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A "modern architecture" church in southern Italy.
Questa sotto è una chiesetta calabrese di recente costruzione; per delicatezza mi rifiuto di far sapere esattamente dove si trova.

Ho scritto di getto queste poche righe nel momento immediatamente successivo allo scatto delle foto, per cui nel frattempo potrei aver cambiato idea (anche perché, dall'alto della mia ignoranza in materia, potrei essere caduto leggermente più in basso). Però nel frattempo lascio questa pagina così com'è, a Click here for my "Photo Gallery" documentare un disagio che dubito sia soltanto mio di questo momento.

Fino a pochi decenni fa le chiese cattoliche avevano pianta approssimativamente a croce o quadrata. Da pochi decenni a questa parte l'architettura religiosa ha subìto una vera rivoluzione (per dire il meno): perdita del nesso tra il significante e il significato, smarrito il senso estetico, riduzione dell'arte a discorso su sé stessa (e quindi necessitante di un intermediario, cioè del critico capace di interpretarla e "spiegarla", perché ai "non esperti" il messaggio - se c'è - resta criptico), etc.

Significativo (e preoccupante) il titolo della scorsa biennale di architettura di Venezia (2000), "Less aesthetics, more ethics": "più etica, meno estetica", vale a dire che l'estetica stessa è ormai caduta in secondo piano, per cui ti guarderanno come troglodita se osi immaginare ancora un edificio bello e funzionale...
(parentesi: quel titolo non puzza solo di kantiano, ma ben rappresenta tutti i filoni di pensiero per i quali la bellezza non avrebbe a che fare con l'esperienza: ossia, la bellezza sarebbe un fatto soggettivo, per cui la realtà non avrebbe nulla da insegnare... semplicemente orrendo!!!)Click here for my "Photo Gallery"

La chiesetta di qui sotto, come è possibile notare dalle due immagini più grandi, ha una forma che ricorda vagamente una conchiglia tagliata di traverso.

Ho deciso questo piccolo reportage fotografico solo perché presenta una curiosa particolarità che la rende sinceramente "fuori dagli schemi" (inteso non nel senso ecclesialese-parrocchiardo del termine), "fuori dagli schemi" di certa architettura religiosa contemporanea: il tabernacolo è infatti sorprendentemente in posizione centrale, proprio di spalle all'altare, mentre la sede dei celebranti è spostata di lato.

La sorpresa consiste nel fatto che in pressoché tutte le chiese contemporanee è stata centrata la "sede" dislocando altrove (talvolta il più lontano possibile dalla sede, per esempio in una cappella secondaria) il tabernacolo, contrariamente a secoli e secoli di architettura cattolica. A ciò viene in genere addotta come giustificazione un'interpretazione del Concilio Vaticano II (o forse successiva; purtroppo al momento non sono affatto documentato) che, nel proporre la nuova immagine del sacerdote come colui che "presiede l'assemblea", ha avuto fra le conseguenze (davvero arduo sperarle involontarie) la sua riduzione a una sorta di "direttore d'orchestra".

Per farla breve, la centralità del sacramento - inteso, dal popolo che guarda il sacerdote e il tabernacolo, soprattutto nel concreto legame fisico tra materia e soprannaturale - viene sostituita dalla centralità del celebrante, il cui compito per questo stesso motivo diventa più difficile poiché un sacerdote che non sia un "trascinatore", fors'anche senza sua colpa, in questo assetto lascerebbe gran spazio ad uno dei viziClick here for helicopters! più idolatri che si possano immaginare: l'assemblea che celebra sé stessa.

Torniamo alla chiesetta di queste immagini. In un primissimo momento ne ero stato colpito positivamente ed attraversavo continuamente con lo sguardo l'interno da una parte all'altra. La posizione dell'altare e del tabernacolo mi fa pensare che difficilmente sia intervenuta una modifica in corso d'opera rispetto ad un ipotetico progetto originale obbediente a canoni "moderni" poco fa descritti. Lo spazio dietro l'altare è infatti drasticamente ridotto dallo spazio occupato dalla parte centrale, e non vi sarebbe posto per una sede "centrale" Click here for... il Capobanda! e sarebbe stato perlomeno comico disporre altrove anche il tabernacolo (anche se in alcune chiese di recentissima costruzione se ne son viste davvero di tutti i colori). Insomma, la chiesetta è stata pensata proprio in questo modo, su imposizione del committente.

Nella foto dall'esterno, è possibile vedere la forma a "sfogliatella" della chiesetta, da cui però si nota la curiosa assenza del crocifisso in cima. Passando alla seconda immagine grande alla fine di questa pagina, vediamo l'interno con un buon numero di finestre e vetrate colorate - non molto originali, per la verità, ma neppure troppo "rumorose" (almeno ai miei occhi). Altro dettaglio curioso: la croce, centrale e disposta molto sopra il tabernacolo, è decisamente piccola (se paragonata alla statua sulla destra).

Al di là della statua sulla destra e della croce, non sono presenti altre immagini (neppure la classica serie della Via Crucis): la struttura si fa guardare continuamente, non lascia spazio alla concentrazione.

L'altare poggia su una base un po' stramba (ma anche questa è de gustibus...). È possibile intravedere (notevole!) l'altare "a muro" a ridosso del tabernacolo, sempre di forma di frazione di corona circolare. Si vedono poi quasi tutti i banchi, per un totale di 96 posti a sedere, ognuno con un cuscino sull'inginocchiatoio: anche quest'ultimo è una sorpresa, a giudicare dal fatto che nelle chiese cosiddette "moderne" lo spazio per inginocchiarsi è in genere del tutto assente (esatto: anche qualche cuscino fa teologia!!).
Comincio a sospettare che nella progettazione abbiano lavorato non solo esperti di architettura religiosa...!

Qualche ultima osservazione. La disposizione "tonda" dei banchi, come già detto sopra, suggerisce in contemporanea sacerdote e sacramento, ma a causa della forma cilindrica della chiesetta (attorno a cui "ruotano" i banchi), l'attenzione tende a "ruotare" a sua volta: la differenza si nota se si hanno presenti quegli absidi curvi verso l'interno (anziché verso l'esterno come in questo caso).


Ebbene sì, mi è arrivato un commento a quanto scritto sopra. Da una email che ho ricevuto da un'architetto, a proposito di questa pagina:

...concordo con lei se certa architettura moderna, o per meglio dire contemporanea, provoca disagio e non gradevolezza.
Le assicuro che è difficile, ma c'è anche chi progetta senza neppure conoscere le "esigenze" di un luogo di culto; questa chiesa farebbe inorridire qualsiasi liturgista. Ma ciò che vorrei dirle e che mi ripeto continuamente è che l'estetica è di fatto un fattore etico, che ci riguarda tutti, e che l'architettura appartiene a chi la vive, per questo non ci sono ignoranti in materia. Sto progettando una chiesa ...e la ringrazio d'avermi fatto vedere cosa non fare.

Ho risposto, ma non ho avuto più notizie. Brevemente però riassumerei qui, senza voler scendere troppo in dettagli filosofici:

  1. si fa presto a dire "bellezza" (slogan e discorsi sulla bellezza: per carità, BASTA!): quand'è che una chiesa è davvero architettura religiosa e non piuttosto sperimentazione architettonica? un esempio è San Lorenzo Maggiore a Napoli;

  2. purtroppo molti dei cosiddetti "liturgisti" (ed "esperti" di architettura religiosa) spesso non hanno ben chiare le cosiddette "esigenze" del culto (e neppure i concetti più elementari del catechismo), ma solo certe mode (sarei in grado di testimoniare diversi episodi a conferma, ma preferisco tacere): l'ultimo vero grande architetto cattolico è lo spagnolo Gaudì; negli ultimi cinquant'anni la massima espressione dell'architettura è nella costruzione di una banca, non nella costruzione di una chiesa;

  3. non concordo sull'estetica come "fattore etico", perché la contrapposizione tra "etica" ad "estetica", come indicato all'inizio di questa pagina, non mi convince molto. Se conta più l'etica che l'estetica, allora la bellezza non ha nulla da insegnare (il che ultimamente puzza troppo di soggettivismo, di qualunque sfumatura: Kant, Gadamer, Rorty, Hegel, Baumgarten...);

  4. mi sembra fosse di Paul Claudel l'affermazione secondo cui nei secoli "...il senso estetico della Chiesa corrisponde alla coscienza che essa ha di sé" (e della sua missione, aggiungerei io);

  5. consiglio infine "Cattolico, cioè artista", del grande Davide Rondoni, introduzione alla raccolta di racconti "La schiena di Parker" (BUR Rizzoli) di Flannery O'Connor.

  6. "L'accusa più grave contro il mondo moderno è la sua architettura" (Nicolás Gómez-Dávila).

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