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These are Birillo (in black), Trofimena (the philosopher butterfly) and Rocco (the stOOOOOpid mouse), and how they died.
Eh, purtroppo anche questa pagina prima o poi doveva essere scritta!

Nella foto qui a lato vediamo Birillo, il coleottero un po' mandrillo, lungo una decina di centimetri (clamoroso: quasi quanto le sue corna pieghevoli!). Era già in fin di vita per il caldo, in una torrida mattina estiva del 2002, tra le frasche su un costone che affaccia sul mare a Vico Equense, per cui, impreparato e costernato, se ne stava lì fermo in attesa che qualcuno gli desse il colpo di grazia. Invece si ritrovò con una bella doccia fredda (seconda immagine: sfocata, poiché il sottoscritto mentre con la mano sinistra gli vuotava addosso il secchio, con la destra contemporaneamente fotografava), che per qualche altro minutino gli diede un supplemento di refrigerio e di meditazione prima dell'imminente fine. R.I.P.

Birillo, il coleottero un po' mandrillo Più sotto vediamo anche Trofimena, la farfalla filosofa, che pure si era data tanta pena durante la sua vita per capire ogni cosa, evitando però sistematicamente di riconoscere ciò che di più semplice ed evidente aveva davanti agli occhi. Quanta fatica degna di miglior causa...!

Una doccia per Birillo lo spaventacommilitoni Nella glaciale immagine in basso vediamo Rocco, il sorcio sciocco, tragicamente crepato per avvelenamento in una notte di inizio estate: il suo cadavere affiorò dalle tenebre una calda domenica mattina nel Vico Starza a Castellammare di Stabia).

Rocco non era un topolino qualsiasi, di quelli neri neri e poco più grandi di un pollice, che si fanno inseguire dai gatti saltellanti (per poi finire improvvisamente i loro giorni come manicaretto sulla tavola di qualche arguto felino): Rocco era un bonaccione, era un topone tanto grosso quanto pacioccone.

Trofimena, la farfalla filosofa Non scherzo: sarà stato lungo una ventina di centimetri (se però contiamo anche la coda, raddoppiamo), eppure è bastato il solito mix di schifezze ingurgitate il sabato sera (più un pizzico di gustosissimo veleno per topi, per la gioia degli animalisti) a ridurlo in quello stato.

A giudicare dalla foglia di limone (secca e amara) che Rocco ha istintivamente tentato di mangiare per tentare di frenare il processo di avvelenamento (reso evidente dalle labbra violacee), nell'autopsia si suggerisce che il veleno doveva essere contenuto in qualcosa di dolce ed umido.


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