Nei primissimi anni dell'introduzione della carta di credito in Italia, un giovane ingegnere elettronico si presentò ad un direttore di banca per mostrargli un corposo dossier di vulnerabilità del loro sistema, che aveva scritto a partire da ciò che aveva letto in giro sulla tecnologia utilizzata per i Bancomat (da notare che l'internet non c'era ancora).

"Non chiedo un premio; vi dico solo che se non prendete immediatamente provvedimenti, molti altri più bravi di me e meno onesti di me potrebbero approfittarne". Il direttore, scettico, congedò il giovane ingegnere rifiutando il dossier, a stento trattenendo una risata.

Poche settimane dopo i telegiornali annunciavano la prima colossale truffa Bancomat in Italia.

Con le carte d'identità elettroniche, con i passaporti elettronici, con i sistemi di riconoscimento basati su biometria e RFID, si sta commettendo in questi anni lo stesso errore: dispiegare tanta tecnologia... per poi criptare in modo poverissimo (o per niente affatto) le transazioni.


Il tunnel tra Meta e Seiano

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