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Some notes about gun-toys and true guns...
La pistola si chiama così perché i primi modelli di arma corta utilizzabile con una sola mano (questa la definizione esatta di "pistola") furono progettati e costruiti in Italia, a... Pistoia.

Il motivo di un successo più che secolare di questo tipo di armi è dovuto a diversi fattori, principalmente:

Ovviamente non basta scegliere la pistola, ma occorre scegliere anche le munizioni più appropriate (quasi tutte le pistole possono usare proiettili di diversi tipi).

Ecco una breve (ed incompleta) classificazione, con i termini equivalenti americani (da notare che gun letteralmente significa genericamente "arma"):

Funzionamento delle rivoltelle: c'è il classico tamburo rotante (revolver) che contiene le cartucce (i proiettili), tipicamente da cinque a dieci. Talvolta le sentiamo chiamare "Colt", la marca americana più famosa, che le produce senza sostanziali variazioni da oltre centotrent'anni! (a dire il vero, dopo la seconda guerra mondiale avrebbero voluto smettere, ma i film western hanno creato nuovamente un mercato di appassionati).

La meccanica di un revolver è relativamente semplice e quindi, stando a quel che si dice in giro, alla lunga soffrirebbe meno problemi (inceppamento, usura dei pezzi, etc) di una pistola moderna dalla meccanica assai più complessa, anche con proiettili di grosso calibro (come i "Magnum": la Smith & Wesson mod.29 - con canna da sei pollici e mezzo - dell'ispettore Callaghan usa appunto sei pallottole calibro .44 Magnum).

La pistola giocattolo fotografata qui sotto è un revolver con una meccanica assai prossima a quella delle prime Colt: tirando il grilletto, una molla porta in tensione il "cane" (il martelletto), che una volta rilasciato (quando il grilletto è arrivato a fine corsa) andrà a picchiare sulla cartuccia facendo esplodere la polvere da sparo. Nel caso della pistola giocattolo, il funzionamento termina con questa esplosione; in un revolver vero, l'effetto dello scoppio avrebbe lanciato la pallottola attraverso la canna verso l'esterno.

Spesso di una pistola si parla degli "stili" di funzionamento, detti "azione singola" ed "azione doppia" (single/double action).

"Azione singola" significa che la pistola, dopo aver sparato un colpo, non muove nessuna parte meccanica. Le primissime pistole avevano tutte questo limite (per preparare la pistola per il successivo sparo occorreva agire manualmente), limite che è stato però conservato come possibilità di molte pistole di produzione recente (per lo più per utilizzo sportivo) perché con meno parti in movimento la precisione migliora.

"Azione doppia" significa che la forza usata per premere il grilletto viene sfruttata anche per avanzare il tamburo alla prima cartuccia (dopodiché il rinculo armerà il "cane" per i colpi successivi). La pistola giocattolo fotografata qui sotto ha sull'ingranaggio che tira la molla un dente che fa ruotare il revolver prima che il martelletto del cane colpisca la cartuccia (un giocattolo per essere realistico deve permettere di fare quel che si vede nei film western, dove sparano a più non posso, facendo dimenticare agli spettatori che a suo tempo il tamburo poteva a stento ospitare più di cinque o sei pallottole, e il tempo per ricaricare non era certo di uno o due secondi...).

Fra parentesi, la forza da applicare col dito sul grilletto su un'arma ad "azione doppia" è per l'appunto almeno il doppio di una ad "azione singola" (su queste ultime occorre una pressione di uno o due chilogrammi, sulle altre occorre una pressione da due a cinque chili e mezzo!). Sulla pistola giocattolo qui sotto stimerei comunque meno di mezzo chilo sul grilletto.

Poi ci sono le pistole "semi-automatiche". Queste hanno la caratteristica di sfruttare la forza del rinculo del proiettile appena sparato per preparare allo sparo il proiettile successivo.

Anche le "semi-automatiche" si differenziano in "azione singola" ed "azione doppia" (molte pistole prevedono entrambi i modi di funzionamento). Su quelle ad azione singola, quando si mette un nuovo caricatore (magazine), per portare il primo proiettile in canna occorre agire manualmente, di solito tirare avanti e indietro il carrello (slide). Su quelle ad azione doppia, dopo aver messo il caricatore, la prima volta che si preme il grilletto si farà più forza (perché sfrutta la forza usata anche per caricare il proiettile in canna), mentre per sparare i colpi successivi sarà richiesta meno forza (in quanto preparati dal precedente "sparo").


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Web www.alfonsomartone.itb.it

Nota bene: nei film e in TV si vede l'eroe e l'antieroe di turno che sparano con dei pistoloni maneggiandoli come se fossero pistole ad acqua.

C'è un film recente in cui due neri imbranati minacciano un killer professionista. Quest'ultimo si accorge della scritta "replica" sulle loro pistole (chissà come: magie della telepatia) e si vanta della scritta "Desert Eagle punto cinque zero" impressa sulla propria pistola.

Ma a ben guardare, la sua "Desert Eagle" è una versione ridotta. La vera Desert Eagle, di produzione israeliana, è un cannone a forma di pistola. Ha un rinculo da far raddrizzare la torre di Pisa (a onor del vero mi dicono che è possibile usarla con una sola mano), e il killer in questione la maneggia con una sola mano, col braccio disteso e riposato, come se fosse una pistola ad acqua. Quindi spara un totale di otto colpi, contando sul fatto che gli spettatori del film ignorino che tale pistola usa proiettili .50AE, cioè calibro cinquanta, che fra l'altro pesano poco più di cinquanta grammi l'uno, e un caricatore ne contiene solo sette (e quindi in assetto da combattimento, cioè con un colpo già in canna e un caricatore intero dentro, avrebbe avuto a disposizione non più di otto colpi... ah, dimenticavo: in quest'ultimo caso la pistola e tutto il resto peserà sui due chili e trecento, quindi non proprio un giocattolino da infilare nella cinghia dei pantaloni). Infine, si tratta di una pistola utile sulle lunghe distanze (anche centinaia di metri): sputa fuori i proiettili calibro 50 (più grossi dei Magnum .44 sopracitati) a 920 metri al secondo (1650 joule di uscita); tenete conto che una Beretta Elite spara fuori dei 9mm Parabellum a 380m/s con 600 joule.


Nella foto qui sotto, in ordine sparso: un "tappo" per il doppino ethernet, un coprocessore matematico IIT 3C87/40 del 1988, la tarta-razzo, la Colt giocattolo con il simbolo del cavallo sull'impugnatura, la testa pazza gracchiante e la tromba a peretta, la chiave inglese in miniatura, e sulla sinistra il wheel-mouse e la tastiera.

Qualcuno mi ha timidamente chieso: "ma non ti vergogni di mettere on-line una foto di una pistola così graffiata?". Ed io ho risposto: "macché! è bello vedere che quella pistola è «vissuta», chissà a quante sparatorie avrà partecipato!".

Infatti ho imperversato a lungo con quella pistola. Una volta, nella cosiddetta "sala comune", inscenammo addirittura un agguato (l'idea ovviamente fu mia): con le sciarpe arrotolate sul viso (come i cow-boy durante una tempesta di sabbia) e tenendo fermo il polso (sempre come i cow-boy dei film western) come se quel giocattolino avesse davvero un po' di rinculo...! :-) Raramente mi sono divertito tanto!

Alcuni giocattoli che popolano la mia scrivania...

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