendere l'aereo per il ritorno. Faccio un giretto in galleria, completamente inutile. Faccio un giretto nel duomo di Milano, bellissimo, da impallidire.

Sono convinto che certa arte cristiana abbia un fascino assolutamente unico anche per certi anticlericali, che devono compiere un discreto sforzo di volontà per resistervi. Il duomo è costruito in modo da toglierti il fiato, da lasciarti a bocca aperta, sia fuori (tranne che per la bruttura del traffico cittadino e delle strutture per i lavori di restauro), sia dentro (nonostante certe "aggiunte" fastidiose, come i fari per l'illuminazione e il chioschetto di vendita souvenir).

Una scena che mi è venuta in mente sono le colonne altissime che si vedevano nel regno sotterraneo (nel "fu" regno) di chissà chi, in una sequenza del primo film del Signore degli Anelli. Per realizzare quella scena, qualcuno (forse lo stesso Tolkien) avrà certamente avuto presente l'architettura del duomo di Milano o di qualche chiesa simile (se esiste). È proprio il caso in cui "le pietre parlano".

Rieccomi all'aeroporto di Linate. Moderno, ampio, illuminatissimo. In compenso le latrine puzzano come quelle delle stazioni ferroviarie. Il tassinaro mi scarica ad un ingresso che dà proprio di fronte alla cappella dell'aeroporto: incuriosito, vi entro.

La cappella di Linate è qualcosa di stomachevole (per dire il meno). Arredamento pacchiano, stile "asino in mezzo ai suoni". Abuso di colori e forme da far sembrare anemico e sciatto perfino il barocco più spinto. Immagini e oggettistica veramente orripilanti, che rendono fastidiose anche le immagini sacre (e magari l'effetto era voluto). Lo spazio più sacro (il tabernacolo) è ancor peggio. Quella cappella è un vero pugno nello stomaco, ma di quelli forti: figuratevi per uno come me che neanche un'ora prima ciondolava nel duomo di Milano restando a bocca aperta nell'ammirare - per esempio - quelle famiglie di statue nei punti medio-alti dell'enorme colonnato (e non avevo avuto modo di entrare nella cripta).

Probabilmente, in futuro, suggerirei ugualmente un "percorso" del genere. Per capire cosa significa maestosità, cosa significa "arte", basta prima una visitina silenziosa al duomo (che parlino le pietre!) e poi una visitina silenziosa alla cappella di Linate (lo so che in giro c'è probabilmente di peggio, però quella di Linate si presta assai bene al confronto). Così, se uno è onesto, vede che differenza c'è tra una architettura che dà l'impressione di maestosità e solennità, e un'altra architettura che dà impressione di voler imbottire quanti più colori e forme possibili in quanto meno spazio è possibile. Nella cappella dell'aeroporto di Linate lo scopo sembra quello di voler distrarre, non quello di lasciar pregare, ad onta degli aeroportuali e dei passeggeri che l'hanno finanziata e fatta aprire vent'anni fa.

Ma è inutile lamentarsi: l'architettura religiosa moderna è tutta fatta così, induce alla distrazione e al disagio, non certo alla preghiera.


Rieccomi a bordo, di nuovo un Airbus A320-200.

Durante il viaggio vengono offerti un succo di frutta e un pacchetto di biscotti: si tratta dei Crumiri della Bistefani, in una confezione da tre (tre biscotti, totale ventisette grammi), asciuttissimi. Avevo una fame che avrei mangiato un intero bisonte arrosto, e i Crumiri mi hanno stimolato ulteriormente l'appetito. Ma ormai eravamo in volo e per placare la fame non potevo certo addentare i generosi polpacci delle due giovani signorine sedute alla mia destra.

Sono infatti seduto di nuovo al finestrino, e non riesco a staccarmene: le città e le strade che si susseguono di sotto, le chiazze di luce e qualche nuvoletta apparentemente colorata dalle luci provenienti dal basso. Uno spettacolo unico, le stesse sensazioni della sera prima. È difficile abituarsi a qualcosa del genere. Vien voglia di volare in aereo solo quasi solo per questo.

Per il decollo è bastata poca pista; contando le luci di terra, ho stimato meno di 450-500 metri dal momento della partenza allo staccarsi totalmente dal suolo.

L'A320 sembra meno "efficiente" dell'MD80 (che aveva un angolo di salita più marcato), ma penso che ciò sia dovuto al tenere comodi i passeggeri e risparmiare un po' di carburante.

Nel decollare, le luci della città si facevano via via più "lente". Ad un certo punto i fari delle auto non si distinguevano più (sembrava un solo puntino luminoso). Un po' più su, e le auto cominciavano a muoversi assai più lentamente. Ancora più su, e i puntini luminosi sembravano quasi fermi, mentre le strade diventavano un unico fascio di luce. Era sorprendente vedere quanto geometriche fossero le strade di diverse città: sembravano tagliarle come una torta...

Durante il volo mi mordo i gomiti per non aver portato GPS e fotocamera digitale (il ridicolo divieto di usare computer durante il volo è stato parzialmente attenuato: basta non utilizzare i lettori CD/DVD... eppure i sistemi dell'aereo sono talmente "blindati" da resistere a interferenze enormemente maggiori!) Cercavo perciò di identificare "a memoria" le città che stavamo sorvolando, meravigliandomi che ci siano dei passeggeri seduti al finestrino che non facevano altro che sonnecchiare o leggere un giornale.

Nella fase del decollo mi accorgo che l'aereo è inclinato, pare quasi di stare sulla funicolare. Ho trascurato di allacciare le cinture sia all'andata che al ritorno, per poter affacciarmi al finestrino senza fare acrobazie. Quando c'era qualche nuvoletta, annotavo sul cellulare qualche ricordo (che è stato poi aggiornato e riversato in questa pagina).

L'A320 ha un allestimento da autobus da turismo, niente male per una classe "Economy" (29 file da 3+3 posti a sedere). Ottimamente insonorizzato, meno rumoroso di un comune traghetto.

Purtroppo a bordo c'era "inquinamento luminoso": troppa luce, che si rifletteva sui finestrini e rendeva arduo guardare fuori (le file di neon venivano spente solo durante il decollo e durante l'atterraggio). Tanta luce è buona solo per chi vuole leggere.

L'aereo era anche equipaggiato con dei monitor da 6" per ogni passeggero (sono io che stimo siano da sei pollici, non ho altre indicazioni) ed un lettore di schede magnetiche (badge) evidentemente per "vendere" servizi. Non c'erano però né connessioni per cuffie, né tasti o altri strumenti di controllo. Assumendo che display e badge reader pesino 500 grammi, concorreranno per soli novanta chili al peso totale dell'aereo (che a vuoto pesa 46 tonnellate, e a pieno carico sfiora le 77). Direi che è meglio avere novanta chili di materiale inutile in meno e novanta chili di carburante in più (dopotutto, come si dice in ambiente aeronautico, "l'unico momento in cui hai veramente «troppo carburante» a bordo di un aereo, è quando c'è un incendio").

"Ladies and Gentlemen": i messaggi erano preregistrati da voci femminili annoiate e velocissime nel ripetere la cantilena obbligatoria (così come gli esercizi ginnici per spiegare come si usa il salvagente e come si raggiungono le vie d'uscita).

Finalmente siamo in fase di atterraggio: comincio di nuovo a distinguere i fari delle auto e... avverto l'attrito provocato dal carrello (siamo ancora in volo!) L'atterraggio a Linate della comandante Ilaria era stato decisamente più morbido di quello del suo collega maschio al ritorno: quest'ultimo ha pure zigzagato sulla pista.


Foto scattata col cellulare!

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